Nirvana, la canzone che Kurt Cobain non avrebbe mai dovuto scrivere: "Era terrorizzato". A 37 anni da Bleach quel brano è ancora un capolavoro

L'album di debutto dei Nirvana usciva il 15 giugno 1989 ma c'era una traccia, una sola, che terrorizzava Kurt Cobain. About A Girl oggi è un capolavoro

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Alla fine degli anni Ottanta, l’area metropolitana di Seattle e i suoi deprimenti dintorni nello Stato di Washington non erano esattamente un paradiso turistico, ma lo scenario di una radicale ristrutturazione del rock alternativo. Il sound dominante del periodo, codificato con il piglio di un dogma religioso dall’etichetta indipendente Sub Pop Records, aveva la missione precisa di prendere le levigatezze della produzione radiofonica mainstream degli anni Ottanta e superarle. Il risultato doveva essere un suono cupo, denso, abrasivo e deliberatamente ostile all’ascoltatore medio.

Un cambio di rotta, che i pubblicitari avrebbero presto battezzato "grunge", che non nasceva dal nulla ma rubava a piene mani dalle ritmiche rallentate dei Melvins e dalle sonorità fangose dello sludge metal. È in questo idilliaco contesto di misantropia sonora che il 15 giugno 1989 cade Bleach, il debutto discografico dei Nirvana. L’album era un’opera squisitamente claustrofobica, satura di una rabbia cupa e trainata da testi frammentari, scritti da Kurt Cobain – nella migliore delle tradizioni svogliate – la notte precedente la registrazione. Episodi come Blew, Paper Cuts e Sifting definivano un territorio sonoro pesante, melmoso e orgogliosamente non commerciale, dove l’urlo espressivo di Cobain faceva da eccellente collante per liriche volutamente scarne e ripetitive.

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Il debutto dei Nirvana: trenta ore di indigenza, il minimalismo di Reciprocal Recording

La genesi di Bleach non ha visto scorrere fiumi di denaro, ma si è svolta sotto il segno di una rigorosa austerità economica. Le sessioni principali presero vita presso i Reciprocal Recording Studios di Seattle, una struttura dall’acustica bizzarra e con una sala di controllo dalle dimensioni paragonabili a un ripostiglio. Alla guida del miracolo c’era il produttore Jack Endino, che coordinò una band che lavorava per un totale di appena trenta ore, distribuite in sei giornate di intensa attività tra la vigilia di Natale del 1988 e la fine di gennaio del 1989.

Il titolo dell’album? Una perla di romanticismo metropolitano. Fu modificato in Bleach ("candeggina") dopo che Cobain osservò a San Francisco un manifesto per la prevenzione dell’AIDS che consigliava ai tossicodipendenti di disinfettare gli aghi. Lo slogan recitava, appunto, "Bleach Your Works".

Sotto il profilo esecutivo, le sessioni si rivelarono insolitamente lineari. Endino ricorderà che i Nirvana eseguivano i brani in uno o due take al massimo, con la linea vocale principale incisa come unico overdub. L’influenza dei Melvins, d’altronde, era strutturale e non solo spirituale: la band aveva inizialmente registrato tre brani (Floyd the Barber, Paper Cuts e Downer) con il batterista Dale Crover nel gennaio 1988. Nonostante i successivi tentativi di ri-registrare quelle tracce con il nuovo batterista ufficiale, Chad Channing, la band scelse infine l’usato sicuro: mantenere e remixare le versioni originali con Crover, riconoscendone l’insuperabile pesantezza ritmica.

La ricerca di questo impatto sonoro opprimente era alimentata anche dagli ascolti claustrofobici della band durante i trasferimenti in furgone. La colonna sonora dei loro viaggi era dominata da una singola cassetta che presentava su un lato il metal estremo degli svizzeri Celtic Frost e sull’altro il power-pop degli Smithereens. Nel disperato tentativo di emulare la pesantezza dei Celtic Frost, la band registrò pezzi come Scoff e Sifting con un’accordatura estremamente ribassata: erano convinti di suonare in Re, mentre si trovavano in realtà in Do, spingendo la chitarra di Cobain e il basso di Krist Novoselic verso frequenze gravemente sature. In questo festival del genere "lento e pesante", Cobain decise all’ultimo minuto di escludere la traccia Big Long Now, temendo che l’album ne fosse già fin troppo gravato. Aveva ragione.

Il colpo di scena, l’intruso melodico

In mezzo a questa fitta nebbia di rumore e nichilismo, la terza traccia del disco, About a Girl, è una clamorosa anomalia. Il brano introduceva una sensibilità melodica pulita, orecchiabile ed eretica, totalmente estranea alla dichiarata misantropia che la Sub Pop Records vendeva come marchio distintivo del sound di Seattle.

La decisione di includere About a Girl nella tracklist finale di Bleach non fu indolore: scatenò in Kurt Cobain una profonda inquietudine legata alla conservazione della propria credibilità punk nell’underground. La scena locale esercitava una forte pressione sociale, imponendo un’estetica intransigente che equiparava la melodia pop al tradimento commerciale e al "vendersi". Cobain temeva che un pezzo così smaccatamente melodico potesse alienare il nucleo originario dei fan. Nelle interviste successive, descrisse quel clima culturale assimilandolo, con un certo tempismo, alle dinamiche di esclusione tipiche delle scuole superiori.

Durante le registrazioni, Kurt Cobain manifestò le proprie riserve direttamente a Jack Endino, insistendo tuttavia affinché il pezzo venisse inciso. Il produttore ricorda le parole del cantante, conscio di presentare un alieno nel tempio del grunge: "Ho una canzone che è totalmente diversa dalle altre, Jack. Devi assecondarmi, perché registreremo questo pezzo pop".

Nonostante i dubbi paranoici sull’accoglienza della Sub Pop, Endino e la band scelsero di procedere senza curarsi dei potenziali giudizi dell’etichetta, la quale, per ironia della sorte, finì per apprezzare notevolmente il brano. Resta il fatto che mettere una canzone pop in stile Beatles su un album grunge era, nel 1989, un rischio tremendo per la reputazione.

Il furto ai Beatles e la matematica dell’accordo

Da dove nasceva l’ispirazione per About a Girl? Semplice: Cobain aveva trascorso un intero pomeriggio ad ascoltare a ripetizione l’album Meet the Beatles!. Questo ascolto ossessivo orientò la scrittura verso una struttura pop classica, caratterizzata da una spiccata orecchiabilità melodica, sebbene provvidenzialmente sepolta sotto una sezione ritmica energica e l’accordatura ribassata della chitarra elettrica per non farsi scoprire troppo dai puristi.

Il fraseggio chitarristico e l’attacco vocale mostrano persino un’evidente analogia strutturale invertita con il classico dei Beatles I Should Have Known Better, dal quale ereditano l’andamento ritmico e la dinamica melodica. Il titolo stesso del brano non è farina del sacco di Cobain: quando il cantante descrisse la traccia al batterista Chad Channing spiegando pigramente che parlava "di una ragazza", fu quest’ultimo a suggerire di adottare tale descrizione letterale come titolo definitivo.

La guerra dei poveri a Olympia

Il retroterra lirico del brano non è una poesia romantica, ma è radicato nella tormentata e per nulla idilliaca relazione sentimentale tra Cobain e Tracy Marander. I due coabitarono a Olympia, al numero 114 di North Pear Street, dall’autunno del 1987 al 1990, stabilendosi in quel piccolo appartamento dopo che Cobain era stato sfrattato per morosità dall’alloggio precedente, condiviso con il bassista dei Melvins Matt Lukin.

La vita quotidiana a Olympia era segnata da costanti conflitti finanziari. Tracy si spaccava la schiena con turni notturni nella mensa di un ospedale locale e in uno stabilimento ittico, sostenendo interamente le spese dell’appartamento e del cibo. Cobain, dal canto suo, trascorreva le giornate felicemente disoccupato, dedicandosi all’arte e alla cura dei propri animali domestici. I frequenti litigi sulla gestione della casa e sull’assenza di un reddito da parte del musicista sfociavano spesso nella minaccia di Cobain di trasferirsi a vivere nella propria vettura, mossa psicologica che costringeva la compagna a recedere dalle proprie posizioni.

Il testo di About a Girl è lo specchio fedele di queste tensioni domestiche. Il verso «But I can’t see you every night, free» allude esplicitamente alle recriminazioni della Marander sulla necessità che Cobain contribuisca economicamente alla convivenza. In quel periodo, la ragazza chiese più volte al partner per quale motivo non le dedicasse mai una canzone; Cobain la accontentò scrivendo il pezzo, ma scelse deliberatamente di non rivelarle il soggetto della composizione. Tracy scoprirà la verità solo nel 1993, leggendo la biografia ufficiale della band curata da Michael Azerrad, Come as You Are: The Story of Nirvana, diversi anni dopo la conclusione del loro rapporto. Quando si dice la comunicazione di coppia.

Il DNA del successo globale

About a Girl ha costituito il vero e proprio nucleo generativo della futura evoluzione dei Nirvana e della rivoluzione del rock alternativo degli anni Novanta. Fu attraverso questa composizione che Cobain comprese l’efficacia dell’ibridazione tra l’energia catartica del punk rock e la linearità armonica del pop classico.

Una sintesi che avrebbe in seguito definito il successo globale di Nevermind e la maturità espressiva di In Utero. Il brano fu inoltre decisivo nell’attrarre l’attenzione delle major discografiche, dimostrando che il talento di Cobain non era limitato alla saturazione chitarristica ma si estendesse alla scrittura di canzoni dotate di una forte comunicatività melodica.

Dallo scantinato all’Unplugged: la metamorfosi

La persistenza di About a Girl nella storia della band è evidenziata dal contrasto radicale tra la versione elettrica originale del 1989 e la celebre esecuzione acustica registrata nel novembre 1993 per la trasmissione MTV Unplugged in New York. Questa transizione illustra non solo un’evoluzione tecnica, ma anche il mutamento della collocazione sociologica dei Nirvana, ormai trasformati loro malgrado in icone della cultura di massa globale. L’esecuzione del 1993 fu introdotta da Cobain con una frase ironica e disincantata rivolta al pubblico presente in studio: "Questa canzone viene dal nostro primo disco. Molta gente non lo possiede".

Una dichiarazione che rifletteva il desiderio costante del musicista di riaffermare le proprie origini underground e di sottrarsi, almeno parzialmente, alle dinamiche commerciali del mercato di massa, che tendeva a ignorare la produzione pre-Geffen del gruppo. La versione acustica, caratterizzata da una spiccata vulnerabilità interpretativa, si impose rapidamente come la lettura definitiva della canzone per il pubblico generalista, superando in popolarità l’incisione elettrica del 1989.

Ciò che rimane di About a Girl supera oggi i confini della discografia dei Nirvana: è stata indicata come una delle preferite da cantautori storici come Elvis Costello, ha ispirato il titolo del celebre romanzo About a Boy dello scrittore britannico Nick Hornby ed è stata oggetto di reinterpretazioni da parte di artisti di estrazione totalmente diversa. È la conferma della solidità di una struttura compositiva nata dal dialogo silenzioso tra la durezza della scena di Seattle e l’intramontabile lezione melodica dei Beatles. Chi l’avrebbe mai detto, in quel freddo inverno del 1989.


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