Gaia imita Ornella Vanoni, Achille Lauro eroe epico, Ultimo si prepara per lo stadio. Le pagelle del 1° maggio
Un venerdì di festa pieno di nuovi singoli e di belle novità, se facciamo eccezione per Ultimo che canta se stesso. Cosa pensiamo dei nuovi singoli del 1° maggio

Primo Maggio, Festa dei Lavoratori. Gaia reinventa la Bossa Nova in chiave Ornella Vanoni, Achille Lauro pensa all’Antica Grecia mentre Ultimo fa Ultimo, proprio come ci aspettiamo da sempre. E mentre voi eravate impegnati a combattere con il fumo della brace o a interrogarvi sul senso filosofico del Concertone, noi abbiamo compiuto il massimo sacrificio sparandoci tutto il catalogo dei nuovi singoli usciti in radio con un’abnegazione che rasenta il misticismo. Pronti, via.
Gaia – Bossa nostra
Dopo averci fatto ballare in tutte le lingue del Sudamerica, Gaia decide di scivolare nella bossa nova con la stessa scioltezza con cui si indossa una vestaglia di seta. Il problema di Bossa nostra è che è talmente levigata, talmente corretta e talmente "per bene" da risultare quasi trasparente. Manca quel graffio, quella malinconia sporca e carnale che Ornella Vanoni infondeva in ogni nota di La voglia la pazzia l’incoscienza e l’allegria. Se la Vanoni cantava la bossa come se stesse bruciando di vita su una spiaggia di Ipanema, Gaia sembra osservare il mare dal vetro di una spa di lusso: tutto bellissimo, tutto profumato, ma alla fine della canzone ti resta solo un vago sentore di sandalo e il dubbio di aver ascoltato un jingle di classe. Raffinata, sì, ma così eterea che rischia di evaporare prima del prossimo cocktail.
Voto: 5
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Entra nel canale WhatsAppNew Music Friday, Achille Lauro – Comuni Immortali
Achille Lauro ha finalmente consultato il vocabolario alla voce "misura" e ha deciso di dar fuoco alla pagina. Comuni Immortali è un’occupazione abusiva di un intero spazio uditivo in cui Lauro si sente un eroe epico che sfida l’Olimpo per un ex che non risponde ai DM con un’enfasi tale che ti aspetti di vederlo spuntare con la tunica tra i surgelati del supermercato. È pomposo, è eccessivo, è assolutamente Lauro. Ci piace perché non conosce la vergogna.
Voto: 6
Ultimo – Questa insensata voglia di te
Ultimo ha un talento unico: è riuscito a trasformare il "non stare bene" in un brand di lusso, solido e immutabile come un monumento di marmo. Il problema è che, a forza di scavare nello stesso solco di dubbi, rimpianti e amori tormentati, si rischia di trovare il petrolio o, più semplicemente, di girare in tondo. Questa insensata voglia di te è l’ennesima variazione su un tema che Niccolò padroneggia fin troppo bene; è una zona di comfort fatta di pioggia e malinconia dalla quale sembra non voler uscire mai. Se a vent’anni questo struggimento era qualcosa di necessario, oggi inizia a sembrare una rassicurante routine per chi non ha voglia di farsi stupire. La canzone scorre via senza sussulti, perfetta per il coro di uno stadio, ma con quel retrogusto di "già pianto" che ci fa chiedere se, per una volta, non sarebbe meglio un rinvigorente "non mi manchi affatto".
Voto: 5
Fabrizio Moro – Niente da perdere
Fabrizio Moro non è il tipo che ti chiede come stai per poi non ascoltare la risposta. Ti guarda negli occhi, aspetta, e poi ti dice quello che sai già ma stavi evitando con grande impegno. Niente da perdere chiude un percorso interiore che ha attraversato tutto il disco e lo fa senza sconti: c’è la consapevolezza di chi ha smesso di trattenersi, di chi ha guardato dentro prima ancora di guardarsi intorno. La sorpresa è che non è una canzone che ti affossa, ma ti rimette in piedi. Difficile fare meglio.
Voto: 7
Francesca Michielin – Una donna non può
Nel 2026 siamo ancora qui a spiegare l’ovvio, e Francesca Michielin ci prova shakerando synth anni ’80 e vibrazioni da rogo delle streghe. Il pezzo è a metà strada tra una serata in discoteca e un raduno neopagano nel Medioevo che funziona meglio di quanto sembri sulla carta, e l’immagine della strega – figura da sempre temuta perché libera e indomabile – diventa la metafora perfetta per raccontare tutto quello che succede quando una donna sceglie di non stare al suo posto. Una combinazione imbattibile, specialmente se siete fan dell’indipendenza e dei suoni che graffiano. Possiamo dirlo? Un gran bel pezzo.
Voto: 7,5
Fulminacci – Maledetto me
Ah, Fulminacci. L’unico in grado di farti ridere e stringere lo stomaco nello stesso momento. Maledetto me è una piccola grande accusa alla timidezza, ai rimpianti che si accumulano, a quella voce in testa che dice sempre la cosa giusta tre ore dopo che sarebbe servita. C’è un riff di chitarra che insegue i pensieri come se fossero in fuga per le strade tortuose di una città troppo frenetica, e tutta la canzone ha quel retrogusto di "potevo dirlo, ma non l’ho detto". È pop d’autore nel senso più bello del termine: leggero in superficie, pesante sotto. Chapeau.
Voto: 9
Sayf – Buona domenica
Prendete un cantautore genovese, dategli un biglietto per il Sudamerica e guardate che succede. Sulla carta era un disastro annunciato, invece Sayf ha tirato fuori un pezzo che parla di padri assenti e promesse infrante facendoti quasi venire voglia di ballare un lento. Non è di certo la rivoluzione copernicana, ma almeno rende la domenica meno deprimente della solita differenziata da buttare.
Voto: 7
