Oscar al Miglior film: è sempre davvero il migliore a vincere il premio?

Scopriamo assieme le pellicole che hanno vinto l'Oscar come miglior film pur non essendo state realmente la migliore delle rispettive annate

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Oscar al Miglior film: quando non è sempre davvero il migliore a vincere - La classifica degli anni duemila
AnsaFoto

La Notte degli Oscar 2026 si sta avvicinando, il 2 marzo è sempre più vicino. Nella serata più importante per il cinema mondiale, presso il Dolby Theatre di Los Angeles verranno assegnate le ambitissime statuette. Viene quindi naturale guardarsi indietro e ripercorrere la carrellata di pellicole che si sono portate a casa l’Oscar come miglior film negli anni duemila, stilandone una sorta di classifica al contrario, perché non tutte lo hanno meritato davvero.

Quando non è sempre il migliore a vincere l’Oscar come Miglior film: la classifica degli anni duemila

Coda – I segni del cuore (2022)

Mettiamo le mani avanti: Coda non è un brutto film. Ma da qui a nominarlo il migliore di quell’annata ne passa. Eccome. Soprattutto se in lizza c’erano pellicole del calibro di Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson e Drive My Car di Ryusuke Hamaguchi. Si tratta di un classico comfort movie ambientato in una comunità di sordomuti. Ottimo portare avanti il discorso sull’inclusività, ma non a discapito della reale qualità artistica.

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Moonlight (2017)

Discorso molto simile a quanto già detto per Coda, a cui si aggiunge l’amarezza per la gaffe di Warren Beatty e Faye Dunaway, che a suo tempo annunciarono erroneamente la vittoria nella categoria da parte di La La Land, salvo subito correggersi. E invece il capolavoro di Damien Chazelle, uno dei migliori musical del XXI secolo, ha lasciato la serata degli Oscar 2017 portandosi a casa "solo" gli Oscar alla Miglior attrice non protagonista (Emma Stone), al Miglior regista, alla Miglior colonna sonora, alla Miglior fotografia e alla Miglior scenografia. Non un bottino magro, indubbio, ma avrebbe meritato un coronamento completo.

Crash – Contatto fisico (2006)

Alla notte degli Oscar 2006 avremmo potuto assistere a un trionfo mai raggiunto prima di allora, ovvero che un film premiato a Cannes e a Venezia si portasse a casa anche la statuetta come Miglior film. Parliamo de I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, con protagonisti Jake Gyllenhaal e l’indimenticato Heath Ledger. E invece venne (inspiegabilmente) premiato come Miglior film Crash – Contatto fisico, di Paul Haggis. Lee ricevette comunque gli Oscar per regia e sceneggiatura non originale.

Green Book (2019)

In questo caso la vittoria del film diretto da Peter Farrelly sull’amicizia tra un musicista afroamericano (Mahershala Ali) di fama mondiale e il suo autista (Viggo Mortensen) in un’America di inizio anni ’60 colpita dalla piaga delle discriminazioni razziali non ci sentiamo di metterla troppo in discussione. Anzi. In quell’edizione degli Oscar, però, in lizza c’era anche l’interessantissimo Roma di Alfonso Cuaron, premiato anche a Venezia. L’Academy, tuttavia, decise di "non premiare" Netflix, preferendo una pellicola dalla genesi più "tradizionale".

The Millionaire (2009)

La pellicola diretta da Danny Boyle e che ha lanciato la carriera di Dev Patel nel 2009 ha letteralmente sbancato, portandosi a casa ben 8 statuette su 10 candidature. Una vittoria seconda, in questo millennio, solo a Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re. Con tutto quello che ha vinto, però, The Milionarie è finito troppo presto nel dimenticatoio, facendo pensare all’abbaglio collettivo.

Chicago (2003)

Per quanto il film di Rob Marshall non sia un brutto film e, anzi, si tratti di un musical di rilievo e con un cast esilarante composto da Renée Zellweger, Richard Gere e Catherine Zeta-Jones, trionfò (un po’ a sorpresa) in un’edizione caratterizzata dalla presenza di nomi davvero enormi. In lizza c’erano infatti Il Pianista di Roman Polanski, Gangs of New York di Scorsese e il secondo capitolo della trilogia de Il signore degli anelli: Le due torri. Insomma, non filmetti esattamente banali.

A Beautiful Mind (2002)

La vittoria della pellicola diretta da Ron Howard non stupisce affatto. Del resto porta in dote tutte le caratteristiche "da Oscar" che tanto piacciono all’Academy: un dramma piuttosto convenzionale, biografico, retorico e in grado di accontentare una platea vasta. Un film "costruito" per fare incetta di premi. Russell Crowe qui è stato semplicemente strepitoso, forse la sua migliore interpretazione dai tempi de Il Gladiatore. Ma accanto a A Beautiful Mind c’erano dei veri e propri mostri sacri, tra cui Il signore degli Anelli – La compagnia dell’anello, Moulin Rouge di Baz Lurhmann e soprattutto, grande escluso dalla cinquina, Mulholland Drive del compianto David Lynch.

Il caso Spotlight (2016)

Per il film di Tom Mcarty vale quanto detto per A Beautiful Mind: Il Caso Spotlight è un buon film, ben costruito e girato e che appassionerebbe chiunque sia interessato al giornalismo d’inchiesta. La sua vittoria ha però certificato per l’ennesima volta il timore da parte dell’Academy di osare, magari andando a premiare pellicole nuove e radicali. Un esempio? Mad Max: Fury Road di George Miller.

Everything Everywhere, All at Once (2023)

Chiudiamo questa carrellata con quello che, agli Oscar 2023, fu un discreto colpo di scena, ovvero la vittoria del film targato Daniel Kwan e Daniel Scheinert, i "Daniels" dell’industria cinematografica. Si trattò di un raro caso in cui l’Academy decise di osare, andando a premiare principalmente la A24, una delle case di produzione più coraggiose dell’attuale industria statunitense. Uno studio capace di innovare e di avere successo pur rimanendo indipendente.


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