Madame chiude il cerchio di Disincanto, TonyPitony disastro d'autore ma Biagio Antonacci si è proprio arreso. Le pagelle del 17 aprile 2026
Una carica di nuovi singoli in cui spicca la sorpresa TonyPitony e il disastro Biagio Antonacci: come sono i brani in radio dal 17 aprile (secondo noi)

Siamo sopravvissuti anche questa settimana. I nuovi singoli in uscita il 17 aprile somigliano pericolosamente a un buffet matrimoniale alle tre del mattino: c’è roba avanzata dagli anni Ottanta che nessuno ha avuto il coraggio di buttare, piatti esotici cucinati con troppa ansia da prestazione e qualche rarissima eccellenza che ti fa chiedere cosa ci faccia in mezzo a tutto questo disastro. Preparate i sali, mettete in pausa il vostro podcast preferito sulla crescita personale e immergetevi in questo bagno di realtà. Cominciamo.
Madame feat. Marracash – Volevo capire
Madame ha 24 anni, ma scrive come se avesse passato gli ultimi tre secoli a osservare il crollo delle civiltà dal balcone. Volevo Capire è un TSO autoinflitto dove noi facciamo da spettatori non paganti. Marracash, poi, entra nel pezzo con la grazia di un ospite di prestigio che porta il vino buono in una cena dove i padroni di casa si stanno già tirando i piatti: bravo, per carità, ma lei splende di una luce così sinistra che lui sembra quasi un di più. Ci piace tutto, purtroppo per noi che volevamo solo una canzoncina da spiaggia.
Voto: 9
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Entra nel canale WhatsAppChiello – Vulcano
Ascoltare Chiello è come guardare qualcuno che cerca di montare un mobile IKEA lanciando i pezzi contro il muro e sperando che la fisica faccia il resto. In Vulcano, la struttura è considerata un’oppressione patriarcale da abbattere, mentre Robert Smith viene evocato come una presenza spiritica che agita le lenzuola. Rispetto al brano di Sanremo, qui siamo in zona "ascolto privato per menti agitate". Non è per tutti, e Dio sia lodato per questo.
Voto: 6
TonyPitony feat. Tommy Cash – L’ammor
Sia chiaro: questo pezzo è brutto. Ma è una bruttezza così consapevole, così ostentata, che finisce per assumere una dignità quasi monumentale. Tommy Cash sembra uno che ha sbagliato studio di registrazione e ha deciso di restare perché c’era l’aria condizionata. L’unica salvezza è la techno, un bel trucco per coprire le poche idee dentro questo singolo che, comunque, è stato accolto come l’evento della giornata. Rivogliamo i vecchi tempi, ma intanto ci facciamo bastare questo baccano.
Voto: 6
Cosmo – Ogni Giorno/Ogni notte
Cosmo ha deciso di fare il bravo ragazzo per le radio, ed è l’evento più deprimente della settimana. L’afrobeat è pulitino, l’elettronica ha le scarpe belle lucide e l’autotune è messo lì come il prezzemolo sulla sogliola. Gira bene, certo, ed è confezionato meglio di metà della roba che sentite in giro, ma il sospetto è che Cosmo stia diventando troppo "bravo ragazzo". Preferivamo quando ci faceva paura; vederlo così mansueto mette un po’ di tristezza, come un lupo che impara a fare il riporto.
Voto: 7
Enrico Nigiotti – Maledetti innamorati
Nigiotti è la nostra copertina di Linus: rassicurante, prevedibile, un po’ liso ai bordi. La chitarra di Juli si muove con la precisione di un burocrate tedesco. È il pezzo che non disturba, che scivola via come l’olio e che ti ritrovi a canticchiare sotto la doccia odiandoti un po’. Rispetto alla collaborazione con Pacifico portata a Sanremo in Ogni volta che non so volare, qui siamo in modalità risparmio energetico. Meno graffiante dei suoi lavori precedenti, ma difende il fortino del pop sentimentale con una dignità che molti altri si sognano.
Voto: 6
Litfiba – 17 Re
Quarant’anni chiusi in un cassetto non sono serviti a stemperare il veleno, anzi: hanno solo reso la vendetta più saporita. Nel 1986 questo pezzo era "troppo"; nel 2026, con la musica italiana ridotta a un coma farmacologico da playlist "Caffè e Relax", arriva come uno schiaffo a mano aperta su un viso addormentato.
E così i "ragazzacci" ci sbattono in faccia Re inutili e società schiave, con un testo che non ha bisogno di aggiornamenti perché, in quattro decenni, non siamo stati capaci di inventare nuovi problemi: abbiamo solo reso quelli vecchi più fotogenici. Una vera dichiarazione di guerra spedita per posta prioritaria dal passato, per ricordarci che una volta la musica serviva a svegliarsi, non a farsi la ninna nanna. Adorabili vecchietti.
Voto: 8
Rocco Hunt – La più bella del mondo
L’intuizione di TY1 è un colpo di genio criminale: prendere Battisti e spararlo a 130 BPM. Rocco Hunt ci mette il pilota automatico, cambiando voce quel tanto che basta per non farsi riconoscere immediatamente dai puristi pronti col forcone. È un pezzo che serve a farci muovere mentre il cervello va in standby. Onesto, radiofonico, cinico quanto basta per sapere che sarà il tormentone che ballerai a Ferragosto.
Voto: 6,5
Biagio Antonacci – You and me
Biagione ha trovato una macchina del tempo ferma al 1984 e ha deciso di non uscirne più. You and Me è una pigra collezione di cliché musicali che farebbe sbadigliare anche un fan accanito. È la musica fatta col minimo sforzo per un pubblico che ha avuto molto, ma molto di meglio. Speriamo sia solo un colpo di calore passeggero.
Voto: 3
Pierdavide Carone – Mentirsi pur di amarsi
Tre minuti e tredici secondi con il peso specifico del piombo. Non è che la canzone sia lenta, è che è talmente stipata di parole, incastri verbali e architetture barocche che a metà ascolto ti senti come se stessi leggendo il manuale d’istruzioni di una caldaia a condensazione. Il tema è l’amore – l’unica cosa su cui in Italia scriviamo da quando è stato inventato l’alfabeto – ma Carone lo tratta con un’ansia da prestazione enciclopedica che toglie il fiato, e non in senso romantico.
C’è troppa roba dentro. Troppa voglia di dire tutto, troppo poco spazio per lasciar respirare l’ascoltatore, che a un certo punto molla la presa e inizia a chiedersi se ha spento il gas. Carone è un talento vero, uno che la penna la sa usare, e proprio per questo Mentirsi Pur di Amarsi fa malissimo.
Voto: 4
