Naza, il film che fa infuriare Israele: “Premio rivoltante”, la richiesta choc contro i registi dopo l’ovazione a Venezia 2026

Il premio alla Mostra del Cinema di Venezia scatena la destra israeliana: il ministro Zohar attacca Naza e chiede la revoca della cittadinanza ai due registi.

Melania Fiata

Melania Fiata

Giornalista

Laureata in Lettere, divoratrice di libri e serie. Scrivo di spettacoli, film e TV.

Il successo raccolto da Naza alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 ha avuto un’eco immediato anche in Israele, ma non nel modo sperato dai suoi autori. Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, premiato dalla giuria e accolto con entusiasmo al Lido, ha infatti scatenato una dura reazione nel mondo politico israeliano. Mentre una parte dell’opinione pubblica guarda al film come a un’opera da far conoscere nel Paese, esponenti della destra al governo ne contestano apertamente contenuti e finalità, arrivando a chiedere provvedimenti contro i due registi. Ma vediamo insieme tutti i dettagli.

Naza, il film presentato a Venezia 2026 fa infuriare Israele: chiesto il ritiro della cittadinanza ai due registi

La partecipazione di Naza al Festival di Venezia 2026 ha aperto in Israele un acceso confronto sul contenuto del documentario e sulle posizioni espresse dai suoi autori. A fronte dell’attenzione positiva riservata da Haaretz ai registi Yuval Abraham e Rachel Szor e al loro intento di favorire la diffusione dell’opera nel Paese, esponenti della destra israeliana hanno espresso una forte opposizione. Il ministro della Cultura Miki Zohar ha definito il film "un film spregevole" e il riconoscimento "rivoltante", accusando gli autori di cercare gli "applausi degli antisemiti di tutto il mondo". Considerando l’opera un "tradimento nei confronti dello Stato", ha inoltre chiesto la revoca della cittadinanza ai due registi.

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Anche Avigdor Lieberman ha attaccato il documentario, parlando di "un insieme di diffamazioni e calunnie contro lo Stato di Israele, contro le Forze di Difesa Israeliane e contro i loro magnifici combattenti" e definendo Venezia un festival "woke" e "antisemita". Nel suo intervento ha invece indicato Fauda come esempio positivo della narrazione israeliana, arrivando a dire: "Abbiamo un ministero degli Affari esteri, si chiama Fauda".

Naza, le accuse del film documentario e la risposta dell’esercito

Al centro della controversia ci sono le testimonianze raccolte nel documentario, affidate a 24 militari che raccontano le modalità con cui le forze israeliane operano a Gaza, dalla selezione degli obiettivi alla valutazione dei possibili rischi. L’esercito israeliano ha contestato la ricostruzione proposta dal film, mettendo soprattutto in discussione l’attendibilità e la verificabilità delle fonti. In un comunicato ha infatti sostenuto che "Il film si basa su testimonianze anonime di individui la cui identità non può essere verificata, né è possibile accertare se abbiano prestato servizio all’interno di Tsahal, in quale ruolo, o se siano stati coinvolti nei fatti oggetto di tali accuse". La polemica nata intorno a Naza si inserisce così in uno scontro più ampio sulla rappresentazione della guerra a Gaza e sul modo in cui le responsabilità e l’operato dell’esercito israeliano vengono raccontati attraverso il cinema.


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