Olimpiadi 2026, Ghali ignorato alla cerimonia di apertura da regia e telecronisti, Myrta Merlino furiosa: "Imbavagliato"

Dalle accuse di oscuramento televisivo, fino all'insolita scelta di regia e commentatori: arrivano le parole durissime di Myrta Merlino, e la cerimonia di apertura continua a far discutere.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

La cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina avrebbe dovuto essere una celebrazione collettiva di musica e simboli capaci di rappresentare un Paese, e il suo rapporto con il mondo. E invece per molti telespettatori, quella serata è diventata il teatro di un’assenza evidente: Ghali c’era, ma sembrava non esserci. Non è stata colpa dell’artista, sia chiaro. La sua performance è stata forte, evocativa e convincente. Ad essere mancata è stata soprattutto la presenza di un commento adeguato, e di riprese che riconoscessero il ruolo centrale del rapper.

Ghali diventa trasparente durante la sua performance all’apertura dei giochi Olimpici

Durante la diretta Rai, l’impressione del pubblico è stata piuttosto netta. Ghali è apparso come una figura confusa tra i ballerini, uno dei tanti elementi scenici di un quadro più ampio, e non come il protagonista di uno dei passaggi più intensi della cerimonia. Eppure era sua la voce che recitava Promemoria, la poesia di Gianni Rodari contro la guerra, proposta in italiano, francese e inglese. Nessun accenno da parte dell’impreciso telecronista Paolo Petrecca, o magari riflessione sul testo recitato dall’artista. Una telecronaca spesso molto (troppo) presente in certi momenti, ma stranamente silenziosa quando si è trattato di parlare del ruolo affidato al rapper. Un’assenza narrativa notata molto dal pubblico social e non solo, soprattutto se confrontata con l’attenzione riservata ad altri momenti dello spettacolo, anche molto meno densi di significato. Stesso discorso per la regia video, che ha mantenuto inquadrature estremamente ampie che hanno sicuramente fatto godere delle performance del corpo di ballo, ma che non hanno regalato molti primi piani del rapper. Che il clima non fosse sereno lo si era capito già nei giorni precedenti. Alla vigilia della cerimonia, Ghali aveva pubblicato un lungo messaggio sui social che oggi appare quasi profetico:"So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato".

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La reazione del web e l’intervento di Myrta Merlino

Sui social, le critiche alla Rai sono esplose nel giro di pochi minuti. Si parla apertamente di "oscuramento", di "trattamento irrispettoso", di una scelta editoriale che avrebbe reso invisibile un artista scomodo. Tra le voci più nette c’è quella di Myrta Merlino, ex conduttrice di Pomeriggio Cinque, che ha difeso Ghali senza mezzi termini: "Ghali, al centro dello stadio, recita i versi di "Promemoria" di Gianni Rodari in italiano, francese e inglese. In arabo no, perché non glielo hanno permesso. Ma riesce anche così ad aprire una riflessione potente sul rifiuto della guerra e sul significato della tregua olimpica. E noi siamo felici che non si sia rifiutato di andare dopo i maldestri tentativi di censurarlo", ha scritto. E ancora: "Ghali imbavagliato preventivamente, evitato alla cerimonia, privato di inquadrature in primo piano. Eppure chiarissimo, con il suo messaggio potente contro l’omologazione. Le Olimpiadi dovrebbero servire anche a questo: rappresentare il mondo per quello che è. Plurale. Diverso. In pace". Ora la polemica non riguarda più soltanto la presenza di Ghali sul palco, ma il modo in cui la televisione pubblica ha scelto di raccontarla, o di non raccontarla affatto. L’assenza di primi piani, la mancata citazione durante la telecronaca e la sensazione di un protagonismo ridotto al minimo hanno trasformato quella performance in un caso mediatico.


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