Paolo Santo, chi è il figlio di Biagio Antonacci e nipote di Gianni Morandi: il successo (nascosto) con Annalisa e la nuova vita da cantante
Il primogenito del cantautore debutta con il suo primo album, "Paolo Santo Superstar". E spiega come si è salvato dall'etichetta di 'figlio di', tra hit e terapia.

Paolo Santo è il nome nuovo (ma non proprio nuovissimo) della musica italiana. Dietro questo pseudonimo si nasconde infatti Paolo Antonacci, figlio di Biagio Antonacci e Marianna Morandi, quindi nipote di Gianni Morandi. Per anni ha preferito restare nell’ombra, firmando hit per mezzo pop italiano (70 i dischi di platino come autore). Ma adesso ha deciso di metterci faccia, voce e un immaginario molto personale. Con un debutto da cantautore che è insieme confessione e atto di emancipazione. Ecco i dettagli.
Paolo Santo, dall’ombra di Biagio Antonacci al successo come autore
Classe 1995, cresciuto tra Milano e Bologna, Paolo Antonacci ha scelto una strada complicata: fare il musicista in una famiglia in cui la musica è già ovunque. Dopo la laurea in Scienze della comunicazione si butta nella scrittura, ma lo fa quasi in incognito: "L’idea di presentarmi come cantautore col mio cognome", spiega infatti al Corriere, "e finire in un tritacarne di gossip non era pensabile". L’etichetta di ‘figlio d’arte’ gli pesa soprattutto nella vita privata, e in particolare nei rapporti sentimentali, perché spesso sente di essere scelto per il cognome più che per ciò che è davvero.
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Entra nel canale WhatsAppNel frattempo, però, diventa uno degli autori più richiesti del pop italiano contemporaneo. La sua firma è dietro "Sinceramente", "Bellissima" e "Mon Amour" di Annalisa, ma anche su "Tango" di Tananai, "I p’ me, tu p’ te" di Geolier, "La Dolce Vita" di Fedez, Mara Sattei e Tananai, oltre a brani di Achille Lauro e altri artisti di punta. In totale, tra singoli e album, ha collezionato circa 70 dischi di platino come autore, riscrivendo di fatto una parte del linguaggio del pop radiofonico degli ultimi anni.
La scelta di chiamarsi Paolo Santo
Per il debutto in prima persona Paolo sceglie quindi di tagliare il cordone con i cognomi di famiglia. Niente "Antonacci", niente "Morandi": il nome d’arte è Paolo Santo. Non voleva trovarsi sul palco come ‘figlio di’ con il pubblico a contare parentele più che note. Il legame familiare, però, non lo recide: con il fratello Giovanni ha creato una società editoriale ("lui si occupa della parte burocratica, io pontifico", scherza) e con il padre non esclude un lavoro futuro condiviso – magari dopo un ‘giro largo’ attraverso l’elettronica minimal che sogna come prossima tappa. Nel frattempo, difende la qualità come unico vero discrimine per i ‘figli di…’: "Vero che in passato l’opinione pubblica emetteva sentenze definitive, oggi i ribaltamenti di fronte sono più veloci, però alla fine la qualità paga".
Paolo Santo Superstar, l’esordio inatteso da cantautore
Il suo esordio discografico si intitola "Paolo Santo Superstar", dichiarato omaggio a Jesus Christ Superstar, la rock opera che da bambino lo ha segnato e che ancora oggi è il suo modello per concepire un progetto a capitoli. Le tracce sono sette, come i sacramenti: "In queste sette canzoni si intravedono la mia vita, le mie ossessioni, il mio linguaggio", spiega.
Nel disco la canzone Zombie è tra le più sentite: parla dei momenti bui legati al disturbo ossessivo-compulsivo che lo ha colpito a vent’anni e di una tendenza generale alla dipendenza. Dopo un primo percorso terapeutico interrotto bruscamente, con il rischio di effetto rebound, Paolo ha trovato con altri medici la terapia giusta, riuscendo a incanalare quell’energia in musica. Ora, per lui, si apre un destino del tutto nuovo.
