Odissea: l'Omero di Nolan è uno spettacolo sensoriale, ma fortemente americano. Monumentale Matt Damon. Recensione
Il regista anglo-americano, aiutato da un cast impressionante e da un impianto audiovisivo senza precedenti, setta lo standard per i kolossal futuri

Di pochissimi film, nel recente passato, si era parlato come dell’Odissea di Christopher Nolan. Un progetto gargantuesco anche solo per i nomi coinvolti per il cast, una pellicola che mirava a ridefinire il concetto di kolossal andando a basarsi su uno dei poemi fondativi della cultura occidentale. Un film che, inevitabilmente, ha sollevato un polverone mediatico con ridottissimi precedenti, andando a creare due schieramenti distinti. Da un lato chi criticava il regista anglo-americano per le discutibili variazioni creative che si è preso nei confronti dell’epica di Omero. Dall’altro chi ne difendeva a spada tratta la libertà interpretativa, trincerandosi dietro alla natura "fantastica" di diversi passaggi dell’Odissea, tra streghe, mostri marini e giganti da un occhio solo.
La verità, si sa, sta probabilmente nel mezzo. Odissea, al cinema dal 16 luglio 2026, come vedremo in questa recensione è senza mezzi termini un film visivamente impressionante, in grado realmente di settare un nuovo standard per quanto riguarda la produzioni di questo tipo. Ma è anche filtrato da una fastidiosa lente "americanizzante", che porta a distorcere il racconto originale per spettacolarizzarlo e renderlo più vicino a quelli che sono i desideri del pubblico odierno, specialmente quello statunitense. Nel cast, oltre a Matt Damon nei panni di Ulisse, troviamo Anne Hathaway, Robert Pattinson, Tom Holland, Zendaya, Jon Bernthal, Lupita Nyong’o, Charlize Theron, Elliot Page, John Leguizamo e Himesh Patel.
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Entra nel canale WhatsAppOdissea – La recensione del film
Tecnicamente, Odissea è uno dei progetti più maestosi che il cinema abbia visto da anni a questa parte. Sperimentato in IMAX a 70 mm e con il poderoso impianto della sala Energia del Cinema Arcadia di Melzo, con le poltroncine che letteralmente tremavano nei momenti più concitati, il film restituisce un’esperienza sensoriale con pochissimi altri precedenti. Merito anche del nuovo sistema Blimp, che ha permesso di girare tutto usando le altrimenti rumorosissime telecamere IMAX, e della splendida fotografia di Hoyte van Hoytema, alla quinta collaborazione con Christopher Nolan dopo Interstellar, Dunkirk, Tenet e Oppenheimer. Odissea è un film fortemente materico e legato agli elementi, in cui acqua, sabbia sale e polvere sembra di sentirli realmente addosso. Nolan ha insistito per catturare il più possibile in camera: gli attori sono andati davvero in mare, gli effetti pratici hanno la consistenza sporca e vera delle cose fatte a mano.
In un mix audio semplicemente perfetto, con le voci degli attori ben distinte dal resto, spicca anche la colonna sonora di Ludwig Göransson, abile a fondere classico e moderno in qualcosa di completamente proprio, dove le percussioni di un’altra era incontrano i suoni contemporanei, rendendo l’opera accessibile al pubblico di oggi così come fa ogni reparto del film. Sì, gli attori recitano in inglese moderno, e sì, si crea uno stranissimo effetto, come ad esempio nei momenti in cui Telemaco si riferisce al padre chiamandolo "Dad", letteralmente "papà". Una scelta che, come molte altre, ha fatto largamente discutere e che è stata giustificata dalla voglia di avvicinare l’opera al pubblico odierno: i personaggi della sua Odissea parlano come parliamo noi, esattamente come i personaggi dell’Odissea di Omero parlavano come le persone comuni ai tempi di Omero. Comprensibile ma solo parzialmente giustificabile, a nostro modo di vedere.
Di cosa parla la trama di Odissea
Forse il viaggio di ritorno a casa più famoso della storia della letteratura. Ulisse (Damon), dopo aver contribuito a far vincere a Menelao (Bernthal) e a suo fratello Agamennone (Ben Safdie) la guerra di Troia, riparte alla volta di Itaca, incontrando numerosi ostacoli lungo il cammino. 10 ulteriori anni in mare dopo i 10 richiesti dall’assedio alla città, con Itaca e la sua corte prese d’assalto dai pretendenti alla mano di Penelope (Anne Hathaway), moglie fedele in attesa del marito. Telemaco (Holland), figlio di un padre che non ha mai conosciuto, confida nel suo ritorno, ma è alla disperata ricerca di risposte e di informazioni in merito al suo destino.
Ulisse, bloccato sull’isola della ninfa Calipso (Theron), racconta in un lungo flashback l’avventura sua, del cognato Euriloco (Patel) e degli itacesi tra ciclopi, streghe e punizioni divine.
Un viaggio, temporalmente non lineare, nel senso di colpa
Che Christopher Nolan abbia una certa predilezione per i racconti non lineari è risaputo. Prendendo spunto direttamente dall’epica, in cui Ulisse rivela ad Alcinoo il suo viaggio con un flashback, anche in questo caso il racconto non è cronologico, e salta continuamente da una linea temporale all’altra. C’è il presente, con la questione dei pretendenti e il viaggio di Telemaco a Sparta; c’è il passato remoto, con la conclusione della guerra di Troia e l’episodio del Cavallo; c’è il passato intermedio, con il viaggio di Ulisse e dei suoi uomini attraverso tutto il mediterraneo. Lo stratagemma funziona e permette di ricostruire la vicenda pezzo per pezzo in maniera funzionale. La durata, per quanto apparentemente molto estesa (si parla di quasi tre ore) non risulta indigesta. La gestione del ritmo è sostanzialmente perfetta, e fa sì che nessuna sequenza sembri superflua, nonostante alcuni momenti vengano sin troppo sacrificati, mentre altri addirittura reiterati.
La scelta del cast, per quanto inevitabilmente farà sempre storcere il naso ai puristi dell’epica, si è rivelata azzeccata. Non tanto per le fattezze fisiche, assolutamente no. Quanto per la fenomenale performance che i vari protagonisti hanno regalato. Anne Hathway è una Penelope permeata da una sofferta profondità aristocratica, una figura imponente, in grado di tenere un regno da sola per 10 anni. Tom Holland è un Telemaco angosciato e grintoso e l’attore londinese regala una delle prove attoriali di maggiore intensità della sua carriera. Così come quella di Robert Pattinson nei panni del vile e meschino Antinoo, pronto a tutto per ottenere la mano di Penelope e quindi il trono di Itaca. E poi c’è lui, Ulisse, portato in scena da un Matt Damon monumentale, che interpreta l’eroe, alle prese con un viaggio non solo letterale ma anche metaforico nel senso di colpa, con una stanchezza che gli pesa sulle spalle, tra saggezza e spossatezza. Menzione anche per gli ottimi John Leguizamo come Eumeo, il servo cieco di Ulisse, e Samantha Morton come Circe.
Odissea ottiene quello che si prefiggeva di ottenere: settare il nuovo standard per i kolossal hollywoodiani. Visto nella sala cinematografica giusta è un’esperienza di rara intensità, tra colonna sonora, impianto visivo e recitazione. Non farà contenti i puristi dell’epica, che qui troveranno un racconto in larga parte stravolto, modificato e adattato per venire incontro in primo luogo alle necessità del pubblico di riferimento, quello americano. Ma se si riuscisse a lasciare da parte gli inevitabili paragoni con l’opera di Omero, Si potrebbe trovare un film che, come pura opera di intrattenimento, difficilmente ha competitor di rilievo. Soprattutto in questo momento storico. Odissea di Christopher Nolan è in sala dal 16 luglio 2026.
VOTO: 9/10