Nel tepore del Ballo, tutta l'amarezza di Pupi Avati nel suo attacco alla televisione italiana (straordinaria Giuliana De Sio). Recensione

Gli Avati, Pupi, Antonio e Tommaso, mostrano i lati oscuri del mondo della televisione in una pellicola intimista e misteriosa

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Non tutto è oro quel che luccica. Un detto che si applica molto bene al mondo dello showbusiness. Lontano dai riflettori, dietro le quinte, le dinamiche sono molto più oscure e contorte di quanto creda il pubblico, irretito da una facciata scintillante e luminosa. Pupi Avati prova a raccontare proprio questo nel suo Nel tepore del ballo. Una pellicola amara e intimista trascinata da due grandissimi come Massimo Ghini e Isabella Ferrari e da una straripante Giuliana De Sio. Nel cast anche Raoul Bova, assieme a Bruno Vespa e Jerry Calà per un cammeo nei panni di loro stessi.

Un film non esente da difetti, va detto, che risiedono soprattutto in una narrazione a tratti sin troppo lenta e compassata. Un film che analizza la sovrapposizione tra l’immagine sensazionalistica e costruita e la realtà.

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Nel tepore del Ballo – La recensione del film

La rinascita, a volte, passa da alcuni primissimi piani. O almeno è quello che deve aver pensato il Gianni Riccio di Massimo Ghini, impegnato in un disperato tentativo di riconquistare il suo pubblico, perso per uno scandalo finanziario. Ed è sostanzialmente questo il tema portante del film scritto, diretto e prodotto dagli Avati (Pupi regista, Antonio produttore e il figlio Tommaso come cosceneggiatore): l’apparenza come strumento per arrivare a tutto nella vita, tra fama, soldi e amore.

L’amore, quello che non ritorna perchè semplicemente non se n’è mai andato. L’amore di una madre che non conoscerà mai il figlio che dà alla luce morendo di parto. L’amore distorto di un padre che scappa lontano per fare fortuna, per poi tornare indietro in una bara. Nel tepore del ballo lavora per sottrazione. Parte con una fotografia calda e una musica avvolgente, per poi spegnersi sempre più col progredire del racconto. Un racconto che è quasi come se si disseccasse al pari del suo protagonista, sempre più vinto da una vita che riteneva perfetta.

Di cosa parla la trama de Nel tepore del ballo

Jesolo, anni ’70. Il Mister (Raoul Bova) scopre di stare per diventare padre della ragazza con cui si sta frequentando. Un incidente di percorso, un figlio che non puntava ad avere. Ma che lei vuole tenere, anche a costo di crescerlo da sola. Durante il parto, tuttavia, qualcosa va storto. Il bimbo nasce, ma lei muore, lasciando l’infante alle cure del padre. Un uomo distante, più interessato a far fortuna con metodi loschi che a crescere un figlio. Non a caso lo lascia alle cure della Zia Nunzia (Lina Sastri) per tentare di sbancare in Germania, dove ritiene di avere una ex compagna ricca a cui poter scucire del denaro. Rimasto definitivamente orfani, il giovane Gianni (Ghini) cresce, diventando un affermato conduttore tv.

Un giorno, però, uno scandalo finanziario in cui lui è più parte lesa che effettivo imputato, lo scaglia giù dal piedistallo su cui si era innalzato. Tornato nella sua natia Jesolo, dove il padre gestiva uno stabilimento balneare, dovrà fare i conti con un passato doloroso e con un presente incerto. Un presente a cui potrebbe porre rimedio grazie a Clara (Ferrari), primo amore nonché prima moglie di Gianni, anche lei in invischiata in una situazione economica infelice.

Il peso del vuoto interiore

L’apparenza è tutto, dicevamo, e si rispecchia perfettamente nei primi momenti in carcere di Gianni, quando la sua tinta viene lavata via dall’acqua della doccia e gli scivola lungo il corpo. In televisione si finisce per diventare fantasmi, una tematica ripresa anche nelle varie scene di trucco. Come se i corpi venissero "preparati" per l’esposizione, dei defunti che rispecchiano il vuoto interiore che regna dietro le quinte della televisione.

Non a caso la conduttrice "à la Barbara D’Urso" (una esuberante Giuliana De Sio) non viene praticamente mai nominata direttamente, ma è sempre chiamata "la morta". O tuttalpiù "la strafiga". Un mondo di apparenza e di pochissima sostanza. Quella sostanza evidente nell’amore tra Gianni e Clara, un amore che l’uomo soppianta col successo televisivo. Ma che in realtà non sparisce mai del tutto, rimanendo sopito come braci sotto la cenere.

Nel tepore del ballo è forse uno dei film più misteriosi, interiori e nichilisti di Pupi Avati. Una parabola sull’inconsistenza e sul desiderio di apparire, più che di essere, nel dietro le quinte del mondo della televisione. La sceneggiatura zoppica in più di una circostanza, appesantita da eccessi di lentezza e verbosità, ma Massimo Ghini e Isabella Ferrari riescono a far tenere alla pellicola la barra a dritta per quasi tutta la sua durata (a tratti eccessiva, va detto).

Voto: 6


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