Garlasco, l'avvocato De Rensis punge Venditti: "Perché dura più di Vespa?". E svela: "Stasi rischia di impazzire"

A Ore 14 Sera il Dna sulle unghie di Chiara Poggi compatibile con la linea maschile di Sempio e l'indagine per corruzione su Venditti: cosa è successo

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Garlasco a Ore 14 Sera cosa successo puntata 27 novembre 2025
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Nella nuova puntata di Ore 14 Sera, condotta da Milo Infante giovedì 27 novembre, in prima serata su Rai 2, si torna a parlare del delitto di Garlasco, puntando prima sulla news del giorno – il Dna sulle unghie di Chiara Poggi compatibile con la linea maschile di Andrea Sempio – e poi sull’indagine per corruzione in atti giudiziari nei confronti dell’ex Procuratore aggiunto Mario Venditti, accusato di essersi lasciato corrompere da Giuseppe Sempio, padre di Andrea e unico indagato come presunto corruttore. Ecco cosa è successo nella puntata del 27 novembre di Ore 14 Sera.

Garlasco a Ore 14 Sera, puntata 27 novembre 2025: cosa è successo

Il blocco dedicato al delitto di Garlasco nella puntata di Ore 14 Sera non può che iniziare con la novità di oggi, 27 novembre 2025, ovvero la notizia che il Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi sarebbe compatibile con la linea paterna di Andrea Sempio. Milo Infante domanda: "Ma è possibile che un domani chiedano al padre di Sempio di dargli il Dna per confrontarlo?".

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In studio si fa ricorso alla logica, prendendo come esempio il nonno di Sempio e ricordando che tutto va contestualizzato: "Difficilmente il Dna sarà del nonno di Sempio, perché non credo che quest’ultimo sia mai entrato in contatto con Chiara Poggi", commenta la giornalista Rita Cavallaro. Poi interviene l’avvocato Antonio De Rensis: "Non dimentichiamoci, quando pensiamo che il Dna possa derivare da uno starnuto o da un telecomando, che le dita e le mani sono due. Quindi abbiamo toccato l’oggetto con due mani? Quanti sono questi oggetti? Quanti se ne possono prendere con due mani? Vede come tutto è faticoso quando si va da una parte e quanto diventa più facile quando si va da un’altra parte?"

Si passa a parlare dei capelli nel lavandino che, come ricorda l’avvocato De Rensis, sarebbe stato pulito "accuratamente" da Alberto Stasi il giorno dell’omicidio, secondo la sentenza: "E’ impossibile non portare avanti delle critiche, seppure in maniera rispettosa. Il filo d’acqua che avrebbe usato Stasi non si sposa con la sentenza, che è il Vangelo per chi ritiene – spero di non essere blasfemo – che Stasi sia colpevole. O seguiamo la sentenza o i fatti e quello lì non è un lavandino lavato accuratamente".

Tornando poi al Dna sulle unghie di Chiara, la genetista Marina Baldi, consulente di Andrea Sempio, ribadisce che non si tratterebbe di un Dna da contatto diretto, per via della quantità minima rilevata. L’avvocato De Rensis, a tal proposito, chiede: "Questa faccenda del contatto da trasferimento o diretto, in realtà, chi la può affermare? Si andrà per logica investigativa. Qualora ci fosse l’attribuzione del Dna, dovranno dirci gli esperti come è avvenuta la contaminazione. Nella casa Chiara non ha toccato oggetti usati dai genitori o da Alberto: caso strano, la parte di pavimento dove Sempio avrebbe starnutito, come sostengono dei genetisti, è stata toccata…". Secondo Umberto Brindani, direttore di Gente, la notizia di oggi è il primo punto fermo da diversi mesi a questa parte e aggiunge: "Sento parlare da settimane di contaminazione, ma io sono d’accordo con De Rensis: come si fa a trovare l’oggetto che salva Sempio dalla responsabilità? Questa, per me, è una linea difensiva perdente".

Quando si parla dell’impronta 33, il giallista Piero Colaprico dice che potrebbe essere del complice dell’assassino, ma Milo Infante replica: "Sai che è la stessa cosa? Se ci sono due persone in casa al momento del delitto, sono entrambi assassini. Non è che uno è l’assassino e l’altro l’amico dell’assassino". E Colaprico ribatte: "Dal punto di vista penale sì, da quello della ricostruzione dei fatti assolutamente no". Poi l’avvocato De Rensis chiosa: "L’impronta 33 mi ricorda un po’ quelle persone che vengono trascurate e che poi invece si rivelano persone di grande interesse a cui nessuno aveva dato peso. Se ne parla poco, ma questo non vuol dire che non peserà molto. Mi aspetto qualche sorpresa, come dallo scontrino".

Garlasco, Ore 14 Sera: l’intervista a Mario Venditti e la battuta di De Rensis

Subito dopo l’intervista all’ex Procuratore aggiunto Mario Venditti, indagato per corruzione in atti giudiziari. "Il 26 settembre mi è caduto il mondo addosso. Dopo i tre annullamenti da parte del riesame, finalmente comincio a tirare un sospiro di sollievo. Forse qualcuno comincia a rendersi conto di aver preso un grande abbaglio. Corrotto io? Non è un’accusa infondata, è un’accusa ridicola! Io avevo presentato una richiesta di archiviazione per Sempio di ben 20 pagine, che non è una cosa normale. Il Gip Lambertucci nel suo decreto di archiviazione ha aggiunto altre 10 pagine e ha scritto anche che io ho svolto quelle indagini per un eccesso di zelo, perché mi sarei dovuto fermare prima, nemmeno avrei dovuto iniziare quella indagine, perché c’è un giudicato che sostiene che c’è un solo responsabile dell’omicidio e che si tratta di Alberto Stasi. Escludo che qualcuno della PG possa aver fatto il mio nome in Procura, perché li conosco. Inutile nasconderci, parliamo di Spoto e Sapone, che sono però due persone degnissime: sono stati per oltre 40 anni nell’Arma dei Carabinieri e hanno svolto sempre il loro lavoro con grande efficienza e dedizione. Sono sicuro della lealtà dei Carabinieri in generale e di questi due uomini in particolare, come sono sicuro della lealtà degli avvocati, perché, se i soldi dei Sempio li hanno presi loro, escludo che mi abbiano ‘venduto’", dice Venditti.

Non manca un commento dell’avvocato De Rensis sulle parole di Mario Venditti: "Lo ritengo estraneo fino a prova contraria, però vorrei una spiegazione su cosa si sono detti Sapone e Sempio in quei 5 minuti e 15 secondi, una telefonata più lunga della trasmissione del direttore Bruno Vespa (Cinque minuti, ndr). Quando ho visto il suo programma, mi sono detto: ‘Ma quante cose si dicono in 5 minuti?’ Tante! Quella telefonata, fatta di domenica a Sempio prima dell’avviso, deve essere spiegata". Al momento non abbiamo nessuna risposta al riguardo, ma, nella seconda parte dell’intervista mandata in onda, Venditti parla dell’interrogatorio fatto a Sempio nel 2017: "Non ho avuto la sensazione che Andrea Sempio fosse a conoscenza degli atti dell’indagine durante l’interrogatorio. Io non so cosa abbia percepito lui quando ha detto ‘sono dalla mia parte’. Quello è un commento che normalmente si fa tra assistito e avvocato, sono gli stessi che faccio io col mio legale, nulla di strano. E poi le percezioni sono personali. Oggi come allora archivierei l’inchiesta su Sempio in 21 secondi, assolutamente sì. Io ho fatto un solo errore: mi sarei dovuto fermare a gennaio 2017".

Infine, l’avvocato Antonio De Rensis racconta come Alberto Stasi ha preso la notizia del Dna compatibile con la linea maschile di Andrea Sempio: "Cerca di seguire con grande razionalità. È rimasto colpito dalla notizia, ma Alberto deve anche proteggersi, perché quando si è nella sua condizione si vive la giornata con la paura di svegliarsi e dire ‘è stato solo un sogno’ e la speranza che questa volta si arrivi in fondo, quindi il ragazzo cerca di proteggersi analizzando in maniera razionale ciò che accade. Lo deve fare per forza, perché c’è il rischio di impazzire".

Infine, l’avvocata Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, presente nel programma tramite collegamento telefonico, dà il suo parere sulla notizia del Dna: "Dal punto di vista logico, bisogna tenere presente tante circostanze, su tutte il fatto che il Dna sarebbe su due unghie di mani differenti. Non trovo il Dna di chi quella casa la l’abitava e del fidanzato Alberto Stasi, che era stato con lei in quella casa la sera prima, ma trovo il Dna di un amico del fratello, che quantomeno dal 4 agosto quell’abitazione non la frequentava, ed è così sfortunato da lasciare il suo Dna e che la vittima lo abbia toccato con due mani diverse… Però cosa sarebbe successo se nel 2014 De Stefano avesse detto che quel Dna era di Alberto Stasi? Sarebbe stato distrutto, sarebbe stata la prova regina della sua colpevolezza. E se la difesa avesse osato dire: ‘Signori, era con lei la sera prima’, chi ci avrebbe ascoltato, creduto? Nessuno, e credo lo sappia tutta l’Italia".


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