Intelligenza Artificiale e 11 settembre, Tony Scott aveva già previsto tutto: nel 1998 il film con Will Smith a cui nessuno volle credere

Il thriller con Will Smith che ha anticipato l'intelligenza artificiale con la sorveglianza algoritmica e i rischi del potere tecnologico.

Andrea Aurora

Andrea Aurora

SEO Specialist & Copywriter

SEO Specialist appassionato di cinema, tecnologia, collezionismo e cultura Pop. Amo unire analisi e creatività per raccontare storie digitali uniche.

Nemico pubblico di Tony Scott, con Will Smith e Gene Hackman
ItaliaMedia

Scordatevi Django Unchained per un attimo: stasera, in seconda serata alle 23:27 sul canale 20, c’è un film che merita molta più attenzione di quanta gliene sia mai stata data, ed è Nemico pubblico di Tony Scott, con Will Smith e Gene Hackman. Uscito nel novembre 1998, tre anni prima dell’11 settembre e del Patriot Act, quindici anni prima che Edward Snowden rivelasse al mondo l’esistenza reale dei programmi di sorveglianza di massa della NSA, questo film raccontava già buona parte di quello che poi si è puntualmente avverato. È uno dei casi più clamorosi di fantascienza politica diventata cronaca che Hollywood abbia mai prodotto.

La trama di Nemico Pubblico potrebbe essere un titolo di giornale di oggi

Il meccanismo narrativo del film, scritto da David Marconi e prodotto dal fido Jerry Bruckheimer, è da mettere dentro a un’ipotetica classifica dei classici action. Il Congresso americano sta per approvare una legge che espande enormemente i poteri di sorveglianza delle agenzie di intelligence. Il deputato Phil Hammersley, interpretato da Jason Robards, si oppone convinto che quella legge non sia un passo lecito verso una società sorvegliata. Per questo motivo viene assassinato dal funzionario della NSA Thomas Reynolds, un algido Jon Voigh mosso dalla garanzia di una promozione che insegue da anni. L’omicidio viene ripreso e quel filmato, attraverso una serie di coincidenze – tra cui un incontro fortuito in un negozio di lingerie, dettaglio bizzarro che rende tutto ancora più memorabile – finisce nelle mani di un avvocato qualunque interpretato da Will Smith. Da quel momento, il Principe di Bel-Air diventa il bersaglio di un intero apparato statale disposto a usare satelliti, microspie e incroci di dati per distruggergli la vita in poche ore.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Un film che discende direttamente dalla paranoia di Watergate

Per capire perché Nemico pubblico funzioni così bene, bisogna inserirlo nella cosiddetta "trilogia della paranoia" di Alan J. Pakula: Il compromesso, Il parallasso, Tutti gli uomini del presidente. Stiamo parlando dei film che negli anni Settanta, sull’onda dello scandalo Watergate, insegnarono al pubblico americano a guardare il potere con occhi diversi, se non con vero terrore. Nemico pubblico aggiorna quella stessa lezione al decennio di Internet e dei satelliti.

Il film è riuscito a usare le convenzioni del thriller per denunciare la "società della sorveglianza" attraverso il ritratto degli eccessi della NSA, senza scadere in una retorica antigovernativa generica. Ha puntato il dito contro l’inerzia burocratica e i singoli che ne approfittano. È un giudizio che invecchia bene: il film non urla allo scandalo, mostra piuttosto un sistema basato sul potere tecnologico posto nelle mani sbagliate: un po’ come il dibattito sull’intelligenza artificiale che si sta facendo tremare la Silicon Valley nell’ultimo periodo.

Gene Hackman, o il sequel non ufficiale più elegante della storia del cinema

C’è poi un dettaglio che rende questo film ancora più delizioso per chi ama il cinema, quasi un segreto tra addetti ai lavori: il personaggio di Gene Hackman, l’ex agente Edward "Brill" Lyle che aiuta Will Smith a sopravvivere alla caccia della NSA, è costruito apertamente come un omaggio – se non un vero sequel non dichiarato – al suo Harry Caul de La conversazione di Francis Ford Coppola, il capolavoro del 1974 sullo spionaggio audio. Stesso mestiere, stessa paranoia, stesso nascondiglio da eremita tecnologico. In una scena, i cattivi tirano fuori un fascicolo su di lui con tanto di fotografia: quella foto è letteralmente un fotogramma del suo personaggio ne La conversazione. Ventiquattro anni dopo, Hollywood ci stava dicendo, senza dirlo apertamente, che l’incubo della sorveglianza immaginato da Coppola negli anni Settanta non solo si era avverato, ma era pure peggiorato.

Non ha previsto tutto alla perfezione

Va detto, per onestà critica, che alcuni osservatori più severi hanno giustamente ridimensionato il mito della sua "profezia perfetta": il film immagina agenti della NSA che inseguono e uccidono fisicamente un singolo per insabbiare un omicidio, mentre la vera controversia esplosa con Snowden riguardava qualcosa di diverso e per certi versi ancora più inquietante: la raccolta indiscriminata di dati su milioni di cittadini innocenti, non la caccia mirata a un singolo nemico designato. Il film, insomma, ha portato sullo schermo l’atmosfera e l’apparato tecnologico con impressionante precisione ma in modo meno fedele il meccanismo esatto con cui quella sorveglianza si sarebbe poi manifestata nella realtà.

Il bello della diretta (e nemmeno dello streaming)

Pensate che, curiosità da bar, il cast che poteva essere clamorosamente diverso. Il ruolo che ha reso Will Smith un attore drammatico credibile, e non solo il principe di Bel-Air con la battuta pronta, doveva andare a Mel Gibson o a Tom Cruise, con anche George Clooney nella lista dei papabili. La parte di Hackman era stata offerta prima a Sean Connery. E lo sceneggiatore David Marconi, anni dopo, scrisse un copione pensato come ideale seguito spirituale di questo film: quel progetto diventò Die Hard – Vivere o morire, il quarto capitolo della saga di John McClane. Il cerchio della paranoia tecnologica hollywoodiana, in un certo senso, si chiude proprio lì.

Perché guardarlo stasera

Chiudo con il punto vero: Nemico pubblico costò 90 milioni di dollari e ne incassò oltre 250 in tutto il mondo. È un film che ha avuto ragione prima che qualcuno gli desse davvero retta, e che oggi, nell’epoca degli assistenti vocali sempre accesi, del riconoscimento facciale a ogni angolo di strada e degli smartphone che sanno di noi più di quanto sappiano i nostri genitori, meriterebbe una rivalutazione seria. Se stasera decidete di restare svegli fino a tardi per questo, invece che per l’ennesima replica di un classico già visto mille volte, avrete fatto la scelta cinematograficamente più intelligente della serata.


Potrebbe interessarti anche