Garlasco in TV, trovate 9 impronte digitali mai analizzate: "Il killer non ripulì lavabo e dispenser", i nuovi sviluppi choc
Durante la puntata di Ore 14 Sera, si parla dei nuovi sviluppi sul caso Garlasco.: dalle impronte mai analizzate sul dispenser ai cassonetti analizzati nel percorso da casa di Chiara a quella di Stasi.
Il caso del delitto di Chiara Poggi continua a riservare colpi di scena che mettono in discussione la gestione delle indagini e la conservazione della scena del crimine. Nella giornata di oggi, sono emersi nuovi dettagli che alimentano il mistero attorno alla morte della giovane, uccisa con una violenza feroce che ha lasciato gli inquirenti senza risposte definitive. Ecco cosa è emerso nel corso della nuova puntata di Ore 14 Sera.
Ore 14 Sera su Garlasco, nei cassonetti nessuna traccia dell’arma dell’assassino
Nel corso delle indagini, è stato rilevato che sul dispenser del bagno della casa di Chiara sono state trovate ben 9 impronte digitali, ma finora nessuna di queste è stata identificata. Le impronte, che sembravano essere di qualcuno che aveva avuto un contatto con l’ambiente della vittima, sono rimaste un enigma per i periti. La domanda più pressante è: come mai queste impronte non sono ancora state associate a nessuna delle persone coinvolte nel caso? Perché non sono riusciti a risalire a chi appartengano?
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Entra nel canale WhatsAppIl mistero si complica ulteriormente con la presenza di una donna con una borsa sulla scena del crimine, immortalata alle 15:07, un’ora e due minuti dopo l’ingresso dei primi soccorritori. La figura femminile ha sollevato non poche perplessità: chi è questa donna e quale ruolo potrebbe aver avuto nell’omicidio o nelle fasi successive? Gli inquirenti sono rimasti sconcertati dal fatto che nessuno tra le forze dell’ordine presenti abbia riconosciuto la figura, nonostante fosse ben visibile nelle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza.
Inoltre, la presenza di molte persone non autorizzate sulla scena del crimine ha messo in discussione la corretta conservazione dei luoghi. I primi a entrare erano alle 14:05, seguiti a breve distanza da un gruppo di Carabinieri del reparto tecnico. Tuttavia, in molti sostengono che l’afflusso di troppe persone, alcune delle quali senza alcun legame diretto con le indagini, potrebbe aver compromesso la scena del crimine, rendendo più difficile individuare eventuali prove decisive.
Parallelamente, le ricerche nei cassonetti lungo la strada che collega Stasi a Poggi, un’area strategica in relazione al delitto, non hanno prodotto alcuna traccia dell’arma del delitto. Nonostante l’esame accurato di 47 cassonetti, non è stata trovata nessuna indicazione che potesse collegare l’arma al luogo del ritrovamento. Gli inquirenti avevano ipotizzato che l’arma potesse essere stata smaltita nei rifiuti, ma i risultati non hanno confermato questa teoria.
A rendere il quadro ancora più complesso, c’è la questione dei teli di mare spariti dalla cantina, dentro un cassetto, un dettaglio che ha destato l’attenzione della difesa. L’avvocato De Rensis, rappresentante della parte civile, ha sollevato interrogativi sull’assenza di riscontri fondamentali: "Dove sono le impronte di quella donna? Come mai non abbiamo ricevuto risposte da parte delle istituzioni riguardo queste evidenti anomalie?", ha tuonato l’avvocato, chiedendo chiarimenti urgenti.
Infine, le dichiarazioni più gravi arrivano da chi ha avuto a che fare con la vittima. "Chiara era odiata, è stato un massacro. Non si è trattato di una semplice coltellata, ma di un atto di ferocia senza pari", afferma l’avvocato. Le circostanze dell’omicidio continuano a rimanere avvolte nel mistero, con l’ipotesi che Chiara fosse diventata scomoda per motivi ancora sconosciuti, senza che si riuscisse a identificare un movente chiaro. L’assassino ha agito con una violenza che lascia presupporre un rancore profondo e una premeditazione che ancora non trova risposte soddisfacenti.
Garlasco, perquisito un appartamento di proprietà dell’ex carabiniere Sapone
Questa mattina, i Carabinieri hanno eseguito una perquisizione in un’abitazione a Garlasco, in base a un decreto di perquisizione. Nonostante i controlli, tra cui l’ispezione di una cassaforte, non è emerso nulla di rilevante. L’immobile, di proprietà di Silvio Sapone (non indagato), ex responsabile della polizia giudiziaria durante le indagini del 2017 su Andrea Sempio, è attualmente affittato a terze persone. Le ragioni precise della perquisizione non sono state rese note, ma sembra essere parte di un’inchiesta più ampia, che coinvolge presunti reati di corruzione in atti giudiziari legati ai pm di Brescia.
