Netflix, condannato per una truffa da 55 milioni il regista di un noto film con Keanu Reeves

Carl Rinsch dovrà scontare 30 mesi di carcere per una truffa ai danni del colosso dello streaming, che lo aveva ingaggiato per un film di fantascienza

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Netflix, condannato per una truffa da 55 milioni il regista di un film con Keanu Reeves
IPA

Il Tribunale Federale di New York ha condannato il regista Carl Rinsch, noto ai più per aver diretto nel 2013 47 Ronin, film fantasy sui samurai con Keanu Reeves, per una truffa milionaria ai danni di Netflix. Il colosso dello streaming gli aveva versato 55 milioni in due tranche, una da 44 tra il 2018 e il 2019 e un’altra da 11 nel 2020, per girare una serie di film di fantascienza. Il cineasta avrebbe sottratto indebitamente fondi alla produzione dell’ambizioso progetto "White Horse", che di conseguenza non ha mai visto la luce.

Carl Rinsch, regista di un film con Keanu Reeves, condannato per truffa ai danni di Netflix

Netflix lo aveva "sommerso" di milioni per finanziare un ambiziosissimo progetto riguardante una serie di pellicole di fantascienza chiamato "White Horse", ma lui ha preferito sottrarre soldi alla produzione e giocarseli in borsa e sperperarli in "beni di lusso", come si legge nel report redatto dagli investigatori. Carl Rinsch, regista di 47 Ronin, film del 2013 con protagonista Keanu Reeves e liberamente basato sull’opera teatrale Chūshingura, avrebbe sperperato circa 11 dei 55 milioni di dollari ricevuti tra Netflix in 3 anni, si legge, "scommesse rischiose su opzioni finanziarie altamente speculative e criptovalute" e i sopracitati beni di lusso, tra cui cinque Rolls-Royce e una Ferrari, secondo quanto precisato dal procuratore Jay Clayton.

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La pena, oltre ai 30 mesi di carcere comminati dal giudice, prevede anche 3 anni di libertà vigilata, la confisca di 11 milioni e una multa da 700 dollari. Nella decisione della pena sono intervenute le condizioni di vita privata di Rinsch, che all’epoca era nel mezzo di un divorzio definito "molto difficile" e anche una lettera scritta direttamente da Reeves, che ha chiesto "indulgenza" e "clemenza" per il suo "amico" Carl Rinsch. Nello scritto, l’attore ha definito il regista come un "artista eccezionale", pur riconoscendo la sua tendenza ad "autosabotarsi" nel tentativo di portare avanti troppi progetti simultaneamente.

Una storia surreale

Rinsch aveva vinto una gara d’appalto con Netflix nel 2018, ricevendo una somma preliminare per cominciare la produzione. Ma già nella fase di pre-produzione le cose hanno iniziato a prendere una piega strana. Rinsch avrebbe iniziato a inviare strane email in cui affermava di aver scoperto il "meccanismo di trasmissione segreto" del Covid-19 e di poter "prevedere i fulmini". Ci sarebbero poi stati episodi di abuso di droghe, aggressioni fisiche e accuse alla moglie di aver complottato per assassinarlo.

A metà della produzione del progetto "White Horse", il regista avrebbe chiesto ulteriori 11 milioni a Netflix, i famosi soldi incriminati, ricevendo incredibilmente una risposta positiva. Altrettanto incredibilmente, Rinsch avrebbe poi tentato di citare in giudizio Netflix per "violazione del contratto", affermando che gli fossero dovuti altri 14 milioni, addirittura usando parte dei soldi già sottratti per pagare i suoi avvocati. Uno sviluppo assurdo, e che si aggiunge a una carriera già segnata dal flop commerciale di 47 Ronin, un disastro da circa 175 milioni di dollari.


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