Garlasco, il legale di Lovati spiazza: "Ecco chi sono 'quei signori lì'". E Infante punge: "Lui non dice bugie"
Nella puntata di Ore 14 Sera, Fabrizio Gallo senza freni su carabinieri e avvocati e il Generale Garofano parla di una misteriosa chiavetta USB: cosa è successo

Nella nuova puntata di Ore 14 Sera, condotta da Milo Infante, in prima serata su Rai 2, giovedì 6 novembre 2025, si torna a parlare della consulenza mai depositata del Generale Luciano Garofano, ma questa volta l’elemento principale della discussione è una chiavetta USB che l’ex consulente di Andrea Sempio avrebbe ricevuto dall’avvocato Federico Soldani. Non solo, perché il Generale chiama in diretta per chiarire alcuni punti chiave. Poi, parlando del fatto che presto Massimo Lovati dovrebbe andare in Procura per raccontare la sua verità, il suo avvocato, Fabrizio Gallo, parla di "quei signori lì", citati dai Sempio in un’intercettazione che fa ancora discutere molto. Ecco cosa è successo nella puntata del 6 novembre 2025 di Ore 14 Sera.
Garlasco a Ore 14 Sera, puntata 6 novembre 2025: cosa è successo
La puntata di Ore 14 Sera si chiude col blocco sul delitto di Garlasco. Si parte con un video che ripercorre tutte le tappe riguardanti gli atti secretati (la consulenza Linarello, la consulenza Fabbri e il rapporto dell’agenzia investigativa della difesa di Alberto Stasi), quelli arrivati al Generale Luciano Garofano dall’avvocato Federico Soldani, legale di Andrea Sempio nel 2017. In un’intervista rilasciata all’inviata Arianna Giunti, Garofano spiega come ha ottenuto quei documenti (le email di Soldani) e poi aggiunge: "Era un unico documento. Era datato il 13 dicembre, se non sbaglio, perché c’era il timbro del deposito degli avvocati nell’ufficio della Procura. Non so come li abbia avuti Soldani, e non so se la provenienza fosse legittima o meno. Non escludo che in qualche modo sia uscita una copia della consulenza Linarello, perché, purtroppo, questo è il Paese dei balocchi: gli atti secretati non rimangono tali". L’inviata del programma, poi, ricorda che il giorno in cui Garofano ha inviato un messaggio all’avvocato Soldani per chiedere dei chiarimenti in merito (un mese fa circa, a detta dell’ex consulente di Sempio), il legale ha reagito male (ricordiamo il dialogo ‘rubato’ sul pianerottolo del suo studio): "Non oso commentare l’incommentabile, si qualifica da solo questo comportamento. Io non so niente perché non ho avute risposte" è la risposta del Generale Garofano.
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Entra nel canale WhatsAppLa linea passa allo studio e il giornalista Luca Fazzo commenta: "Il silenzio di Soldani parla più di mille parole. Quel silenzio vuole dire che Soldani non può dare questa risposta, ma prima o poi dovrà darla a qualcuno di autorevole". "Creo che sia qualcosa di veramente insostenibile. Perché non risponde? Qualunque risposta credo sia doverosa. Garofano è finito in mezzo, ha tutto il diritto di sapere da dove arriva quella roba. Da consulente, se un avvocato mi manda dei materiali, io do per scontato che li abbia legittimamente", dice la criminologa Roberta Bruzzone.
La chiavetta misteriosa
Poi Milo Infante è sorpreso per il fatto che nessuno degli ospiti gli chieda il ruolo di una chiavetta USB citata a inizio puntata da lui, nella storia dei documenti secretati: "Nessuno si chiede cosa c’entri la chiavetta USB?". Subito dopo il conduttore anticipa che questo oggetto riguarderebbe un incontro che sarebbe avvenuto tra l’avvocato Federico Soldani e il Generale Luciano Garofano a Parma. A spiegarlo nei dettagli però è la giornalista Arianna Giunti, che pone l’attenzione sulla data del 13 gennaio 2017, giorno in cui i due diretti interessati si sarebbero visti a Parma perché Soldani aveva una chiavetta USB contenente altri materiali da dare a Garofano. Quella stessa sera l’avvocato invia all’ex consulente di Sempio le carte tramite email. In studio ci si chiede se si siano davvero visti quel giorno, dato che la certezza non c’è ancora e che Soldani non avrebbe avuto motivo di recarsi a Parma da Vigevano, se tutto il materiale era contenuto nell’email mandata dopo il presunto appuntamento.
C’erano altri documenti in quella chiavetta USB, oltre a quelli già svelati? Ma, soprattutto, questo incontro c’è stato davvero? "A noi risulta che si siano incontrati, c’è una risultanza investigativa", chiarisce la Giunti, ascoltando i dubbi degli ospiti in studio. E poi Infante si chiede: "Perché un avvocato dovrebbe prendersi la briga di andare a Parma per consegnare una chiavetta?" chiede il conduttore. L’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, commenta: "Con i mei consulenti comunico in maniera diversa", mentre la giornalista Rita Cavallaro afferma: "Dobbiamo considerare che cosa gli inquirenti avevano trovato nel fascicolo. E’ chiaro che nella chiavetta ci deve essere altro oltre ai documenti, altrimenti che gliela dà a fare? Te la do e poi ti mando la stessa cosa per email?". Roberta Bruzzone poi chiede: "Ma di questa chiavetta abbiamo garanzia della sua esistenza?". Il conduttore torna a parlare di "risultanze investigative", aggiungendo che "poi magari saranno smentite dai fatti, ma, al momento, gli investigatori hanno acceso questo faro". E ancora: "I diretti interessati potrebbero anche smentire, dicendo che alla fine non si sono più visti e hanno risolto tutto con quella email del 13 gennaio".
Dopo la dichiarazione di Infante, a prendere parola è Fabrizio Gallo, l’avvocato di Massimo Lovati: "Sarebbe il caso che Soldani dicesse la verità, Lovati l’ha sempre detta. Per alleggerire la posizione di ognuno degli avvocati, sarebbe opportuno andare in Procura". Allora il conduttore chiede a Gallo di "dare il buon esempio" e dice: "Lovati quando si presenterà a raccontare la verità?". L’avvocato risponde: "Lunedì andrò dal Pubblico Ministero perché Lovati è il primo che vuole chiarire la sua posizione". E aggiunge: "Io credo che sia inutile fare dei gialli nelle trasmissioni, sarebbe più utile che un avvocato si recasse lì. Siccome qualche bugia l’ha già detta…". E qui il conduttore lo incalza: "Chi ha già detto qualche bugia?", e Gallo chiarisce: "Gli altri due avvocati". Milo Infante, un po’ ironico nei toni, dice: "Perché Lovati dice la verità. Anche quando dice di non avere un conto corrente? Non è preoccupato? Ci sarà un momento in cui lei emetterà regolare fattura. Non lo è? Perché Lovati ha il conto corrente, ne ha 8, per la verità". L’avvocato Fabrizio Gallo minimizza: "8 o 9 conti credo li abbia, ma sono poca cosa".
E i soldi? "Quello è un problema degli altri", dice l’avvocato Fabrizio Gallo. Ma Luca Fazzo non ci sta: "Tutti e due gli altri avvocati mentono?". Il Difensore di Lovati è sicuro: "Sì", e la Bruzzone gli consiglia di "metterla in forma più dubitativa". Allora Gallo cerca di fare chiarezza subito dopo: "Se arrivano 45mila euro allo studio Soldani e Lovati sostiene di averne presi tra i 15mila e i 16mila euro, non ci sono misteri, dato che tutti ne prendono 15mila. Se io sottraggo a questa somma i 30mila euro, è chiaro che favorisco la questione della corruzione. Li hanno presi, ma se non l’hanno fatto, sono loro a dover dire dove li hanno messi quei 30mila. Quando vai in Procura devi dire la verità, altrimenti c’è falsa dichiarazione al PM. Noi siamo disposti a dire la verità, ma gli altri dovrebbero fare lo stesso per alleggerire un po’ una posizione che è abbastanza complicata".
Il Generale Garofano dice ‘basta’ a Milo Infante a Ore 14 Sera: il motivo
In studio, tramite collegamento telefonico, interviene direttamente il Generale Luciano Garofano (che già a Lo Stato delle Cose aveva detto parte della sua verità): "Mi rincresce che ancora una volta ci siano dei sospetti sul mio operato, che fino ad adesso mi sembra quello più trasparente. Ad Arianna Giunti ieri, durante l’intervista di ieri, avevo detto che probabilmente quel giorno con Soldani non ci siamo visti. Non me lo ricordo, anche perché, seguendo la logica, per quale motivo il 13 gennaio 2017, alle 19:47, trasmettermi quella documentazione in un unico fascicolo di 93 pagine, se ci saremmo visti a Parma quella mattina o quel pomeriggio? E’ illogico. Io non ricordo se l’ho incontrato, sono passati 8 anni, ma ne avevo parlato ad Arianna Giunti e mi dispiace che questo non sia stato detto nel servizio. L’11 gennaio, nell’email con la perizia di De Stefano, mi dicono anche che mi avrebbero fatto tenere una chiavetta USB contenente tutti gli allegati. E mi dice: ‘Resto a disposizione per incontrarci il 13/01 nel primo pomeriggio. Io non ricordo assolutamente di aver visto gli avvocati e dico anche che questo contraddice la mail con la quale ricevo la documentazione la sera alle 19, tanto è vero che poi io gli rispondo lo stesso giorno, dicendo ‘se pensate che dobbiamo vederci con Andrea e i genitori per dargli le prime indicazioni, vediamoci’. Ma poi, scusate, quale altra documentazione dovevo ricevere se non quella del documento di cui ho parlato prima?".
A questo punto il conduttore prende la parola: "Se dobbiamo pensare male, ma non su di lei…", e Garofano, un po’ stizzito, lo interrompe: "Mi farebbe piacere, perché questa aria di sospetti mi dà molto fastidio. Scusa Milo, mi dispiace perché ieri, con Arianna Giunti, ho dato tutti i particolari e questa cosa non me l’ha chiesta. Io le avrei risposto". Infante difende l’inviata dicendo che probabilmente ieri ancora non lo sapeva e aggiunge che è normale farsi due domande: "Io sono un avvocato e mi prendo la briga di venire a Parma? Lo faccio che so che certi documenti non posso mandarli via email! Quindi dico: ‘Generale vengo a portarle una chiavetta’".
Il Generale Garofano però ripete: "Ma mettete tutto insieme: l’email alle 19:47 con la documentazione che io avrei ricevuto prima sulla chiavetta? E’ assurdo! E poi l’email con la quale ribadisco, se necessario, di vederci con la famiglia Sempio. Se uniamo tutti questi elementi con un minimo di logica, mi sembra di poterlo escludere. Quindi, per favore, sgombriamo il campo da sospetti e misteri che gettano sempre ombre sul mio operato. Sono stanco, sono veramente allibito. Ora basta, perché il mio operato è stato trasparente". "Non si discute la sua correttezza, ma quello che è accaduto intorno è molto strano". Garofano chiude dicendo che la questione non riguarda lui direttamente, il suo lavoro, e chiede ancora una volta di smetterla con questa "nuvola di sospetti che si sposta da un giorno all’altro": "Vi prego, rimanere ai fatti che io ho documentato. Io vorrei vivere tranquillo ed essere libero da misteri e complotti".
Poi il giornalista Piero Colaprico ricorda un fatto molto importante: "Quando si fa l’accesso ai documenti a Brescia, sono quelli i documenti che la Procura di Brescia consegna. Se non consegna l’indagine dei detective, allora l’ipotesi della fuga di notizie si sposta verso Milano. Capito?". Per il conduttore è chiaro, ma non sa se Garofano possa rispondere a tale affermazione: "Se non ricordo male, nemmeno l’avvocato Bocellari, né lo studio Giarda avevano la copia dell’esposto timbrato. Quindi le persone che possono aver dato queste carte sono davvero poche", conclude il Milo Infante.
Prima di salutare il Generale Garofano, il giornalista Luca Fazzo ricorda il dettaglio del marchio della Procura generale di Milano sui documenti: "Questo fa piazza pulita di una cosa che ci hanno cercato di far credere per settimane, cioè che quello sia il materiale che la difesa Stasi avrebbe passato ai giornalisti per fare le anticipazioni nelle settimane precedenti". Quando Garofano dice che possono essere uscite tante copie una volta depositato il documento ufficiale, Fazzo commenta: "Stiamo con i piedi per terra. Se l’avvocato Bocellari o l’avvocato Giarda passano al Corriere della Sera il 16 dicembre, non danno ai giornalisti la copia col timbro della Procura generale, gli danno il loro materiale". "Ancora adesso la difesa di Stasi non ha l’esposto originale, quindi non ce l’aveva all’epoca", ricorda la Cavallaro.
Garlasco a Ore 14 Sera: l’avvocato di Lovati, Fabrizio Gallo, dice chi sarebbero ‘Quei signori lì’
Non passa inosservato in studio un commento dell’avvocato Fabrizio Gallo relativa alla frase "Quei signori lì" detta dai genitori di Andrea Sempio in una intercettazione. Il legale di Massimo Lovati, parlando di cosa chiariranno in Procura quando il suo assistito verrà ascoltato, dice che prima di tutto intendono chiarire la questione economica, andando avanti per step, e poi afferma: "Parlerà se gli chiedono se ha avuto rapporti con la famiglia Sempio, ma soprattutto chi aveva un rapporto con ‘quei signori’. Lovati non ne ha mai avuti con queste persone. Abbiamo la prova provata che ‘quei signori’ venivano contattati da Soldani, non da lui. Era l’unico". Roberta Bruzzone interviene: "Quali ‘signori’?", e Gallo spiega: "Quelli a cui faceva riferimento la madre, che sarebbero, forse, i due carabinieri". Milo Infante evidenzia: "Lei sta dicendo che l’avvocato Soldani era l’unico ad avere rapporti con Spoto e Sapone". E Gallo ricorda: "Non c’è nessuna telefonata o sms tra Lovati e quel signore". A questo punto il conduttore gli chiede che rapporti poteva avere l’avvocato Soldani con Sapone e Gallo risponde: "Soldani è stato un praticante di Lovati, è stato nel suo studio e ha appreso delle tecniche difensive che…" E’ Infante a terminare la frase: "Che passano attraverso la manipolazione della polizia giudiziaria?". Ma l’avvocato di Lovati chiarisce: "No, dico solo che un avvocato non può avere rapporto con un indagato, se non per motivi di notifica".
Roberta Bruzzone interviene dicendo che deve fare una domanda ‘cattiva’ e poi chiede a Gallo: "Ma quando la signora Sempio parla di ‘portare i soldi a ‘quei signori lì’, stiamo parlando di Soldani, Grassi e Lovati o dei signori a cui stai facendo riferimento tu? Perché devo dire che ho avuto un attimo un sussulto". L’avvocato risponde: "Quando loro parlano di avvocati, la signora lo dice chiaramente, quindi quando parla di ‘quei signori lì non si riferisce agli avvocati. Un rapporto addirittura dice che c’è un rapporto diretto tra la famiglia Sempio e ‘quei signori lì’ che escluderebbe gli avvocati. Io credo che con quella frase la madre non si riferisse ai legali, perché lei lo specifica se parla di avvocati o ‘quei signori lì’. E’ nelle intercettazioni". Fazzo: "La televisione in diretta è bellissima. Stiamo assistendo a un passaggio decisivo: l’avvocato dell’uomo che forse conosce meglio questa vicenda, cioè Massimo Lovati, ci sta dicendo che quando la famiglia parla dei soldi per ‘quei signori lì’, sta parlando dei carabinieri". Fabrizio Gallo si difende: "Ma lo dicono loro, non io, c’è l’intercettazione e io la sto interpretando. Non volevo permettermi di mettere in mezzo persone, viene dalle carte". Ma il giornalista Luca Fazzo non ci sta: "Lei è un uomo intelligente e parla a ragion veduta. Ha dato una risposta che per me segna le prossime indagini di questa inchiesta".
Subito dopo si passa all’intercettazione in cui Giuseppe Sempio parla di un assegno da 7mila euro da fare (datata al 10 febbraio del 2017, giorno dell’interrogatorio di Andrea Sempio), dicendo anche "non ce la facciamo più" Fabrizio Gallo evidenzia: "Sarebbe molto grave se queste frasi fossero dirette ad avvocati", e Bruzzone dice che sarebbero ancora più gravi se fossero legati alla polizia giudiziaria. L’avvocato Gallo però sottolinea: "Ho capito, ma non credo che gli avvocati siano andati con la pistola a chiedergli i 7mila o 30mila euro". Poi il commento di Antonio De Rensis: "In linea di principio, è difficile immaginare un’angoscia di questo tipo legata agli avvocati. Io ho clienti anche benestanti che mi dicono: ‘Ogni tre mesi le faccio un bonifico’. Come possiamo pensare che questa esasperazione, sofferenza sia riferita a un pagamento professionale? Questa angoscia sarà riferita a uno stato d’animo o a una situazione…". Infine, tutti i in studio concordano che nessun avvocato presenta la parcella il giorno dell’interrogatorio, mettendoti pressione, anche perché in quella occasione c’è da pensare a come rispondere alle domande.
