“Piccolo Miracolo”: la favola metropolitana con Greta Scarano e Marco D’Amore ha un gran cuore ma qualche cliché di troppo. La recensione
Esce giovedì 25 giugno al cinema il nuovo film diretto da Guido Chiesa con una coppia di grandi protagonisti immersi in una storia d'amore e in uno scontro di mondi

E’ in uscita giovedì 25 giugno nelle sale "Piccolo Miracolo", la commedia romantica diretta da Guido Chiesa, prodotto da Edoardo Leo, che vede (bravissimi) protagonisti Greta Scarano e Marco D’Amore. Insieme a loro nel cast ci sono anche: Giorgio Colangeli, Mariangela D’Abbraccio, Gianmarco Tognazzi e Francesca Antonelli. che vuole essere la classica favola metropolitana con in più un messaggio inclusivo, ma con qualche stereotipo di troppo.
Il rampollo e la ragazza di periferia non vedente
La storia è quella di Davide Lancia, un ricco figlio di papà, rampollo di una famiglia di costruttori romani che a 40 anni non ha ancora mai combinato nulla che non fosse il godersi la vita con i soldi del padre (interpretato da Giorgio Colangeli) che vuole metterlo alla prova affidandogli la ristrutturazione di una palazzina nella periferia romana, con l’intenzione di farne un condominio di lusso. A mettere i bastoni fra le ruote ai potenti Lancia è l’unica inquilina della palazzina, determinata a non lasciare il suo appartamento.
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Entra nel canale WhatsAppUrsula, interpretata da Greta Scarano, è una giovane non vedente che dentro la sua casa ha il suo mondo: ne conosce ogni centimetro, vi si muove con agilità, trova tutto all’istante, si sente protetta e sicura. Lasciare quell’appartamento, per lei, non è un’opzione. Quando il giovane e rampante lancia, con gli operai già al lavoro, arriva sul posto per convincere Ursula a sloggiare si trova davanti a qualcosa che non rientrava nei suoi piani. Non solo una giovane donna forte e indipendente nonostante la disabilità, ma anche tutto il suo mondo. Lancia infatti, arrivato con le peggiori intenzioni, per un fortuito caso si ritrova in una posizione privilegiata di osservatore (nascosto) della realtà di Ursula e, in poco tempo, se ne innamora, riuscendo anche a frequentarla spacciandosi per chi non è. Un amore che trasforma il cuore e lo sguardo di Lancia pronto a mettersi davvero in gioco con tutto se stesso e andando contro tutti, a iniziare dal padre e in generale dal suo mondo per conquistare la giovane non vedente.
Un "Piccolo Miracolo" che fa sognare per la storia d’amore, ma con qualche stereotipo di troppo
"Piccolo Miracolo" di Guido Chiesa vuole essere una favola con elementi forti di riflessione sociale, sia attraverso la disabilità che Ursula affronta come una leonessa, sia per il contrasto sempre presente tra il mondo privilegiato dei Lancia e quello dell’estrema periferia tra palazzi scrostati, servizi che latitano, ragazzi difficili ma anche una grande vitalità e solidarietà umana, di cui la giovane protagonista è una perfetta rappresentante. Marco D’Amore e, ancor di più, Greta Scarano sono bravissimi, così come lo sono diversi interpreti di personaggi minori come Gianmarco Tognazzi che recita nei panni di un uomo che, persa la sua piccola ditta per la concorrenza della grande ditta di Lancia padre si è perso per un po’ anche per strada nella vita, o anche Giorgio Colangeli, un Lancia senior che è il vero villain della storia, perfetto nella sua grettezza e prepotenza. Dal punto di vista interpretativo dunque, il film funziona benissimo. L’altro elemento che il pubblico amerà di questa commedia romantica è la gentilezza del tono del racconto, la delicatezza con cui entra nella psicologia dei personaggi e con cui ne scava le vicende personali. Un tocco che contribuisce all’empatia che lo spettatore sviluppa praticamente subito con i protagonisti.
C’è poi, molto ben maneggiato, il tema centrale dello sguardo, e forse questo è il vero elemento potente del film: tutto passa per lo sguardo, quello tolto a Ursula dalla disabilità e quello che Davide cambia completamente sulla vita, grazie all’incontro con lei. Un tema sviluppato benissimo nel momento in cui il rampante imprenditore si infila nella vita della ragazza senza fare nulla solo osservandone ogni minimo dettaglio. E’ questo uno dei momenti più poetici e riusciti del film di Chiesa.
Come accennato però, questa favola metropolitana pecca del ricorso a un po’ troppi cliché, non solo e non tanto nel raccontare la vita resistente e la disabilità di Ursula.
Il film che si accomoda su stereotipi un po’ lisi nel racconto dei due mondi da cui provengono i protagonisti, quello che trasuda privilegio e strafottenza di Davide, e quello della periferia sgangherata dove Ursula lotta ogni giorno per la propria sudata sopravvivenza. Un ricorso a più di qualche cliché forse dovuto all’intenzione di far arrivare più velocemente al pubblico la contrapposizione. Anche la storia d’amore non regala picchi di particolare originalità ma il suo effetto di scaldare il cuore degli spettatori, soprattutto grazie ai due interpreti, lo fa.
Voto: 6,8/10
