Non solo Noemi, caduti dal palco anche Gianni Morandi e Massimo Ranieri: i capitomboli più clamorosi di cui forse vi siete dimenticati

Una serie infinita di artisti traditi dal palco: non solo Noemi, ma anche tanti colleghi illustri caduti senza elmetto durante i live della vita. La lista è lunga: preparatevi

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Cadere con stile è un’arte, ma farlo da un metro e mezzo d’altezza mentre si canta in playback (o peggio, dal vivo) è una disciplina olimpica. L’ultima a testare la gravità in modo rovinoso è stata Noemi a San Salvo Marina: un saluto al pubblico, un passo di troppo e spatascio a terra con diagnosi di politrauma. Colpa di un’acrobazia? Macché: banalissima perdita d’orientamento causata dagli occhiali da vista. Quattro settimane di collare cervicale e tour estivo arrivederci ad agosto.

La vicenda riapre il solito grande interrogativo: il palcoscenico è ancora un luogo di consacrazione artistica o è diventato un cantiere ad alto rischio senza elmetto? Pare essere la seconda.

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Non solo Noemi, le cadute storiche della musica italiana

La musica nostrana, vi stupirà saperlo, è un vero e proprio bollettino di guerra in cui il rock e il pop si pagano a suon di traumi ortopedici. Piero Pelù all’Alcatraz di Milano è scivolato all’indietro rimediando ben tre ernie cervicali, salvo poi incassare e tirare dritto con incoscienza encomiabile. Massimo Ranieri, a 71 suonati, è ruzzolato giù dalla scaletta del Teatro Diana a Napoli rimediando un devastante poker di fratture: quattro costole, omero e polso.

C’è poi chi la prende sul ridere, come Gianni Morandi che a Palermo è volato oltre la pedana sulle note di Volare, ribattezzando l’incidente sul palco come una semplice prova di volo non riuscita, o Rkomi, finito di faccia sul palco bagnato di Roma per la gioia dei creator di TikTok. Gianna Nannini è la voce della resistenza stoica: nel 2018 è finita nel vuoto al buio a Genova e nel 2025 si è rotta il braccio a Wiesbaden, decidendo di proseguire la tournée europea cantando comodamente seduta su un trono. D’altronde la storia insegna: quando nei primi anni ’80 Vasco Rossi cadde per il cedimento di una spia, la rabbia fu tale che, una volta tornato in hotel, compose di getto Siamo solo noi. Se non è sublimazione artistica del trauma questa…

Popstar internazionali e incidenti virali

Se in Italia ci si fa male in famiglia, all’estero il ruzzolone si trasforma immediatamente in un video virale analizzato in 4K da milioni di utenti. Madonna ne sa qualcosa: ai BRIT Awards del 2015 un mantello firmato Armani annodato troppo stretto l’ha trascinata giù da una scaletta provocandole un colpo di frusta memorabile, mentre a Seattle nel 2024 è finita a terra a causa di un ballerino scivolato sui tacchi, cavandosela con una risata a pancia in giù senza mai smettere di cantare.

Il titolo di eroe della categoria spetta però a Dave Grohl dei Foo Fighters. Volato giù da oltre tre metri di altezza a Göteborg nel 2015 con conseguente frattura del perone, il frontman è andato in ospedale, si è fatto ingessare la gamba ed è tornato sul palco del concerto un’ora dopo per finire lo show da seduto. Tre anni dopo, nello stesso stadio svedese, si è persino concesso il lusso di far iniziare il concerto a una controfigura che fingeva di cascare nello stesso punto, svelando lo scherzo tra le risate generali. Meno bene è andata a Post Malone, precipitato dentro una botola aperta per il passaggio delle chitarre, o a Marilyn Manson, schiacciato a New York da una gigantesca scenografia a forma di pistola che stava tentando di scalare.

Tra folgorazioni elettriche e crolli strutturali

Oltre all’imprecisione dei passi, a fare paura sono i rischi tecnologici e i deficit strutturali. Nei decenni passati l’elettrocuzione sul palco è stata un incubo concreto: Ace Frehley dei KISS rimase folgorato da una struttura non isolata nel 1976, Keith Richards sostiene di essere sopravvissuto a una scarica solo grazie al cuoio isolante dei suoi stivali, mentre Les Harvey degli Stone the Crows perse tragicamente la vita a Swansea toccando un microfono senza messa a terra.

A questi si aggiungono i crolli da maltempo, come quello che paralizzò Curtis Mayfield nel 1990 o le tragedie italiane legate al montaggio delle strutture scenografiche per i live di Jovanotti e Laura Pausini, che hanno spinto il legislatore a trattare gli allestimenti alla stregua di veri e propri cantieri temporanei.

Vorremmo però capire come uno stregato dalla performance riesca a rialzarsi e finire uno spettacolo con le ossa rotte. La risposta pare essere in una complessa risposta neurobiologica: lo stress da concerto inonda il cervello di endorfine ed encefaline, oppioidi endogeni che bloccano i segnali del dolore e trasformano il performer in un supereroe temporaneo. È la cosiddetta trance performativa, uno stato di dissociazione cognitiva in cui la mente anestetizza il disastro finché il sipario resta aperto. Poi, ad applausi spenti, arriva il conto.

Sicurezza nei concerti tra normative e spettacolarità

In Italia la normativa sulla sicurezza negli spettacoli (regolata dal D.Lgs. 81/2008) prova a mettere ordine tra Piani Operativi di Sicurezza (POS), linee vita e LED ad alta visibilità sui bordi dei camminamenti. Ma l’eliminazione totale del rischio resta un’utopia: la musica dal vivo vive di buio, addebiti di adrenalina e imprevisti. Quindi ridurre a zero la tensione vorrebbe dire far esibire le star dentro una bolla di pluriball e, diciamolo su, un piccolo e innocuo ruzzolone da consegnare agli annali della Rete farà sempre parte dell’imprevedibile fascino del live.


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