Oceania, il remake live action è come (quasi) tutti gli altri: senza fantasia e dimenticabile. Recensione

L'ennesimo rifacimento con attori reali di un film Disney si rivela un blando facsimile della controparte animata, senza l'ombra di verve creativa

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Nonostante i continui fallimenti, almeno dal punto di vista della critica, Disney non accenna a voler porre un freno alla propria operazione di rifacimento con attori reali dei suoi film d’animazione. Ed eccoci quindi a parlare, i questa recensione, del remake live-action di Oceania, nelle sale italiane dal 19 agosto 2026. L’ennesima dimostrazione di come queste operazioni, semplicemente, non funzionano. "Questa volta la magia è vera", sottotitolava uno dei primi esponenti di questa collezione, ovvero la versione in carne e ossa de La Carica dei 101 (per altro con Glenn Close nei panni di Crudelia Demon, mica pizza e fichi).

Ma dove starebbe la magia se poi ci si limita a un mediocre facsimile dell’originale, senza nessun valore aggiunto e anzi depauperato della potenza comunicativa ed evocativa della controparte animata? Diretto da Thomas Kail (Hamilton e qualche episodio sparso di 2 Broke Girls, la miniserie Fosse/Verdon e We Where the Lucky Ones), ritrova dal proprio cast vocale originale Dwayne Johnson, nuovamente nei panni del semidio Maui. A lui si aggiungono la debuttante Catherine Laga’aia come Vaiana (forse l’unica nota positiva del film), Frankie Adams nei panni della madre Sina e John Tui in quelli del padre, il Capo Tui Waialiki.

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Oceania – La recensione del remake live action

Dal punto di vista commerciale, almeno in teoria, sarebbe stato sostanzialmente impossibile criticare la mossa di Disney. Oceania (in originale Moana), 56esimo Classico Disney, è senza troppa fatica tra i più apprezzati e influenti del terzo millennio. Usato sicuro e successo assicurato, soprattutto se consideriamo che il film originale ha 10 anni e il sequel animato meno di due. La fanbase era quindi ancora molto attiva, presente e affezionata, traducendosi in sale affollate da pubblico pagante. Alla prova dei fatti, però, il film ha incassato "solamente" 235 milioni tra USA e resto del mondo (da noi arriverà nelle sale solo dal 19 agosto 2026). Un netto passo indietro rispetto agli oltre 643 incamerati col viaggio cinematografico dell’originale animato.

Così come è stato un passo indietro nella sua totalità dal punto di vista creativo e della regia. Torna The Rock, come detto, che fa sfoggio dei suoi "samoanici" muscolazzi (e di una francamente inguardabile parrucca) per tutto il film, ma chiamare questo film live action sarebbe una bugia. Ci sono attori in carne e ossa, verissimo, ma finisce tutto lì. La quasi totalità delle scene è girata in Green screen e con un’illuminazione esagerata e a tratti irrealistica. Un vero peccato non aver sfruttato come si sarebbe dovuto gli idilliaci paesaggi delle Hawaii, che ovviamente spadroneggiano in quanto a bellezza nella prima parte del film.

Di cosa parla la trama del remake live action di Oceania?

Beh, di quello che parlava il film animato, ovviamente. Secoli fa, il semidio Maui (The Rock) tronfio e vanaglorioso, rubò il cuore di Te Fiti, l’isola divinità da cui è partita la vita che ha popolato tutto l’oceano. Non appena il cuore della dea venne sottratto, però, una grande oscurità cominciò a espandersi e lo stesso Maui perse il prezioso artefatto nello scontro col demone Te Ka. Spinta dai racconti della nonna e dal richiamo dell’oceano, la giovane principessa Vaiana (Laga’aia) sfida i genitori e le regole del suo villaggio, che impongono di non lasciare mai la protezione del reef, per spingersi al largo, ritrovare il cuore di Te Fiti, costringere Maui a riportarlo al suo posto e salvare la sua isola, caduta preda dell’oscurità.

Sa solo quello che non è: un bel film

Purtroppo è davvero difficile trovare dei lati positivi in questo remake live action. L’unico, forse, è come già accennato la prova della giovane Catherine Laga’aia, a suo agio sia nelle parti recitate, sia in quelle cantate. Meno credibile The Rock, ma semplicemente perchè non è Maui: è letteralmente l’ex wrestler con indosso un gonnellino di foglie. Siamo infatti ben lontani dall’eccellente dimostrazione attoriale vista in The Smashing Machine. Per il resto, questo remake live action non offre concretamente niente di nuovo a chi aveva apprezzato l’originale: scene, battute e canzoni sono identiche. Alla regia infatti Thomas Kail non va di un millimetro oltre il compitino, riportando quasi 1:1 quanto visto 10 anni fa. Dopo il buon Lilo & Stich dello scorso anno (che pure non lega nemmeno le scarpe al film d’animazione del 2002), Disney segna un netto salto indietro. Non c’è alcun motivo, se non ragioni meramente speculative e industriali, per concepire un’operazione così mediocre e scontata.

Il remake live action di Oceania non ha sostanzialmente ragione di esistere. Non regala niente di nuovo rispetto a quanto non fosse già stato offerto 10 anni fa dall’originale animato e si limita semplicemente a spingere in sala quella fetta di pubblico rimasta incantata dall’avventura di Vaiana e Maui. In questo pastrocchio di banale operazione commerciale senza fantasia 18, mentre il resto è da cestinare senza porsi alcuna domanda.

VOTO: 3/10


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