Paolo Belli è rinato: "Vasco Rossi entrò nel ristorante e mi prese con lui. Sanremo? Ben venga, ma prima vorrei fare un film" - Intervista

Reduce dal terzo posto al San Marino Song Contest, Paolo Belli si racconta a Libero Magazine. E rivela di avere ancora un desiderio da realizzare

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Musica, gag, spettacolo e quella voglia di salire sul palco che l’accompagna fin da bambino. Paolo Belli è oggi ben lontano dal traguardo che si era prefissato e, anzi, lavora ancora instancabilmente per onorare quel sogno che pian piano sta realizzando. Dal 3 marzo è tornato in radio con il singolo Bellissima, un vero antidoto alla negatività, mentre a teatro interpreta se stesso in uno show che lo riporta davanti al suo pubblico in un faccia a faccia senza scudi, nemmeno quello del teleschermo.

Pur di far spettacolo ha debuttato sul palco di Gaeta il 15 febbraio, poi si è spostato per una lunga residency al Teatro Troisi Napoli poi il 12 aprile al Teatro Parioli di Roma e il 26 aprile al Curci di Barletta, con un cartellone in divenire in cui riunisce 7 musicisti e Anastasia Kuzmina, sua partner di ballo a Ballando con le stelle. Ma qual è il segreto del successo di Paolo Belli? Ecco cosa ci ha raccontato.

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Innanzitutto, come stai?

In questo momento sono molto contento. E la cosa che mi fa essere felice è il fatto che da bambino sognavo di fare quello che faccio da sempre, perché continuo ad avere la possibilità di fare quello che desidero da sempre. Sto proprio bene dal punto di vista professionale e personale.

Dal 3 marzo, sei tornato in radio con un nuovo singolo, Bellissima. Come vivi questo nuovo capitolo musicale?

Io sono uno che si fa sempre coinvolgere da delle cose che gli danno energia e non sono uno che fa dei calcoli. Qualche settimana fa mi è arrivato questo brano scritto da questi tre ragazzi – Galeffi, Pari e Scirè. Io mi sono talmente entusiasmato che ho detto "facciamolo" e senza pensare a strategie, senza pensare a "e meglio fare una roba piuttosto che un’altra". Io sono uno che quando si entusiasma, va. Abbiamo un album in produzione già da un po’, ma non era previsto che uscisse questo singolo adesso. Da un punto di vista di strategico non è teoricamente giusto, nel senso che sarebbe giusto farlo uscire a ridosso dell’album… Ma chi se ne frega. Ormai, nella mia vita, ho scoperto che le cose belle sono quelle che devi fare quando provi entusiasmo. Questi ragazzi mi hanno entusiasmato e quindi sono tornato prima del previsto con la musica. Mi ha dato un modo di tornare in radio, che è sempre molto complicato. E poi siccome non mi fermo mai, siccome sono già in giro a fare concerti, ho già una canzone nuova da cantare.

Sei uscito con un singolo prima del previsto perché c’è un messaggio particolare che volevi trasmettere?

Questo è un brano che mi ha dato – e spero che dia a tutti gli altri – la sensazione della positività che mi dà quando arriva il cambio dell’orario, quando le lancette si spostano avanti di un’ora. Per me è il momento più bello è quando arrivano la primavera e l’estate. Io adoro il caldo, adoro il mare e adoro la luce: questo è un brano che mi ha dato questa sensazione, mi auguro che dia questo a tutti. Perché poi veramente, adesso parlo da super boomer, sono uno che nella vita veramente vede il metro sempre più corto. E quindi, perché dover star lì a pensare a delle cose più strategiche, più tecniche? Arriva la primavera, arriva l’estate e la canzone è perfetta. Mi ha dato questa sensazione: come se avessi spostato la lancetta di un’ora.

Tu sei un artista che guarda molto avanti. Ma che cosa c’è qui del ragazzo di Ladri di Biciclette?

Proprio Sotto questo sole 2.0, proprio quella spensieratezza, quella. Forse questo è stato anche il mio grande difetto, quello di non aver mai programmato in maniera furba.

Sei rimasto del te stesso.

Sì, anche nel tempo dei Ladri, usciva una cosa, mi piaceva, la facevo. Se qualcosa non mi piaceva, non la facevo. Non voglio dire di essere uno che si lancia nel vuoto, ma se si nasce incendiari non si può morire pompieri. Cerco di mantenere quell’entusiasmo che ho da quando ero bambino. È cambiato poco dai tempi dei Ladri di Biciclette. Se vuoi, prima di buttarmi, guardo giù se c’è un metro: se c’è un metro mi butto, se ci sono due metri magari ci penso due volte. Il metro sta diventando troppo corto e, quindi, se mi buttavo una volta, non vedo perché non lo dovrei fare adesso. Abbiamo passato un periodo complicato, tutti quanti, io per primo, negli ultimi anni, dal Covid in poi è stato tutto un susseguirsi di problemi. Nel momento in cui ho visto che tanta gente viene a teatro, viene ai concerti e mi vuole bene, la televisione mi chiama: perché limitarmi nel fare delle cose che mi danno gioia?

Come sei uscito dal tuo periodo difficile?

Con tutto, tutto il mio mondo. Musica, gli affetti personali, gli amici, la famiglia, la consapevolezza di essere uno che da bambino, da uno a dieci, voleva arrivare a dieci. Sono arrivato a mille. Quindi non mi sento mai negativo. Anche durante i periodi peggiori, mi sono dovuto sempre sentire positivo. Sono uno che è stato bravo a ritagliarsi il mondo che gli gira attorno. Ho sempre cercato di guardare il mezzo bicchiere pieno e di riempire il mezzo vuoto. E attorno a me ho sempre cercato di avere persone così, persone che da un punto di vista familiare pensano all’amore, all’affetto, al rispetto, al dialogo, alla critica, alla costruzione della vita. E musicalmente uguale. Ho sempre avuto con me, e cerco di avere sempre con me, musicisti che suonano per il gusto di suonare. Poi certo, so per primo che è un mestiere e quindi devi fare attenzione a certe cose. Però ho sempre avuto con me delle persone che non hanno seguito le mode. Facciamo quello che ci sentiamo. Su questa cosa sono stato bravo.

Sei un artista che fa squadra, lo vediamo anche in tv. Quanto importante per te la dimensione "famiglia", anche quando sei in teatro?

Mi baso su una scala di valori ipotetici, io da solo valgo uno. Con la squadra, sia dal punto di vista familiare che dal punto di vista professionale, veramente riesco a arrivare a dieci con la lode. Sono convinto che le persone intorno a me siano un valore aggiunto, sono consapevole di avere dei limiti. Ma sono anche certo di avere una bella squadra intorno a me.

Il teatro è però un faccia a faccia col pubblico: come riesci a essere davvero te stesso? Sembra un’operazione di grande coraggio.

Con la sincerità, innanzitutto la consapevolezza di avere dei limiti, quindi studio, studio, studio, studio. Poi capire cosa funziona e cosa no. A teatro non ci sono filtri, se una qualcosa non va, lo capisci immediatamente. Se sei sincero, però, il pubblico lo sente. E ogni sera, quando vedo il pubblico in piedi mi dico: "Non è possibile". Poi dopo, a mente fredda, quando torno in hotel riguardo lo spettacolo e capisco che anche le sbavature creano un feeling col pubblico che sia con la musica, a volte col dialogo, a volte coi silenzi. È un miracolo, però non è una cosa improvvisata, è una cosa che devi prepararti, devi studiare tanto. Anche qui ho fatto squadra, ho chiamato Alberto Di Risio, che già aveva lavorato con Celentano, con Fiorello, con Panariello e già mi conosceva bene. In più anche coi musicisti abbiamo cercato di creare una storia dove abbia veramente affinità con tutti noi. Sono riuscito a formare una bella squadra. Non è che io devo fare il one-man show, quando vedo l’assolo di una persona, il monologo, una gag e vedo che funziona, non posso fermarli. In teatro siamo partiti con uno spettacolo di un’ora e venti e adesso dura due ore. Il teatro non ti limita.

Invece che con Anastasia (Kuzmina, ndr) come ti sei trovato a teatro? Perché in tv eravate esplosivi.

Anastasia è stata una grandissima sorpresa, perché per tutto il periodo di Ballando con le stelle la percepivo come una persona che mi massacrava. Ero convinto che stesse facendo la strategia giusta, però ogni volta che finiva la lezione mi dicevo: "Meno male che se ne va" perché era veramente terribile. Però day by day, giorno dopo giorno, ora dopo ora, capisco che non è solo una grande insegnante, ma è una grande artista che sa cantare bene, sa recitare bene ed è il mio perfetto alter ego. Nella nostra commedia, Pur di far spettacolo, mancava una figura femminile e lei è un valore aggiunto straordinario.

Ballando con le stelle ha tirato fuori un lato inedito di te?

Mi ha aiutato ad aprirmi. Io sono uno che con gli altri da tutto, sia nella vita privata che nel lavoro, però dal punto di vista pubblico di certe cose non voglio parlare, non riesco neanche a parlarne. Invece il ballo mi ha aperto delle porte che non volevo che si aprissero, altre che non sapevo neanche che ci fossero. Mi ha fatto proprio bene, perché comunicare a volte serve non solo per farsi aiutare dagli altri, ma anche per rilassarsi, per capire delle cose che abbiamo dentro di noi. Il ballo mi ha fatto questo. C’erano dei giorni, tutte le settimane, in cui mi pentivo di aver detto di sì a Milly Carlucci, però poi arrivava il sabato e per la prima volta nella mia vita quando finivo l’esibizione tra me e me dicevo: "Ma sai che sono stato bravo?".

Lo rifaresti?

Bella domanda, lo rifarei ma con 15 anni di meno. Dal punto di vista fisico è stato impegnativo, perché noi eravamo obbligati a ballare. Non volevo essere trascinato avanti, perché sei amico, perché sei il co-conduttore. Noi volevamo andare avanti con merito. Però per l’età e per il peso è veramente stato massacrante. Quindi la risposta è Sì, se mi deste la possibilità di tornare indietro, però 15 anni prima!

Tu sei un artista molto generoso e a proposito di artisti generosi volevo chiederti di Vasco Rossi, perché tu hai un brano scritto da lui con cui chiudi il tour. Che persona è?

Mi rivedo molto in lui, perché è uno di quelli che fa le cose perché se le sente. Tutto è iniziato una sera in un ristorante. Ci ha visti suonare e quando è stato il momento di iniziare il tour ci ha chiesto se saremmo partiti con lui. Gli avevo anche parlato del fatto che mi risulta super facile scrivere musica, mentre per i testi non ho un’ispirazione immediata.

E lui?

Al contrario. Mi sono messo a pensare: "Che cavolo? Tu sei Vasco Rossi, io sono Paolo Belli". Ma invece mi ha telefonato, ha scritto la canzone, è uno generoso. Io ho imparato tanto da questa cosa. Un altro di quelli che poteva e doveva, forse, stare attento a tutto ciò che lo circondava, invece lui fa le cose per il gusto di farle. Ed è questa generosità l’ha portato a essere per me il più grande che abbiamo in Italia. Non ero suo amico, suo cugino, non sono stato lì con lui tre anni a tirargli la giacchetta. No, lui è entrato in un ristorante, vieni con me. Non potrò mai dimenticarlo.

Il 12 aprile sei a Roma. E dal momento che tu hai un rapporto molto particolare col pubblico romano, pensi che ci sia qualcosa di più nello spettacolo o non fai previsioni?

Io soffro due località. Una è Napoli, perché ho sempre pensato al fatto che Napoli è la città del teatro, quindi sai… Però ogni volta mi premiano con una standing ovation quindi vuol dire che la laurea me l’hanno data (ride, ndr). E l’altra è Roma, perché ogni volta dico: "Ma mi hanno già visto un miliardo di volte, mi conoscono bene, hanno già visto tante volte le cose" e quindi sto soffrendo, perché adesso c’è appunto Roma in vista, però la musica, se è musica, fa sempre il suo lavoro. Io dovrò farmi trovare pronto, andare sul palco.

E metterti al suo servizio.

Esatto, basta. Poi, se la musica è musica, la gente dirà se ho fatto bene perché è il pubblico che invece di stare a casa ha deciso di venire e pagare un biglietto. Lo dico sempre al mio gruppo di lavoro: dobbiamo essere concentratissimi, attentissimi, molto preparati e poi allo stesso tempo anche essere quello che siamo, lasciarci andare.

Cosa ci dobbiamo aspettare da Paolo Belli dopo la fine del tour? Che cosa hai in mente? Ti vedremo a Sanremo?

Ormai ho imparato, e lo dimostra proprio l’ultima canzone che è uscita, che aspetto che mi arrivino le cose che mi emozionano. Quindi se arriverà un film, una trasmissione, una canzone, sarà quel che sarà. L’importante è che mi faccia trovare pronto. Infatti in questi giorni sto studiando, sono sempre addosso al mio pianoforte. Se poi dovesse arrivare una canzone per Sanremo o una trama di un film, un soggetto di una commedia o una trasmissione ben venga.

Ti piacerebbe scrivere una colonna sonora?

Ne ho già fatto tre e anche quelle sono arrivate per caso. Però adesso una cosa che mi manca è fare un film, mi piacerebbe.

Ma da regista o da protagonista?

No, da protagonista. Preferisco essere diretto, anche perché quando sono io a dirigere mi dicono che sono molto severo. Se dovesse essere un’occasione del genere, vorrei cimentarmi di certo come attore. Per il momento, però, stiamo parlando di sogni.

Paolo Belli è tornato in radio il 3 marzo con Bellissima, il brano che ha portato sul palco del San Marino Song Contest 2026 in cui si è classificato al terzo posto. È attualmente in tournée teatrale, con la commedia Pur di far spettacolo, con Anastasia Kuzmina Juan Carlos Albelo Zamora, Gabriele Costantini, Mauro Parma, Enzo Proietti, Gaetano Puzzutiello, Peppe Stefanelli e Paolo Varoli. La regia è di Alberto Di Risio.


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