Ditonellapiaga strepitosa diva anti-pop, Geolier sorprendente, peccato per Baby K. Pagelle del 5 giugno 2026

Un ricco esordio di giugno per la musica in radio, con tanti nuovi singoli di buona fattura e una Ditonellapiaga sempre più a fuoco. Le nostre pagelle

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Settimana eclettica sul fronte del New Music Friday, o forse solo la dimostrazione che l’industria musicale italiana soffre di un disturbo della personalità multipla. Si passa senza transizione dal revival nostalgico al clubbing europeo, fino a chi si ostina a cercare la hit estiva con la stessa disperazione con cui si cerca un parcheggio ad agosto.

Ad aprire le danze ci pensano i redivivi Benjamin Mascolo e Federico Rossi (Benji e Fede), che per tentare la carta della maturità si aggrappano alle camicie di lino e alla chitarra di Alex Britti mentre sul fronte opposto, Geolier (Emanuele Palumbo) decide che dei tormentoni estivi non gli importa nulla e blinda la sua Autorità con un beat che sa di rap americano anni Duemila.

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Le donne, fortunatamente, salvano il quoziente intellettivo della settimana. Emanuela Trane, in arte Dolcenera, si conferma l’anomalia del nostro pop. Nel frattempo, Francesca Michielin traumatizza il pubblico generalista ma la vera trionfatrice è Margherita Carducci (Ditonellapiaga), che con Businessman firma un banger micidiale, prendendo a schiaffi l’ossessione social per la produttività mentre vi costringe a muovere il bacino.

Per la quota "affollamento in radio", i The Kolors di Stash si alleano con i re dell’EDM Merk & Kremont (Federico Mercuri e Giordano Cremona) e l’onnipresente Serena Brancale. Decisamente più elegante il salotto buono di Malika Ayane, che convoca i tre Re magi del cantautorato – Davide Simonetta, Biagio Antonacci e Pacifico (Gino De Crescenzo) – per confezionare un gioiello rétro che profuma di Dolce Vita e arrangiamenti da manuale.

Infine, la zona grigia dei "vorrei ma non posso ancora". Michele Bravi tenta una transizione pop-teatrale ma fa fatica a scrollarsi di dosso le sue canoniche atmosfere da pianto terapeutico; la pioniera Baby K (Claudia Nahum) cerca disperatamente il trend virale ma la formula mostra i segni del tempo, mentre la strana coppia formata dalla leggenda urban Tormento (Sottotono) e Rkomi (Mirko Martorana) partorisce un pezzo bivalentei. Ecco le pagelle della settimana.

Benji e Fede con Alex Britti – Viva la vasca

Nati come idoli digitali di una generazione che masticava pop-punk adolescenziale, Benji e Fede tentano la carta della maturità (e della reunion stabile) aggrappandosi alle radici del pop d’autore italiano. Alex Britti, dal canto suo, è il blues prestato alle masse, un vero artigiano delle hit estive mai banali. Più che una collaborazione, un’operazione di riciclo pop ben orchestrata. L’uso dell’interpolazione (ovvero riscrivere su una struttura armonica preesistente) evita l’effetto nostalgia "pigro" della cover fotocopia. I due ci mettono la freschezza vocale attuale, Britti supervisiona sornione dalle retrovie del mix. Funziona, ma rischia di vivere di luce riflessa.
Voto: 6,5

Geolier – Autorità

Il Re di Secondigliano non ha più nulla da dimostrare dopo aver dominato le classifiche e sdoganato il dialetto napoletano nel mainstream nazionale. La sua forza è sempre stata il legame viscerale con la strada, raccontata senza sovrastrutture ma con una trasversalità pop unica. Geolier decide di fare saltare il banco del "tormentone da spiaggia". Autorità viaggia su binari opposti: un beat pesantissimo che strizza l’occhio al rap old school americano dei primi anni 2000. Il testo è un manifesto di fedeltà alla propria "crew", un racconto di protezione e leadership. Coraggioso e senza compromessi. Se cercavate i racchettoni, avete sbagliato traccia.
Voto: 8

Dolcenera – Epopea

Emanuela Trane è da sempre un’anomalia del nostro pop: una polistrumentista d’eccellenza, con una vocalità graffiante e una spiccata tendenza alla sperimentazione ritmica che spesso il mercato italiano fatica a incasellare. Epopea è un pezzo che rivendica lo status di club-pop di alto livello. Epopea mescola una cassa dritta implacabile nel ritornello con sfumature afrobeat e sincopi quasi jazz nelle strofe. È una Dolcenera carnale, che gioca con l’auto-citazione senza risultare patetica. Pezzo notturno, ipnotico, perfetto per le dinamiche da dancefloor europeo.
Voto: 7,5

Francesca Michielin – Strega comanda

Dalla vittoria a X Factor a oggi, la Michielin ha progressivamente abbandonato i panni della canzonettista rassicurante per abbracciare un ruolo da polistrumentista, direttrice d’orchestra e intellettuale del pop alternativo. Il brano più destabilizzante della settimana. Francesca si rifugia in un sound cupo, elettronico, claustrofobico ma magnetico, che evoca industrial ed electro-clash d’altri tempi. Il testo abbatte gli stereotipi sul femminile usando la figura della strega in chiave ultra-moderna. Non è un ascolto facile, ed è esattamente questo il suo pregio più grande.
Voto: 8.5

The Kolors, Merk e Kremont, Serena Brancale – Partenope

I The Kolors sono ormai i chirurghi estetici del funk-pop italiano; Merk & Kremont i re della produzione EDM nostrana; Serena Brancale l’anima nu-soul e jazz che negli ultimi tempi sta colonizzando ogni featuring possibile con la sua versatilità vocale. Partenope è una maionese impazzita sulla carta che però, miracolosamente, trova un suo equilibrio. Il funk di Stash si fonde con la cassa dritta dei producer, mentre Brancale dona quel retrogusto "cool" che nobilita un testo che altrimenti scivolerebbe via senza lasciare traccia. Confezionata per l’airplay radiofonico massivo.
Voto: 6

Michele Bravi – Io tu lei lui

Esplorato a fondo il cantautorato intimista, malinconico e teatrale, Bravi sta vivendo una seconda giovinezza artistica, molto più colorata, fluida e legata alla "drammaturgia" pop. Lo sforzo di risultare leggero e "up-tempo" è evidente e lodevole. Il brano è ironico, si muove bene tra sonorità teatrali e synth-pop, ma l’ascoltatore fa ancora fatica a scindere la voce di Michele dalle sue canoniche atmosfere in minore. Un esperimento di transizione: gradevole, ma non ancora totalmente metabolizzato.
Voto: 6,5

Baby K -Tucamacarena

Regina indiscussa delle estati degli anni ’10, Baby K ha tracciato la via della "banger estiva" in Italia, subendo però negli ultimi anni il ritorno di fiamma di una concorrenza agguerritissima che l’ha in parte ridimensionata. La struttura del brano è quella classica del suo repertorio, ma a salvare l’operazione dal già sentito è l’intuizione nel ritornello, che gioca con citazioni melodiche inaspettate e spezza la monotonia della strofa. Cerca disperatamente il trend virale e potrebbe trovarlo, ma la formula inizia a mostrare i segni del tempo.
Voto: 5,5

Malika Ayane – Una possibilità

Voce vellutata, eleganza rétro e una costante ricerca della "canzone perfetta" insieme ai migliori autori italiani. Malika sa essere pop rimanendo sofisticata. E quando metti nella stessa stanza Simonetta, Antonacci e Pacifico il rischio di fare un pasticcio è alto, ma qui la magia avviene. Una possibilità viaggia su una strada di nostalgia tra la scanzonata "Dolce Vita" romana agli anni ’80 più ruggenti. Un pezzo ritmato ma elegantissimo, valorizzato da arrangiamenti vocali e cori da manuale. Splendida.
Voto: 8

Tormento, Rkomi – Fredda come l’inverno

Tormento è la storia del rap italiano (Sottotono); Rkomi è l’artista che ha saputo fondere l’urban con il pop-rock generazionale, toccando vette di vendite clamorose prima di prendersi i suoi tempi. Fredda come l’inverno è una traccia bivalente. Da un lato ci sono le strofe, dove il flow senza tempo di Tormento e la scrittura sporca di Rkomi mostrano i muscoli; dall’altro c’è un ritornello fin troppo rassicurante e radiofonico che smorza la tensione del pezzo. Resta un buon prodotto da playlist, ma da due nomi così era lecito aspettarsi una zampata più graffiante.
Voto: 6


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