Ditonellapiaga ora fa davvero paura: Sanremo era solo un assaggio, perché Miss Italia è l'album che stavamo aspettando. La recensione
Grande attesa intorno alla pubblicazione dell'album di Ditonellapiaga che non ha deluso le aspettative ma chissà se si chiamerà ancora Miss Italia. La nostra recensione

Nel 1939, quando il concorso Miss Italia nasceva come strumento di propaganda per promuovere la bellezza italica, nessuno avrebbe immaginato che, 87 anni dopo, l’organizzazione del concorso (diventato ufficialmente Miss Italia nel 1946) avrebbe mandato i propri avvocati contro una cantante pop di trent’anni colpevole di aver intitolato il suo album proprio Miss Italia. Eppure eccoci qui, nel 2026, a parlare di un disco che è già un caso culturale prima di essere recensito, il che dice qualcosa sull’album, ma dice moltissimo sul Paese in cui è uscito.
Margherita Carducci, in arte Ditonellapiaga, ha scelto un titolo che è uno specchio deformante perché riflette un’immagine di perfezione imposta, la storce fino a renderla irriconoscibile, e poi ti chiede se quello che vedi ti appartiene davvero. Non è una provocazione da quattro soldi ma è una domanda legittima sul tipo di corpi, voci e identità che il sistema dell’intrattenimento italiano è disposto ad accogliere, e su quanto costi, a chi non si adatta, restare comunque in piedi. Miss Italia, il suo terzo album uscito il 10 aprile 2026 per BMG / Dischi Belli, è la risposta più personale e matura che Ditonellapiaga potesse dare.
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Entra nel canale WhatsApp1. Sì lo so
Il disco si apre con con un’ammissione di colpa, che già di per sé è una mossa ad alto rischio. Sì lo so stabilisce subito le coordinate emotive dell’album con una consapevolezza totale dei propri limiti e nessuna intenzione di scusarsene. L’autoironia come postura difensiva è, allo stesso tempo, un atto di liberazione.
Voto: 8
2. Tropicana Hotline
Il brano più immediato del lotto, costruito sull’equivoco tra vita vissuta e vita mostrata. Un tema che nel 2026 ha già la patina del cliché, eppure qui si innesta bene perché Ditonellapiaga lo tratta con la distanza giusta senza essere vittima né accusatrice, piuttosto spettatrice ironica di un sistema in cui è complice e prigioniera allo stesso tempo. Convincente, anche se il potenziale del testo resta parzialmente inespresso.
Voto: 6
3. Bibidi Bobidi Bu
Il brano più onesto del disco e probabilmente il più coraggioso. Il compromesso – quello che si fa non per codardia ma per sopravvivenza – viene raccontato senza assoluzioni. La fiaba nel titolo è una trappola semantica deliberata perché la bacchetta magica esiste, ma ha un prezzo, e il pezzo te lo spiega senza usare mezzi termini. Difficile uscirne indenni.
Voto: 9
4. Hollywood
Una ballad che usa il linguaggio dell’amore romantico per parlare d’altro, del rapporto distorto con le proprie ambizioni, della seduzione esercitata da un sistema che promette tutto e riconsegna versioni deteriorate. La costruzione melodica è classica quanto basta per far abbassare le difese, e poi il testo fa il resto del lavoro. Il momento in cui Miss Italia diventa un album difficile da incasellare.
Voto: 8,5
5. Che Fastidio!
Inserire in un album il singolo sanremese di successo è sempre un’operazione delicata: il rischio è che il pezzo già noto faccia sembrare tutto il resto un contorno. In questo caso accade l’opposto. Che Fastidio! acquista dentro Miss Italia uno spessore che in gara aveva solo anticipato. Il Festival le aveva dato (grande) visibilità mentre l’album gli dà senso.
Voto: 8
6. Prima o poi
Il brano della stasi, nel senso più alto del termine. Racconta quel momento in cui si smette di lottare contro il tempo e si inizia, faticosamente, ad accettarne il ritmo. Melodicamente è tra i più riusciti del disco; sul piano testuale batte sulla discrezione, e questa scelta – in un album come questo – ha il suo peso.
Voto: 6
7. Io
Un esercizio di autoanalisi in cui Ditonellapiaga rinuncia alla psicologia da manuale e si affida all’immagine, al dettaglio concreto e al gesto piccolo che contiene tutto. La produzione di Casagni qui raggiunge il suo equilibrio migliore perché sostiene senza coprire. Il risultato è un brano che suona "vero".
Voto: 7,5
8. Le brave ragazze
Il brano della memoria, e come tutti i brani sulla memoria si apprezza meglio al secondo ascolto che al primo perché è come se Ditonellapiaga stesse cercando di ricordare qualcosa che sa già di aver dimenticato per scelta. Richiede la giusta attenzione.
Voto: 7
9. Miss Italia
La title track porta il peso del nome con grande disinvoltura. Il contrasto tra l’immagine della donna-vincente e l’identità di chi quella corona non l’ha mai voluta viene raccontato con un’ironia che taglia più dei toni seri perché ride di qualcosa di preciso, di personale e di riconoscibile. Il brano più politico del disco senza mai dirsi politico.
Voto: 9
10. La verità
Finale che si guadagna sul campo. L’intro morbida, definita così anche dall’artista, è un’ultima maschera cade. Non c’è redenzione ma nemmeno soluzione. L’accettazione sì, che è la cosa più rara da fare. L’unico modo in cui questo disco poteva chiudersi.
Voto: 8
Voto complessivo: 7,7
