Odissea, Anne Hathaway è Penelope ma Nolan l'aveva già raccontata in Interstellar: l’infinita attesa di qualcuno che non torna

Dal telaio di Itaca alla lavagna di Murph: come Nolan ha sempre raccontato il tempo attraverso le donne che attendono il ritorno di un uomo impossibile.

Melania Fiata

Melania Fiata

Giornalista

Laureata in Lettere, divoratrice di libri e serie. Scrivo di spettacoli, film e TV.

Il 16 luglio 2026 è uscito Odissea, di Christopher Nolan, il suo film più ambizioso, girato interamente in IMAX 70mm, 250 milioni di budget, un cast da capogiro con Matt Damon e Anne Hathaway. Ma sotto l’epica dei mostri e del mare c’è qualcosa di più antico e personale: la stessa ossessione che attraversa tutta la sua filmografia, in particolare (anche) Interstellar. Non il viaggio dell’eroe, ma l’attesa di chi rimane. Una donna in una stanza, con le mani occupate e il tempo che non passa. Penelope ha il suo telaio, Murph aveva la sua lavagna. Forse sono sempre stata la stessa persona.

Odissea e Interstellar, il tempo come campo di battaglia per Penelope e Murph

Interstellar (2014) racconta di Cooper, astronauta interpretato da Matthew McConaughey, che abbandona la figlia Murph per esplorare oltre un wormhole nei pressi di Saturno. Grazie alla consulenza del fisico Kip Thorne, il film rispetta la relatività: un’ora vicino al buco nero Gargantua vale sette anni sulla Terra, e mentre Cooper non invecchia, sua figlia sì. Il vero tema del film, però, non è il viaggio nello spazio, ma la lavagna di Murph. Nella sua stanza, da bambina prima e da scienziata adulta poi, Murph scrive e cancella equazioni sulla lavagna, cercando di completare una teoria unificata della gravità che permette all’umanità di sfuggire alla Terra morente. La lavagna è il campo di battaglia di Murph, è il luogo dove combattere contro l’assenza, contro il tradimento, contro l’impossibilità fisica del ritorno del padre. L’Odissea apre con un’inquadratura su Itaca, otto anni dopo la caduta di Troia, e Ulisse non è tornato.

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Come scrive la recensione di Deadline, Penelope, interpretata da Anne Hathaway in quella che i critici arrivano già una performance da candidatura agli Oscar, viene letteralmente prosciugata dai Proci che invadono la sua reggia, consumando le sue risorse e imponendole di scegliere un nuovo marito. L’attesa di Penelope è un’attesa politica, economica, carnale. Il telaio con cui tesse di giorno e disfa di notte il sudario del suocero Laerte non è solo una furbizia: è il suo modo di tenere ferma la lancetta del tempo, di congelare la situazione politica di Itaca fino a quando Odisseo non tornerà. La lavagna di Murph è il telaio di Penelope.

Penelope, Telemaco Murph: vittime dell’abbandono in Odissea e Interstellar

Entrambe le donne – Penelope e Murph – abitano la stessa trappola: aspettano un uomo che ha promesso di tornare ma che è prigioniero di uno spazio-tempo alieno. Per Ulisse, è il mare mitologico, le isole delle ninfe, Scilla e Cariddi, Calipso (Charlize Theron nel film di Nolan) che lo trattiene nella sua isola come ospite involontario per anni. Per Cooper, è il buco nero Gargantua, la dilatazione temporale, la fisica che trasforma i decenni in ore e rende il ritorno a casa un’equazione irrisolvibile. In Interstellar e ora in Odissea, c’è qualcosa di doloroso: il tempo che separa padri e famiglie non è un meccanismo intellettuale, è una ferita biografica. Nolan stesso ha dichiarato che il cuore personale di Interstellar era "il senso della vita che ti passa davanti e dei tuoi figli che crescono prima dei tuoi occhi". Omero e Nolan accendono entrambi i riflettori sulla rabbia dell’abbandono.

In Interstellar, Murph smette di mandare videomessaggi a Cooper – i messaggi non arriveranno mai in tempo, la fisica lo rende impossibile – e la sua rabbia si trasforma in distanza, in silenzio, in un rancore che Cooper troverà ancora vivo quando tornerà. Telemaco, nel film di Nolan, è un giovane che ha aspettato abbastanza: le recensioni descrivono Tom Holland come un "aspirante al trono, protettore combattivo della madre assediata" che sente di non potersi permettere di aspettare ancora. Sia Murph che Telemaco, figli abbandonati, trasformano la speranza in azione disperata: lei attraverso la scienza, lui attraverso la politica sfida ai Proci.

Odissea e Interstellar, il trauma del ritorno

Tuttavia, il vero legame tra i due film sta nel finale. In Interstellar, Cooper sopravvive al buco nero e viene recuperato nei pressi di Saturno da una stazione spaziale ormai funzionante; Murph ha risolto l’equazione, ha salvato l’umanità. Ma quando padre e figlia si incontrano di nuovo, Murph è un’anziana sul letto di morte, circondata da nipoti e pronipoti. Cooper ha l’età biologica di un uomo di quarant’anni, sua figlia, invece, è più vecchia di lui. Nell’Odissea, Ulisse torna a Itaca dopo vent’anni e ritrova una moglie che quasi non lo riconosce, costretta a un test dell’arco per credere che l’uomo davanti a lei sia davvero il suo re. Cooper ritrova Murph, ma non può più essere suo padre. Ulisse ritrova Penelope, ma deve ricostruire un’esistenza con una donna che ha imparato a sopravvivere senza di lui. Il ritorno non ripristina il passato, lo rende impossibile.

Odissea, perché Nolan ha scelto Anne Hathaway per il ruolo di Penelope

Non è un caso che Nolan abbia scelto Anne Hathaway – già protagonista di Interstellar nel ruolo della dottoressa Brand, altra donna che aspetta e agisce in uno spazio cosmico – per interpretare Penelope. In un’intervista con Empire Magazine, Hathaway ha dichiarato di voler mostrare Penelope "come un personaggio forte e attivo, non come qualcuno che semplicemente attende il ritorno di Odisseo". Questa è la grande intuizione che Omero e Nolan condividono: le donne che aspettano non sono passive, sono le vere architette della storia. Senza il telaio di Penelope, Itaca cadrebbe prima del ritorno di Odisseo. Senza la lavagna di Murph, l’umanità si estinguerebbe prima che Cooper trovi un pianeta. L’attesa, in entrambi i casi, è un’azione politica, scientifica, morale.


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