Una notte a Napoli, le pagelle: Gigi D'Alessio piezz 'e core (10), Elodie fuori forma (5) e LDA nell'ombra del padre (3)

Top e flop di Una notte a Napoli, il concerto di Gigi D'Alessio allo Stadio Maradona in onda su Canale 5 sabato 30 maggio 2026

Giusy Palombo

Giusy Palombo

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Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

Canale 5 per la serata di sabato 30 maggio 2026 ha scelto la messa in onda del concerto di Gigi D’Alessio, Una notte a Napoli, registrato un anno fa allo Stadio Maradona. Il cantante torna dopo nove anni sul maestoso palco dell’impianto sportivo appartenente alla sua città. Una scaletta composta da 60 canzoni, i suoi più grandi successi, insieme a ospiti famosi che lo hanno accompagnato tra aneddoti e performance da pelle d’oca. Ecco i promossi e i bocciati.

Una notte a Napoli su Canale 5: promossi e bocciati al concerto evento di Gigi D’Alessio

Gigi D’Alessio, si’ nu piezz ‘e core: voto 10. Qui non si regalano carezze. Se c’è da bocciare, si boccia. Se c’è da stroncare, si stronca. Ma quando di mezzo c’è Gigi D’Alessio, il gioco si fa complicato. Perché D’Alessio è uno dei pochi artisti italiani con un repertorio che non si limita ad ascoltarsi: si canta, si balla e si vive. Dalla prima all’ultima nota, sempre con il cuore in gola. E poco importa cosa ne pensino gli snob della musica napoletana o gli odiatori professionisti. Al Maradona va in scena l’ennesima dimostrazione di una verità che molti avevano capito da tempo: la sua musica è universale. Attraversa generazioni, città e pregiudizi. E continua a evolversi senza perdere identità, che è la cosa più difficile da fare quando hai una carriera lunga decenni. Poi c’è un dettaglio che dettaglio non è: Gigi mette gli ospiti al centro prima ancora di mettersi al centro lui. Li accoglie, li valorizza, li lascia brillare. Un gesto che racconta molto dell’artista e ancora di più dell’uomo. Generosità e ospitalità, del resto, sono marchi di fabbrica che Napoli esporta meglio di chiunque altro. Per chi riesce a essere padrone di casa senza rubare la scena, il 10 diventa quasi inevitabile.

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Geolier, il figlio che tutti vorrebbero: voto 9. Una guest star di lusso che, paradossalmente, entra in punta di piedi. Sembra impossibile quando si parla di Geolier, uno degli artisti più influenti della sua generazione, eppure è questa la sensazione che lascia il suo arrivo sul palco del Maradona. Nel duetto con quello che è stato, e continua a essere, il suo mentore, non c’è spazio per l’ego. C’è Gigi con gli occhi lucidi, ci sono gli abbracci, c’è un passaggio di testimone che non ha bisogno di essere annunciato per essere evidente. Geolier chiama D’Alessio "il re di Napoli". Gigi risponde incoronandolo "il Pibe de Oro" della musica. E in un attimo uno stadio sold out sembra trasformarsi nel salotto di casa: due generazioni che si incontrano, qualche accordo, tanta stima reciproca e un’intesa che assomiglia più a quella tra un padre e un figlio che a una semplice collaborazione artistica. Viviamo un’epoca in cui molti scambiano, purtroppo, l’arroganza per personalità, ma Geolier sceglie una strada diversa. Non ha bisogno di occupare tutto lo spazio per farsi notare. Sa quando brillare e sa quando lasciare che a brillare sia chi gli sta accanto. L’umiltà, oggi, è merce rarissima. Per Geolier, accanto a Gigi D’Alessio, sembra semplicemente la normalità. E questa cosa, diciamolo, ci piace assaj.

Alessandra Amoroso merita di più, molto di più: voto 8. Ci sono artisti che riempiono le classifiche. E poi ci sono artisti che riempiono le canzoni. Alessandra Amoroso appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Un cuore malato è ormai una certezza nel repertorio di Gigi D’Alessio, ma quando a interpretarla accanto a lui c’è Alessandra, il brano acquista un peso specifico diverso. Un’artista che troppo spesso viene data per scontata: tecnica, intensità e una capacità rara di rendere credibile ogni parola che canta. La musica italiana ha un rapporto complicato con il talento. A volte bastano pochi mesi per trasformare qualcuno in un fenomeno. Ancora meno per dimenticarlo. Eppure ci sono artisti che resistono alle mode, agli algoritmi e alle stagioni discografiche. La Amoroso è una di quelle. La maternità l’ha inevitabilmente portata a rallentare il ritmo, ma il palco continua a essere casa sua. Lo si vede nelle movenze mai sopra le righe, nell’eleganza naturale con cui occupa la scena e nell’emozione autentica che riesce a trasmettere senza bisogno di effetti speciali. Gigi D’Alessio questo lo ha capito da tempo. Per questo continua a volerla accanto nei momenti importanti. Quanti però, nel panorama musicale italiano, si rendono davvero conto del valore di un’artista come Alessandra Amoroso? Il successo va e viene, ma la classe, invece, resta. E la sua è sotto gli occhi di tutti.

Una notte a Napoli: i flop del concerto di Gigi D’Alessio su Canale 5

Elodie, dove sei finita? Voto 5. Siamo abituati a vederla dominare il palco. Anzi, divorarlo. Per questo la sua apparizione al Maradona lascia una sensazione strana: quella di un’artista presente, ma mai davvero entrata in scena. Il duetto con Gigi D’Alessio sulle note di Io vorrei è sembrato più una prova generale che un’esibizione destinata a uno dei palchi più importanti d’Italia. Mancava lo slancio, mancava la scintilla, mancava soprattutto quella presenza scenica che ha reso Elodie una delle performer più riconoscibili del panorama italiano. E se perfino il look passa quasi inosservato, allora qualcosa non torna. Perché Elodie ha sempre fatto dell’immagine un’estensione della sua arte, un linguaggio parallelo capace di lasciare il segno quanto una nota azzeccata. La sensazione è che abbia affrontato la serata con il pilota automatico inserito. Professionale, certo. Sufficiente, forse. Memorabile, decisamente no. Il problema non è sbagliare una serata, ma lasciare il pubblico senza qualcosa da ricordare. Da un’artista che ha dimostrato più volte di poter incendiare qualsiasi palco, pretendere di più non è cattiveria: è semplicemente il prezzo delle aspettative che lei stessa ha contribuito a creare. L’importante non è partecipare. L’importante, quando sei Elodie, è lasciare il segno. E questa volta il segno si è visto poco.

LDA, non basta il DNA: voto 3. Essere il figlio di Gigi D’Alessio e scegliere di fare il cantante non è un privilegio. È una prova di coraggio. Forse una delle più difficili che si possano immaginare nel mondo della musica italiana. LDA continua a provarci, e questo gli va riconosciuto. Ma, come direbbero a Napoli, "nun è cosa toja". O almeno, non ancora. Il problema non è la differenza generazionale, gusti, linguaggi o mode musicali. Il problema è che il paragone è inevitabile. Quando tuo padre, dopo oltre trent’anni di carriera, continua a scalare le classifiche, riempire gli stadi e diventare virale sui social più di molti artisti della nuova generazione, il confronto rischia di essere spietato. Sul palco del Maradona il loro momento funziona. C’è affetto, complicità, una sintonia che arriva al pubblico. Ma proprio lì emerge anche il limite della situazione: ogni volta che LDA sale accanto a Gigi, la sensazione è che il figlio finisca inevitabilmente per rafforzare il mito del padre. E non perché manchi l’impegno. Manca, semmai, qualcosa che lo distingua davvero. Qualcosa che faccia dire al pubblico: "Questo è LDA", senza che il cognome completi automaticamente la frase. Gigi continuerà giustamente a offrirgli occasioni, sostegno e fiducia. Farebbe lo stesso qualsiasi padre. Ma la musica, prima o poi, presenta il conto a tutti. E quel conto si paga con l’identità e il talento, non con il cognome. Per ora LDA resta una sagoma visibile solo controluce. Finché non troverà un modo per uscire dall’ombra, sarà difficile vedere davvero l’artista dietro il figlio.


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