Pamela Genini, le chat con la richiesta di aiuto a Dolci prima di morire. L'attacco dell'ex al patrigno: "Perché lei non lo ha mai chiamato?"

A Morning News martedì 14 luglio 2026 spazio al caso di Pamela Genini, all'indomani di una delle udienze de processo a chi la uccisa. Dolci respinge ogni accusa e parla del loro legame

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Pamela Genini
IPA

"Morning News" è tornata a occuparsi del caso di Pamela Genini, la giovane morta a Milano quasi un anno fa per mano dell’ex fidanzato Gianluca Soncin, nella puntata di martedì 14 luglio 2026, all’indomani di una nuova udienza a carico dell’uomo, per cui è stato scelto il processo per direttissima.

Femminicidio Pamela Genini, Morning News puntata 14 luglio 2026: cosa è successo

Nel corso dell’udienza di ieri è stato mostrato un filmato ha inevitabilmente colpito tutti i presenti, ma che consente di ricostruire meglio gli ultimi istanti di vita di Pamela Genini. Sono le 22.02 del 14 ottobre 2025, al secondo piano di una palazzina alla periferia di Milano, in via Iglesias, la ragazza è stesa sul pavimento, si sentono i suoi ultimi respiri, accanto c’è Gianluca Soncin con le mani insanguinate dopo averla colpita ben 76 volte con uno dei suoi coltelli da collezione ritrovato sul tappeto. L’uomo ha poi provato a tagliarsi i polsi e il collo, si è aggrappato a una sedia, per poi essere ricoverato al Niguarda, mentre la giovane poco dopo muore. La scena è certamente drammatica, ripresa dalle bodycam dei poliziotti, che avevano fatto irruzione nell’appartamento per tentare di salvarla. Anzi, è stata lei a rispondere con un filo di voce dando un messaggio in codice, che doveva indicare il pericolo in atto. L’imputato non si è minimamente sconvolto alla visione delle immagini, nessuna espressione di dolore o pentimento.

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Pamela aveva però provato a evitare il peggio, aveva scritto all’amico Francesco Dolci: "Ho paura, è entrato con una copia delle chiavi, non so che fare, chiama la polizia". Lui non ha perso tempo, anche se era ormai troppo tardi. "Soncin ci sbatteva la porta in faccia mentre Pamela moriva", è la testimonianza degli agenti. Nei mesi passati a rendere ancora più forte l’angoscia della famiglia c’è un’azione terribile, al momento compiuta da ignoti, il trafugamento della sua testa dal cimitero, per cui risulta essere indagato per vilipendio di cadavere proprio Dolci, che si è comunque sempre dichiarato innocente.

Importante è la testimonianza di Dolci, visto che è a lui che Pamela si è rivolta per chiedere aiuto, oltre a essere stato lui a dare l’allarme. Ricordare quei terribili momenti non è ovviamente facile: "Pamela si era riavvicinata a me negli ultimi mesi per le violenze terribili che subiva da Soncin, mi aveva contattato e avevamo iniziato prima a rivederci e poi a rifrequentarci. Nel weekend precedente alla sua morte loro erano andati in vacanza a Padova, Soncin aveva minacciato di ammazzare la sua cagnolina Bianca, per questo io volevo intervenire in base all’accordo che avevo con lei. Se lui avesse minacciato Bianca, io sarei intervenuto, senza aspettare la sua volontà. Quel giorno io stavo quindi partendo da Bergamo per andare a Padova, lei era disperata, mi diceva di non farlo perché lui aveva una pistola. Io ho deciso di affrontarlo, nonostante lui avesse molte armi, tra cui la pistola. Quella sera è stato un caso che lui non avesse la pistola, l’aveva fino a lunedì. Io al 112 avevo fatto presente che lui era un pluripregiudicato con una pistola".

Dario Maltese gli chiede di ripercorrere proprio la sera dell’omicidio per capire bene cosa sia accaduto: "La richiesta di aiuto di Pamela è testimoniata dalla chat con i suoi messaggi, sono drammatici, di una donna terrorizzata, consapevole di cosa le stesse accadendo, ma che ha la lucidità di chiedere aiuto", evidenzia il giornalista. "Ricordo benissimo, ho fatto diverse chiamate al 112, i poliziotti sono stati avvertiti in merito alla possibilità che lui avesse una pistola, non ce l’aveva solo per caso. I poliziotti hanno aperto la porta a calci mettendo a rischio la loro vita, questo nessuno lo dice, ma è importante farlo. La situazione era grave da mesi, io cercavo di fare in modo che Pamela mi facesse intervenire. Lei continuava a cercarmi, perché veniva da me e non dalle altre persone? Sapeva che su di me poteva contare. Tutte le volte che lei aveva bisogno veniva sempre da me, non andava da quel signorino che va in televisione, che non è il padre di Pamela, ma vive nella casa del padre e si fa grande anche sui sacrifici di Pamela". Il riferimento è al compagno della mamma della giovane, Dolci continua quindi nel suo discorso: "Mi riferisco a Giuseppe Rota, che continua sempre ad attaccarmi, a denigrarmi, so cosa va a fare. Lui dovrebbe chiedersi perché non è mai stato chiamato da Pamela e perché lei non avesse mai chiamato la famiglia. Nel telefono bianco ho chat chiare, dove si capisce bene quale fosse il rapporto tra lei e il patrigno, lui ha il vizio di parlare quando non sono presente".

Pierpaolo Cassarà, neo avvocato di Francesco Dolci, ha voluto fare il punto anche in merito all’indagine che vede il suo cliente indagato per la trafugazione della testa della giovane: "Non abbiamo ancora potuto avere un esame totale della documentazione, ma da un primo screening è emerso che, ad oggi, a carico di Francesco non esiste nulla, se non elementi al di sotto di quelli indiziari. Questi sono accompagnati da una forte azione di analisi personologica, quali psichiatrica, analisi in alcuni casi assurdi, come a portare in attrazione il Dolci su una dinamica sconoscuta. Questo fatto macabro non può essere addebitato alla sua figura, gli elementi in sua difesa sono nuovi ma vecchi, sono quelli raccolti dalla Polizia Giudiziaria. Al di là dei video nell’area cimiteriale, sono sotto la nostra osservazione gli elementi economici e finanziari, noi non contestiamo le investigazioni in atto, ma stiamo cercando di porre in essere una valutazione possibile, di una quantità enorme di denaro in contanti che girava attorno alla figura di Pamela. Da un punto di vista investigativo si deve aprire l’esame a 360 gradi, il movente economico può essere uno di questi".


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