Pierfrancesco Favino e quel dettaglio che lo ha reso unico in Romanzo Criminale: il segreto del successo
C’è un aspetto che nel film del 2005 sembrava marginale, ma che invece mostra come Favino lavori maniacalmente su tutti i suoi personaggi

Prima che Francesco Montanari lo trasformasse in un’icona televisiva, il Libanese aveva un altro volto. Quello di Pierfrancesco Favino, che nel 2005 nel film di Romanzo Criminale gli aveva dato un modo di parlare che ti restava addosso: una voce bassa, ruvida, con un romanesco che sembrava arrivare direttamente dalla strada. Con il Libanese si è capito per la prima volta quanto Favino costruisca i personaggi partendo dalla voce e dagli accenti, come se fossero la loro struttura portante: una scelta che definisce subito l’attore, molto più di qualsiasi dettaglio estetico.
Il Libanese, Buscetta, Craxi: quando gli accenti cambiano la faccia ai personaggi
Dopo Romanzo Criminale, Favino ha iniziato a switchare accenti come se fossero scarpe. Ogni personaggio da lui interpretato ha il suo modo di parlare, e quel modo di parlare lo rende unico. Ne Il traditore (2019) la voce di Buscetta porta dentro Palermo, Rio, gli anni passati a scappare. Ha un ritmo che si sposta a seconda dell’interlocutore ed è un mix tra siciliano e brasiliano. In Padrenostro (2020) l’accento calabrese affiora nei momenti più intimi, come un ricordo che torna a galla quando il personaggio abbassa le difese. In Comandante (2023) il napoletano del comandante Salvatore Todaro è asciutto, disciplinato, modellato dalla vita militare. In Hammamet (2020) le parole di Bettino Craxi sono scandite più neutre e lente, pesanti, come se ogni frase dovesse attraversare un corpo che non regge più come una volta. E poi c’è Moschettieri del re – La penultima missione (2018), dove Favino gioca con un accento francese volutamente "sbagliato" per conferirgli un tono da commedia.
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Entra nel canale WhatsAppIl culto internazionale di Romanzo Criminale e il caso francese
C’è un aspetto che spesso dimentichiamo: in Italia se diciamo Romanzo Criminale pensiamo soprattutto alla serie TV, ma il film ha viaggiato molto più di quanto pensiamo. All’estero è arrivato quasi ovunque, ma in Francia ha trovato una seconda vita. Lì è stato accolto come uno dei titoli italiani migliori dell’epoca, spesso inserito nelle rassegne dedicate al polar europeo e programmato nei cineclub che recuperano i cult degli anni Duemila. Riviste come Cahiers du Cinéma e Positif ne parlarono con rispetto, soprattutto per la compattezza del cast e per la costruzione dei personaggi.
Quando il film ricompare in questi contesti, il Libanese in particolare viene ricordato per la sua presenza scenica e per il lavoro di Favino sul personaggio, che all’estero è sempre stato letto come uno degli elementi più forti del film. Un aspetto curioso perché in Italia, di solito, l’attenzione si concentra su altri aspetti (lo sguardo, la postura, la tensione) mentre fuori – paradossalmente – si notano più facilmente la voce e l’accento.
