Odissea, il successo di Nolan svela un’imbarazzante realtà: gli italiani la ricordano male, gli errori su Ulisse (e non solo) sono clamorosi
L'indagine di Libreriamo rivela le grandi lacune degli italiani sull'opera di Omero: tra errori su Ulisse, Penelope e miti confusi, Nolan riapre il dibattito.

L’arrivo al cinema dell’Odissea di Christopher Nolan ha, inevitabilmente, riacceso l’interesse per uno dei testi più importanti della cultura occidentale. Ma, dietro il fascino di questo mito, spunta un dato che sorprende e imbarazza allo stesso tempo: molti italiani sembrano non ricordare affatto quest’opera. Un’indagine nazionale rivela, infatti, profonde lacune su personaggi, episodi e significati del poema attribuito a Omero. Ed ecco che escono fuori gaffe ed errori ‘mostruosi‘. Vediamo insieme tutti i dettagli.
Odissea, le gaffe degli italiani sull’opera di Omero: il film di Nolan tocca un’nervo scoperto’
La recente attenzione mediatica dedicata all’Odissea, anche grazie alla trasposizione cinematografica di Christopher Nolan, non sembra aver portato a una maggiore conoscenza del poema omerico. Secondo un’indagine di Libreriamo, realizzata attraverso l’analisi di circa 1.500 conversazioni online, oltre 7 italiani su 10 commettono errori nel ricostruire trama, personaggi e cronologia dell’opera. Tra le principali lacune emerge la confusione sull’autore: il 52% degli intervistati attribuisce erroneamente l’opera a Virgilio. Anche il Cavallo di Troia viene spesso collocato all’interno dell’Iliade o dell’Odissea (76%), mentre in realtà è solo accennato da Omero e raccontato più ampiamente nell’Eneide. Molti fraintendono anche il viaggio di Ulisse: il 72% pensa che abbia trascorso vent’anni in mare combattendo mostri, ignorando la distinzione tra guerra di Troia, permanenza presso Calipso e Circe. Inoltre, il 79% interpreta il viaggio come una ricerca di nuove terre, visione legata soprattutto a Dante, invece che come un ritorno verso casa e Penelope. L’indagine evidenzia anche altre false convinzioni: il 91% confonde le Sirene omeriche con le moderne sirene metà donna e metà pesce; il 64% immagina Penelope impegnata a lavorare a maglia invece che a tessere; il 63% considera Scilla e Cariddi isole o figure femminili rivali; il 71% pensa che Telemaco sia un bambino, mentre nel poema è un giovane protagonista attivo. Infine, il 58% considera l’inganno di Ulisse a Polifemo il suo trionfo definitivo, dimenticando la successiva rivelazione della propria identità che scatena l’ira di Poseidone.
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Entra nel canale WhatsAppSecondo Saro Trovato, fondatore di Libreriamo, nonostante le profonde radici culturali legate alla classicità, spesso si tende a dimenticare i testi fondativi. Secondo il sociologo, la cultura pop ha contribuito ad allontanare il pubblico dall’eredità omerica, che invece rappresenta una parte importante della nostra identità narrativa. Per questo invita a riscoprire la lettura diretta dei classici, soprattutto attraverso la scuola, per mantenere vivo il legame con questo patrimonio: "In Italia abbiamo la fortuna di avere radici scolastiche e culturali profondamente legate all’epica classica, ma per assurdo siamo i primi a non ricordare a sufficienza i nostri testi fondativi. Basta guardare i dati: il nostro bagaglio omerico è stato cannibalizzato dalla cultura pop. La classicità non è solo polvere da biblioteca, ma un luogo identitario che ha forgiato il nostro modo di raccontare le storie. Per salvaguardare questo patrimonio occorre prima di tutto leggerlo per davvero […] Occorrerebbe riprendere in mano i testi senza preconcetti, un’abitudine che le scuole dovrebbero rinnovare per creare una "confidenza narrativa" permanente con i capolavori assoluti."
Nolan e l’Odissea: il mito di Troia come critica del potere
Christopher Nolan, nella sua versione dell’Odissea, non si limita a raccontare il mito di Troia, ma ne propone una rilettura critica. Il cavallo di Troia, da sempre simbolo dell’intelligenza che supera la forza, diventa nel film una scelta moralmente ambigua: il primo compromesso di un uomo che mette il proprio talento al servizio di un potere interessato più alla vittoria che alla pace. Ulisse appare come un uomo tormentato, consapevole delle conseguenze delle proprie scelte, mentre Agamennone diventa il simbolo universale di un’autorità capace di giustificare la guerra attraverso grandi narrazioni. Nolan ribalta così la visione tradizionale dei Greci come eroi civilizzatori e invita a interrogarsi sul prezzo delle vittorie ottenute attraverso l’inganno e la violenza.