Pif ha fatto ridere dell'orrore e svelato i segreti più scomodi: ecco come e dove
Non solo attore: Pif è noto anche come regista e nei suoi 4 film ha raccontato i segreti scomodi del nostro paese in un modo del tutto inedito
C’è un filo rosso che lega le pellicole di Pierfrancesco Diliberto, che il pubblico italiano conosce come Pif, ed è la capacità di raccontare con un’ironia candida temi molto seri e importanti. Lo ha dimostrato in tutte e quattro le pellicole delle quali ha curato la regia, e nei quali ha affrontato tematiche come la mafia, la guerra, la fede e la tecnologia.
Pif racconta mafia e guerra al cinema: l’esordio alla regia che ha dato il via al suo successo
Partiamo dal celebre film La mafia uccide solo d’estate, del 2013, che segna l’esordio alla regia di Pif. Si tratta di un film in cui la piaga di Cosa Nostra a Palermo non viene raccontata con i toni cupi del noir o del poliziesco, ma attraverso gli occhi di un bambino, Arturo. Un mezzo attraverso il quale Pif riesce a far ridere dei boss ma senza mai mancare di rispetto alle vittime. Il film riesce a dare della commedia uno strumento di memoria storica necessario per le nuove generazioni, assumendo spesso toni paradossali.
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Entra nel canale WhatsAppIl secondo film che vede Pif alla regia è In guerra per amore, del 2016. Qui l’attore e regista torna ancora più indietro nel tempo, arrivando allo sbarco degli Alleati in Sicilia nel 1943 e raccontando come, per vincere la guerra contro il fascismo, gli Stati Uniti abbiano scelto di scendere a patti con i boss locali. Nel film, Pif stesso interpreta Arturo Giammarresi, il protagonista innamorato di Flora che, per conquistarla, decide di tornare in Sicilia per chiedere la sua mano al padre e finisce per arruolarsi con gli americani. Qui, la risata qui si fa amara, quasi satirica, e porta ancora una volta a riflettere alle condizioni del nostro paese.
Dalla Fede all’isolamento tecnologico: gli ultimi film di Pif
Arriviamo così a Momenti di trascurabile felicità, film del 2019, tratto dai libri di Francesco Piccolo, in cui Pif interpreta Paolo, un uomo che muore e ottiene un breve "bonus" di tempo per tornare sulla Terra e sistemare le sue pendenze. Il tono, in questa pellicola, cambia, ma non l’attenzione a temi importanti, in questo caso la Fede. La regia di Pif si fa più intima e cerca di raccontare quelle piccole contraddizioni quotidiane della fede e della spiritualità. Non c’è la denuncia sociale dei primi due film, ma una riflessione profonda sull’importanza del tempo.
E noi come stronzi rimanemmo a guardare è l’ultimo film, in ordine di tempo, diretto da Pif. In questo caso, il tema su cui fonda tutto è la tecnologia, visto che il suo protagonista perde il lavoro a causa di un algoritmo e finisce a fare il rider per una multinazionale. Attraverso questa storia, il regista mira a dare rilevanza a temi delicati e attuali come la schiavitù digitale e l’isolamento tecnologico, e anche se ironia e sarcasmo non mancano, è questo, probabilmente, il suo film più cinico.
