Ore 14, polemiche sulla giustizia riparativa per Benno Neumair (con le zie). Bruzzone durissima: “Non si pentirà mai”

Al centro della puntata di Ore 14 di martedì 11 novembre c'è stato il caso di Benno Neumar, che ha iniziato il processo di giustizia riparativa. Durissimo il giudizio della psicologa e criminologa

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Benno Neumair
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La puntata di "Ore 14" di oggi, martedì 11 novembre 2025, parte con il caso di Benno Neumair, condannato definitivamente all’ergastolo, come era già accaduto in primo grado, per avere ucciso i suoi genitori, Laura Perseli e Peter Neumair. I fatti sono avvenuti ormai quasi cinque anni fa, il 4 gennaio 2021, giorno in cui lui li ha strangolati con un cordino in casa per poi disperdere i loro corpi nell’Adige.

In un primo momento lui si era finto preoccupato, ma è poi arrivato a confessare dopo la scoperta dei corpi. Il 6 febbraio emerse il cadavere di Laura, il 27 aprile quello di Peter: a quel punto Benno ha ammesso le sue responsabilità. La sua vita nonostante il carcere oggi sembra cambiata, secondo quanto trapela dal ‘Corriere della Sera’. Lui si trova infatti nel carcere di Montorio, lo stesso di Filippo Turetta, dove insegna scacchi agli altri detenuti, oltre ad avere intrapreso il percorso della giustizia riparativa grazie a due zie, che hanno deciso di accogliere la sua richiesta e che può incontrare una o due volte al mese. Del tutto contrarie sono invece la sorella Madè, convinta che lui non si sia mai pentito e una delle sorelle della mamma, Carla, che si era costituita con lei parte civile.

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Ore 14, puntata 11 novembre 2025: cos’è successo

Secondo la Cassazione Benno Neumair soffre di quattro gravi disturbi di personalità, tra cui il disturbo narcisistico, antisociale e istrionico, ma è convinta che fosse pienamente capace di intendere e di volere al momento del duplice omicidio.

Milo infante non ha potuto quindi che interpellare Roberta Bruzzone in merito alla sua capacità di riprendersi Il suo giudizio è davvero duro: "Non si guarisce da queste patologie, sono problematiche troppo gravi – ha detto -. La sorella è quella che lo conosce meglio, per questo credo abbia ragione quando pensa che lui non sia assolutamente pentito. La sua condizione personologica credo sia la più lontana possibile dal pentimento genuino. Per pentirti devi ‘sentire’ l’altro, leggere e percepire le emozioni dell’altro, puoi a quel punto sentire il peso della colpa. Lui non è mai arrivato a questo punto, prova vergogna per se stesso, ma non è in grado di avere empatia per l’altro. Ammettere la colpa è per lui inaccessibile".

Importante anche l’intervento di Alberto Faustini, direttore de ‘L’Adige‘, che ha segito da vicino la vicenda. "Passano gli anni, ma le personalità restano le stesse. Anch’io dall’inizio sono stato dalla parte di Madè (la sorella, ndr), lei non ha mai ricevuto lettere o richieste di scuse o segni di pentimento, questo è un elemento fondamentale. Alcune parti della famiglia hanno provato a comprendere l’accaduto, altri non riescono non solo a perdonare, ma nemmeno ad accettare quello che è successo. La giustizia riparativa è importante, ma deve essere complementare, non sostituisce l’altra giustizia, non si devono trovare scorciatoie all’improvviso".

Questa è stata l’occasione anche per spiegare meglio in cosa consiste la giustizia riparativa, introdotta recentemente con la Riforma Cartabia del 2022. Questa fa la differenza se interviene prima della condanna definitiva, in questo caso si può usufruire delle attenuanti generiche, mentre in questo caso non va a cambiare niente. Si può comunque tenerne conto per valutare la buona condotta, questo potrebbe permettergli di ottenere dei benefici durante l’espiazione della pena.

Roberta Bruzzone su Benno: "Quel bambino tenero non è mai esistito"

Non tutti ritengono però che concedere questo strumento sia stato corretto, visto che gli permette di entrare in contatto con i parenti di chi è stato ucciso. Questo concetto è stato espresso duramente da Bruzzone: "Negli altri Paesi la giustizia riparativa viene utilizzata per reati minori, non gli omicidi o le violenze sessuali aggravate, cosa che invece da noi è consentita".

È un errore però pensare che debbano essere d’accordo tutti i parenti per permettere a Benno (ma vale per ogni detenuto) di ottenere questo beneficio. Su questo è intervenuto l’avvocato Macrì: "Da Codice non è vero che devono essere d’accordo tutte le parti lese, possono anche rifiutarsi tutti i parenti, ma può essere accolta se ci sono dei parenti che hanno subito un episodio simile e acconsentono. Possono essere parenti di altre vittime che hanno subito la stessa perdita".

A detta di Infante può essere il ricordo di Benno bambino ad averle spinte ad accettare, ma anche su questo Bruzzone. "Quel bambino tenero non è mai esistito, anche in quella fase c’era un suo aspetto che gli permetteva di manipolare gli altri. Le zie sono ancorate a un momento storico della vita di Benno, ma quella personalità non esiste".


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