Cala il gelo su Laura Pausini, Ernia ci prova, Alvaro Soler tenta il tormentone fuori tempo massimo. Pagelle nuovi singoli 4 settembre 2026

È un New Music Friday particolarmente affollato quello del 4 settembre 2026, e le nuove uscite musicali di oggi mettono insieme pop d’autore, rap e cantautorato in un colpo solo. Tra i singoli in uscita venerdì troviamo Welo, Alvaro Soler e Roy Paci con Il sole, il ritorno di Malika Ayane con Detto tra noi (anticipazione dell’album Cicale), la cover di Laura Pausini di Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è di Raf, Ernia con Dedica e Anna Castiglia con Niente di me. Ma ci saranno piaciute al primo ascolto? Abbiamo avuto momenti migliori. Ecco le nostre pagelle.
New Music Friday, Laura Pausini – Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è
L’operazione ha una biografia impeccabile alle spalle (i poster di Raf in cameretta, il duetto del ’93, Due dentro il primo Io canto) e proprio per questo è più interessante come gesto affettivo che come scelta interpretativa. Perché il pezzo di Raf e Beppe Dati è freddo per costruzione: parla di vuoto, di certezze che crollano ed è potente perché non consola nessuno. Pausini è la più grande consolatrice del pop italiano, e il vero banco era proprio quello di lasciare la canzone al suo gelo ma qui la si scalda fino a farla diventare rassicurante. La scelta del brano in sé è comunque convincente, perché nel catalogo di Raf c’erano opzioni infinitamente più comode e radiofoniche. Quindi, pescare il pezzo nichilista del ’91 invece del successone è una decisione da interprete, non certo da collezionista. Il coraggio va riconosciuto a prescindere dall’esito.
Voto: 6,5
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Entra nel canale WhatsAppMalika Ayane – Detto tra noi
Cinque anni di silenzio discografico e il rientro avviene dalla porta che conosce meglio: Bonomo e Pacifico convocati insieme per la prima volta, sessione parigina senza scadenze e risultato prevedibilmente elegante. Il vero pericolo è tutto qui, perché la "lucida malinconia dell’età adulta" è un territorio che Malika Ayane presidia da un decennio e in cui non ha più nulla da dimostrare, il che rende il pezzo bellissimo e leggermente prudente. Il timbro, però, continua a fare quello che nessuno in Italia sa fare: dire una cosa e insinuarne un’altra nella stessa vocale. L’immagine delle luci dell’alba sulle paillettes che hanno ballato tutta la notte è di certo la più bella. È scrittura che sa esattamente dove mettere il dettaglio concreto per evitare che l’astratto diventi generico. La firma di Pacifico è riconoscibile a distanza.
Voto: 7,5
Welo, Alvaro Soler e Roy Paci – Il sole
Il tormentone estivo che esce quando gli ombrelloni si stanno già chiudendo, e che prova a farsi perdonare trasformando il ritardo in poetica dell’imbrunire ("le giornate che si accorciano"). L’assemblaggio è più strategico che ispirato – rapper salentino in ascesa, spagnolo affidabile per il mercato mediterraneo, tromba siciliana come certificato di autenticità – e lo switch italiano-spagnolo funziona da gancio ritmico prima ancora che da dichiarazione culturale. Il problema è il ritornello: "siamo tutti sotto lo stesso sole" è un’idea talmente pre-masticata che nessun arrangiamento può restituirle sorpresa. Roy Paci, ovviamente, è il top. È l’unico elemento del pezzo che non si può replicare con un preset: quando entra la tromba, il brano prende il volo.
Voto: 6
Ernia – Dedica
La canzone su Milano è il rito di passaggio più abusato del rap italiano, e Ernia lo affronta consapevole di camminare su terreno già arato da mezza discografia altrui. Se ne esce grazie a quello che sa fare meglio: non celebrare la città ma litigarci, restituendola come luogo che concede tutto e presenta il conto. Resta il sospetto sopra ogni brano che chiude un ciclo dopo un doppio platino, ovvero che sia più un sigillo contrattuale su Per soldi e per amore che una nuova esigenza espressiva.
Voto: 5
Anna Castiglia – Niente di me
Castiglia continua a essere la penna più affilata della sua generazione e qui punta all’ansia da prestazione emotiva con l’arma che maneggia meglio, cioè l’ironia che non chiede scusa. Il pericolo è che il "diritto di perdersi e contraddirsi" sia diventato a sua volta una posa generazionale, una nuova ortodossia dell’anti-ortodossia e rivendicare l’incoerenza è oggi quasi conformista quanto esibire la maturità. L’affondo sui rapporti d’occasione e sulle battaglie ridotte a etichette di facciata è buona, attacca nel punto giusto, e Castiglia – quando attacca – è tra le pochissime a saperlo fare senza diventare antipatica.
Voto: 7
