Alessandra Amoroso intimorita da Gianni Morandi, Tommaso Paradiso si gioca Sanremo ma occhio ad Anna Castiglia. Le pagelle del 19 giugno 2026
L'accoppiata Alessandra Amororo con Gianni Morandi non convince per niente, mentre Tommaso Paradiso si brucia Sanremo con un brano già sentito. Ma come sono andati gli altri singoli? Le nostre pagelle

Il calendario segna metà giugno, l’aria è densa di afa e di aspettative, e puntuale come una condanna – o una benedizione, a seconda dei punti di vista – si ripresenta l’appuntamento del New Music Friday. Il rituale è sempre lo stesso: le piattaforme streaming si popolano di nuovi singoli, un flusso ininterrotto di suoni che sperano di diventare la colonna sonora di questi mesi, o più probabilmente di evaporare con la stessa velocità con cui svaniscono le promesse elettorali.
È una settimana che sa di bivio creativo. Da una parte, osserviamo il tentativo quasi disperato di figure iconiche come Gianni Morandi e Alessandra Amoroso, che si imbarcano in operazioni di co-marketing che potremmo definire polverose; dall’altra, assistiamo alla resistenza ostinata di chi, come Le Vibrazioni o l’eccentrica Anna Castiglia, cerca ancora di far convivere l’essenzialità degli strumenti con la freddezza del mercato contemporaneo. In mezzo, il rumore bianco di qualcosa che fatica a trovare un centro: Tommaso Paradiso continua a riscrivere la sua stessa cosa con una malinconia che rasenta l’automatismo, mentre figure come Madame giocano con l’afrobeat che ci lascia a metà tra l’estasi del ritmo e la frustrazione della comprensione.
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Entra nel canale WhatsAppMa c’è anche spazio per il cinismo di un comeback che sa di sconfitta – quello delle Lollipop, prigioniere di un dejà vu che non ha più casa in questo 2026 – e per le inquietanti suggestioni tecnologiche che avvolgono brani come quello dei Gemelli Diversi, che fanno dubitare persino della mano che ha impugnato la penna. E poi c’è la sorpresa, il guizzo di un Trigno che, finalmente libero dal cordone ombelicale del talent, prova a sporcarsi le mani con l’eredità cantautorale romana insieme a un Ermal Meta che fa da mentore in un contesto altrimenti desolato.
Siamo di fronte a qualcosa di davvero confuso. Perché c’è chi, come Alessio Bernabei o il duo Renga-Ferreri, naviga a vista in un mare di stilemi funk e nostalgie anni ’50, cercando di intercettare un pubblico che forse non sa nemmeno cosa stia cercando. È la musica nell’era della disattenzione cronica: canzoni costruite per esplodere in trenta secondi di scroll e morire in un loop infinito. Le emozioni ci sono, sia chiaro – la delusione per un’occasione sprecata, la rabbia per una banalità che diventa tormentone, la nostalgia per un tempo che non tornerà – ma bisogna saperle scovare sotto strati di overproduction e ambizioni commerciali a corto raggio.
Mettetevi comodi, perché la radiografia di questo venerdì è spietata. Vediamo chi ha saputo trasformare il proprio vissuto in arte e chi, invece, ha solo aggiunto un altro tassello di plastica al cimitero dei brani dimenticabili. Ecco le nostre pagelle.
Gianni Morandi & Alessandra Amoroso – Hit Parade
Gianni, per favore. C’è un momento in cui la leggenda deve scegliere se diventare un’icona o una maschera di se stessa. Questo brano suona come un tentativo goffo di inseguire classifiche che non appartengono più a questa generazione. La produzione di Sixpm è sonnolenta e l’amalgama con la Amoroso è inesistente: lei canta con un timore reverenziale che azzera qualsiasi chimica. Un omaggio che finisce per sembrare una parodia.
Voto: 4.5
New Music Friday, Le Vibrazioni – Ambiguità
Francesco Sarcina continua a vivere in un suo loop spazio-temporale dove le chitarre devono grattare come carta vetrata. L’apertura desert-rock è una mossa astuta che salva il brano dal dimenticatoio radiofonico: le strofe sono sporche quanto basta, mentre il ritornello si concede una strizzatina d’occhio al pop più rassicurante. Lo special, con quei cori eterei piazzati nel vuoto pneumatico della base, è un colpo di genio inaspettato. Promossi per coerenza e mestiere.
Voto: 7
Anna Castiglia – Mirò
Mentre tutti corrono a cercare il drop reggaeton da balera, Castiglia decide di fare la bastian contraria. Mirò è un esperimento di architettura sonora: prende le percussioni della musica popolare brasiliana e le innesta su un impianto prog che sembra uscito da una soffitta polverosa degli anni ’60. Il testo non è il solito bigliettino romantico da Baci Perugina, ma un’analisi lucida di una psiche contorta. Rinfrescante, quasi fastidiosa nella sua intelligenza.
Voto: 7.5
Tommaso Paradiso – Agitare Coca Cola
Siamo ormai di fronte a un "prodotto Paradiso" che si auto-genera. Agitare Coca Cola è la fotocopia di una polaroid scattata nel 2017. Stessi riverberi, stessa vocalità, stesso profumo di crema solare e malinconia da spiaggia. È tecnicamente ineccepibile, orecchiabile fino alla nausea, ma non c’è una singola idea che non abbiamo già sentito. Un tormentone fatto con lo stampino: funziona, ma che noia.
Voto: 5
Trigno feat. Ermal Meta – Irrecuperabile
Trigno si sveglia e scopre che il cantautorato romano ha il suo fascino. La tromba che irrompe nella seconda metà del brano trasforma un pezzullo pop in uno stornello da osteria che ti entra in testa con una certa insistenza. Ermal Meta fa il veterano che benedice il progetto, ma è Trigno a prendersi la scena. Un cambio di rotta che sa di maturità ritrovata. Il vero inizio della sua carriera? Forse.
Voto: 6.5
Francesco Renga & Giusy Ferreri – Non dovrei non dovreste
Un esperimento che sembrava un azzardo da Karaoke di fine serata, ma che inaspettatamente tiene il palco. Il ritmo anni ’50 è un respiro di sollievo in un’estate di beat elettronici piattissimi. Le voci, entrambe caratterizzate da una grana importante, si incastrano con una precisione che non ti aspetti. Outsider di lusso, nonostante una scrittura che non brilla per originalità.
Voto: 6
Madame – M’ama non m’ama
Madame gioca con l’afrobeat ma si incarta in un fraseggio che rende la comprensione del testo una caccia al tesoro senza mappa. Il ritornello è un gancio micidiale, scritto chiaramente per esplodere su TikTok, ma non può reggere da solo una canzone in cui la voce sembra soffocata. Un peccato, perché dietro si intuisce una storia sofferta, ma finisce tutto in un "non si capisce". Un’occasione sprecata.
Voto: 5.5
Alessio Bernabei – Labbra Amarena
Prendi un pizzico di funk, aggiungi un beat che sa di "già sentito" e il gioco è fatto. Bernabei sembra navigare a vista, senza aver trovato ancora il suo baricentro. La performance vocale è debole, sembra quasi scocciato. Dopo anni di ricerche sonore, questo nuovo corso solista si conferma un mosaico di pezzi che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Confusione creativa allo stato puro.
Voto: 4
Gemelli Diversi – Desiderio
Thema e Strano, reduci da quasi trent’anni di onorata carriera, sembrano intrappolati in un eterno presente che non riesce più a dialogare con il linguaggio della musica contemporanea, limitandosi a replicare meccanicamente stilemi pop-dance dei primi anni 2000. Se l’intenzione era quella di riconnettersi con il grande pubblico, il risultato è un brano che suona come una colonna sonora di circostanza, dimenticabile già al secondo ritornello. Dopo il carisma di pezzi come Mary o Fotoricordo, trovarsi di fronte a questa operazione appare quasi malinconico. Un’occasione mancata per dimostrare che, dopo tre decenni, c’è ancora qualcosa di nuovo da dire.
Voto: 3
Lollipop – Say Now
Un ritorno che non è un "comeback", è un "andiamocene". Tutto puzza di stantio: la produzione è ferma al 2002, il missaggio vocale è imbarazzante e il testo sembra scritto tra un caffè e l’altro. Non c’è un target, non c’è un motivo per cui questo pezzo dovrebbe esistere. Chiudete il sipario, per favore.
Voto: 2
Pierdavide Carone & Martina Attili – È finita
Cercavano la hit uptempo e hanno trovato il disastro tecnico. Volumi sballati, voci che si inseguono senza mai trovarsi e una scrittura che scivola via senza lasciare traccia. Sembra un esercizio di stile mal riuscito che aggiunge poco o nulla al percorso di entrambi. È finita? Speriamo di sì, almeno per questa collaborazione.
Voto: 4