Sal Da Vinci, il nuovo album dopo Sanremo è l'azzardo di chi ha smesso di sperare: troppa la paura del flop. La recensione di Per sempre sì

Il nuovo album di Sal Da Vinci, Per sempre sì, è il coronamento di un biennio che definire "miracoloso" sarebbe riduttivo. Dopo aver colonizzato i TikTok di tutta Italia con l’ormai leggendario sciroppo d’amore di Rossetto e caffè, e aver scompigliato i piani dell’intellighenzia musicale trionfando al Festival di Sanremo, Sal ha deciso di fare le cose in grande. Insieme ai fedelissimi Adriano Pennino e Francesco D’Alessio, e a una squadra di autori dell’it-pop che di solito scrive per i trapper pentiti (Federica Abbate, Alessandro La Cava, Merk & Kremont), ha sfornato un bignami di 14 tracce. Tra gli obiettivi, quello di dimostrare che il neomelodico non è un genere da matrimoni in provincia, ma un pop-urban che potrebbe tranquillamente competere con i tormentoni di Maluma. Solo con più sentimento.
Ma mettiamo subito le carte in tavola. Se scorrendo la recensione vedrete fioccare voti che di solito si riservano a The Dark Side of the Moon o a pietre miliari della musica leggera, sappiate che c’è un trucco. Abbiamo deciso di puntare decisamente in alto perché questo disco sprizza una coerenza e una coesione interna ormai introvabili sul mercato. Ma soprattutto, questo è a tutti gli effetti un voto alla carriera: un premio sacrosanto a un artista che, piaccia o meno il genere, ama visceralmente quello che fa e ci mette l’anima, senza mai barare. Siamo però di fronte anche a un album di comodo, seppur cantato col cuore, realizzato per non perdere terreno su quanto si è conquistato in questi anni. Sal Da Vinci si è arreso? Magari un po’, ma questo lavoro rispecchia perfettamente quello che è diventato. E, a lui, sembra andare bene così.
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Entra nel canale WhatsAppFuga d’amore
Il disco si apre con un pezzo che vede alla produzione Starchild e alla penna l’accoppiata Abbate-Frada. Se pensavate al vecchio Sal Da Vinci tutto archi e lacrime, resettate il cervello: qui siamo in pieno territorio pop-urban. La canzone racconta la classica promessa di non dimenticarsi mai, ma lo fa su un beat mid-tempo così fresco che quasi ti dimentichi che si parla del solito amore eterno. Un ottimo modo per chiarire che Sal è pronto a rubare i passaggi radiofonici ai ventenni.
Voto: 7,5
Una lettera e un mazzo di rose
Qui si torna a respirare l’aria di casa, ma con il filtro di Instagram. Il brano pesca dal panico da routine di coppia (la classica paura di perdersi tra le bollette e la spesa). Le strofe partono guardinghe e intime, per poi esplodere in un ritornello orchestrale talmente enfatico che ti fa venire voglia di mandare un mazzo di fiori anche alla vicina di casa con cui hai litigato per il parcheggio. L’equilibrio tra sintetizzatori e archi veri è dosato al milligrammo.
Voto: 7
Per sempre sì
Ed ecco il pezzo da novanta, il brano che ha fatto tremare i polsi al Teatro Ariston e si è portato a casa il leoncino d’oro. Scritto insieme a Merk & Kremont e al figlio Francesco Da Vinci, è un ordigno pop studiato a tavolino per non lasciarti scampo. C’è la magniloquenza della sceneggiata, c’è la progressione armonica sanremese, ma sotto sotto pulsa un’andatura vagamente reggaetonera che ti costringe a muovere il bacino mentre giuri fedeltà eterna sull’altare. Un instant-classic micidiale.
Voto: 9
Poesia
Puntuale come il canone Rai, ecco la quota "tormentone estivo". Poesia è una bachata calda e avvolgente che profuma di doposole e promesse al chiaro di luna. Sal gioca a fare il Re dei Caraibi senza perdere l’accento di Mergellina, il che rende il tutto incredibilmente affascinante. È quel tipo di canzone che tra luglio e agosto ascolterai contro la tua volontà in qualsiasi stabilimento balneare da Ostia a Taormina. E finirai per cantarla.
Voto: 8,5
Pessimi pensieri
Si spengono le luci colorate della bachata e si entra nel reparto "paranoie notturne". Questa ballata rallenta i battiti e tira fuori il Sal Da Vinci più teatrale e tormentato. Gelosie, sospetti, cellulari girati a schermo in giù sul tavolo: c’è tutto il campionario dei drammi di coppia. L’interpretazione vocale è una lezione di equilibrio: sussurrata all’inizio, esplosiva sul finale. Manca solo il sipario di velluto rosso che si chiude.
Voto: 7,5
Dimmelo (feat. Serena Brancale)
Il crossover che non sapevi di volere, ma di cui avevi disperatamente bisogno. L’incontro con Serena Brancale (fresca di miracoli nu-soul in dialetto) produce una traccia dal groove irresistibile targata ITACA. Immaginate la vocalità jazz e graffiante della Brancale che si scontra con il timbro cristallino e pop di Sal: sulla carta un azzardo, nei fatti un pezzo funk-R&B mediterraneo che fa sembrare Bruno Mars un principiante della domenica.
Voto: 8,5
L’ammore è na prumessa
A metà tracklist Sal pianta la bandiera e si riprende le sue radici con un pezzo interamente in napoletano. Niente synth furbetti, niente ammiccamenti alla Gen Z: qui comandano le chitarre acustiche, gli archi sontuosi e la pura epica del legame indissolubile. È la quota "orgoglio identitario" del disco, dedicata a chi pensa che l’amore moderno sia troppo liquido. Qui l’amore è solido come il tufo del Castel dell’Ovo.
Voto: 8
Somigli a me (feat. Francesco Da Vinci)
Il momento "carrambata" di famiglia. Sal duetta con il figlio Francesco in un brano scritto con Vincenzo D’Agostino e musicato nientemeno che da Gigi D’Alessio (un nome a caso se si parla di hitmaker). La produzione a tre teste (Pennino, D’Alessio, D’Ambra) fa da arbitro in questo passaggio di testimone generazionale: Francesco ci mette le metriche urban da TikTok, Sal ci mette i polmoni. Il risultato è zuccherino, ma l’abbraccio tra i due si sente tutto.
Voto: 8
L’amore e tu
Già edito come singolo, il brano si incastra nel disco come il tassello di un puzzle. Scritto dai D’Agostino (padre e figlio) e musicato dallo stesso Sal, è un pop melodico vecchio stampo, robusto, con un basso che pompa regolare e archi che sottolineano ogni singola sillaba romantica. Non inventa la ruota, ma fa esattamente quello che deve fare una canzone di Sal Da Vinci: farti sospirare.
Voto: 7
‘A regina ‘e Napule
Poteva mancare l’inno alla città partenopea? Ovviamente no. Napoli qui viene trattata come una donna bellissima, un po’ "marpiona" e decisamente sovrana. Il ritmo accelera, le percussioni diventano incalzanti e l’atmosfera si fa decisamente corale. È quel classico pezzo da stadio progettato per far saltare diecimila persone con le torce dei telefoni accese durante i concerti estivi.
Voto: 7,5
Voglio amarti ancora
La traccia che potremmo definire "di puro artigianato". Struttura classica, strofa-ritornello senza troppi fronzoli e riflettori puntati sulla performance vocale (che, manco a dirlo, è impeccabile). Rispetto ai fuochi d’artificio elettronici della prima metà dell’album, qui si viaggia col pilota automatico della tradizione. Gradevole, ma rischia di perdersi nel confronto con i pezzi più audaci.
Voto: 6,5
Ajere e dimane
Un bagno di malinconia matura. Sal si siede al pianoforte e fa il bilancio della via: le occasioni perse di ieri ("ajere") e le speranze per il futuro ("dimane"). È un mid-tempo riflessivo, molto elegante, che dimostra come l’artista sappia anche abbassare il volume della passione per fare spazio alla saggezza. Perfetto da ascoltare mentre si guarda la pioggia dietro ai vetri (o il traffico sulla tangenziale).
Voto: 7
Rossetto e caffè
Il mostro finale. Piazzata strategicamente verso la fine per darti il colpo di grazia, la canzone che ha trasformato Sal Da Vinci in un meme vivente e in un idolo delle masse digitali è ancora un gioiello di ipnosi pop. Quel riff di pianoforte iniziale è ormai registrato nel DNA degli italiani, e il testo è un trattato di sociologia sentimentale da spiaggia. Certificata platino, ha dimostrato che se una melodia funziona, spacca i social anche se non hai vent’anni e non usi l’autotune. Giovani trapper, prendete appunti.
Voto: 9,5
Non è vero che sto bene
Il sipario si chiude con una sferzata inaspettata di pop-rock. Il testo si basa sulla classica bugia che raccontiamo a noi stessi e agli altri dopo che ci hanno spezzato il cuore ("Sì, sto benissimo!", e poi piangi guardando le vecchie foto). Una chiusura energica, orgogliosa e piacevolmente amara, che lascia l’ascoltatore con una sana voglia di rivalsa.
Voto: 7,5
Giudizio Complessivo
"Per sempre sì" è il disco di un artista furbo, talentuoso e in uno stato di grazia spaventoso. Sal Da Vinci è riuscito nell’impresa in cui molti suoi colleghi falliscono miseramente: aggiornare il guardaroba musicale senza sembrare un cinquantenne che va a ballare la techno con le sneakers fluo. Ha preso il sentimento verace di Napoli, lo ha ripulito dai cliché ed è andato a prendersi le classifiche nazionali con il sorriso sulle labbra. Chapeau.
Voto Finale Album: 8/10
Un perfetto manuale d’amore in salsa pop-urban. Consigliato sia ai romantici d’altri tempi che agli smanettoni di TikTok.
