"Non sono una vittima, sono una vincitrice", Pamela Anderson parla della malattia all'amfAR Venezia
Nella serata di gala del 6 settembre, l'attrice e modella ha confidato ciò che i medici le avevano prospettato come futuro per via dell'epatite C

Nella cornice dell’amfAR Venezia, al Molino Stucky, durante l’amfAR Gala del 6 settembre, Pamela Anderson è tornata a parlare della diagnosi di epatite c. "Mi dissero che probabilmente mi restavano dieci anni di vita", ha ricordato l’attrice e modella, che oggi si definisce "Non una vittima, una vincitrice". Una confessione, la sua, che porta con sé diversi retroscena raccolti di Vanity Fair, tra cui: la paura per i figli, il senso di colpa quando finalmente riuscì a permettersi una cura, la vergogna, l’autosabotaggio. "Sono forte. Sono capace", ha detto di sè. Una frase che comporta un peso del tutto diverso nell’ennesima nuova fase di una lunghissima (e complicata) vita pubblica e professionale.
Pamela Anderson torna sulla diagnosi di epatite c e confessa tutte le sue paure
Anderson si trovava all’amfAR Gala per ricevere l’Award of Courage dell’organizzazione. A consegnarglielo è stato il padrone di casa della serata in prima persona, il regista Taika Waititi, che l’ha ringraziata per la tua arte, il tuo attivismo e il tuo coraggio" e per la capacità di usare la propria voce "soprattutto quando è scomodo farlo". L’epatite c è una malattia, e una storia, che Pamela si porta dietro da oltre vent’anni. Ha reso infatti pubblica la diagnosi nel 2002, in un’intervista concessa a Larry King. Raccontò che la malattiaera stata scoperta poco più di un anno prima, durante normali esami del sangue. A novembre 2015 l’annuncio della guarigione, raggiunta grazie ad alcune cure antivirali e già allora toccò alcuni argomenti riproposti in questi giorni veneziani: il costo e la difficoltà, per molti pazienti, di accedere a quelle cure.
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Entra nel canale WhatsApp"È un onore essere qui tra colleghi così stimati e illustri. Ho riflettuto a lungo sul mio discorso, pensando: "Non voglio tornare indietro, voglio andare avanti". Ma è stata proprio la mia esperienza a spingermi in avanti e spero che possa essere fonte di ispirazione", avrebbe detto nel discorso per l’accettazione del premio. "Alla fine degli anni Novanta, quando mi fu diagnosticata l’epatite C, non esisteva una cura. Era una condanna a morte. Questo è ciò che mi disse il mio medico: che probabilmente mi restavano circa dieci anni di vita. Sono certa che quella notizia abbia influenzato e distorto molte delle mie decisioni. Non era la paura della morte, ma la paura di ciò che sarebbe potuto accadere ai miei figli, che allora erano piccoli. Ha stravolto la mia vita", ha continuato.
La vergogna e l’autosabotaggio nella vita di Pamela
"Sono stata fortunata: mi è stata offerta quando era ancora nelle sue prime fasi e ho dovuto spendere tutto ciò che avevo in banca per pagarla. Non era ancora coperta dall’assicurazione. Provavo un senso di colpa tremendo perché ad altre persone non veniva concesso lo stesso accesso. Oggi sono grata di poter dire che sono libera dall’epatite C", ha raccontato Pamela Anderson in merito alla cura che l’ha portata a liberarsi dalla malattia. "Ma l’esperienza della vergogna e del senso di colpa è stata anche un viaggio inconscio. Mi accompagna ancora. Mi perseguita. In quel periodo ho collaborato con alcune organizzazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica. Ho parlato dell’importanza di sottoporsi ai test e di ridurre lo stigma. Sono entrata in una modalità di autosabotaggio. E, proprio come con gli abusi sessuali che avevo subito da bambina, mi sembrava che fosse scritto sulla mia fronte: "merce avariata". E finivo per presentarmi come tale."
Ma su un punto Pamela non discute: "Non sono la damigella in pericolo. Non importa quanto sia facile interpretare quel ruolo. Vi auguro amore e coraggio. E spero che usiate i vostri doni per rendere il mondo un posto migliore. Tutti abbiamo una ragione per essere qui. Nessuno è migliore di nessun altro. Che siamo malati, in salute o in qualsiasi altra situazione. Il coraggio arricchisce la vita, mentre la paura la sminuisce. La scelta spetta a noi. Quindi grazie per questo immenso onore. Sono commossa e grata. Dio non vi dà nulla che non siate in grado di affrontare".
