“La mia vita tra traumi, riscatto e libertà”: Natasha Lyonne senza filtri dopo il successo di Orange Is the New Black e Poker Face

Tra battute e confessioni intime, Natasha Lyonne ripercorre la sua carriera: da Orange is The New New Black a Poker Face

Giulia Bertollini

Giulia Bertollini

Giornalista

Giornalista e appassionata di TV e spettacolo. Amo la musica classica, i libri, i dolci, gli animali e la danza.

Dopo Orange Is The New Black, Natasha Lyonne si racconta senza filtri: “La mia vita tra traumi, riscatto e libertà”
IPA

Natasha Lyonne conquista l’Italian Global Series 2026 con la sua ironia irriverente e un racconto senza filtri della propria vita, tra successo, fragilità e battaglie personali. L’attrice americana, conosciuta dal grande pubblico per i ruoli di Nicky Nichols in Orange Is the New Black e Charlie Cale in Poker Face ha sorpreso per la sincerità con cui ha parlato dei suoi inizi e della sua carriera.

Dalla bambina prodigio alla star ribelle: il lato più autentico di Natasha Lyonne

Durante l’incontro che si è tenuto all’Italian Global Series a Riccione, l’attrice ha aperto il suo cuore confidando dei dettagli intimi del suo passato: "Mia madre mi portò al mio primo provino, per lei era normale perché lo aveva già fatto con mio fratello. Ma fare l’attrice da bambina è un peccato originale". L’attrice ha poi criticato il mondo dello spettacolo: "È un business disgustoso, basato su aspetti superficiali". Lyonne ha raccontato anche il peso di essere cresciuta sotto i riflettori e il percorso personale affrontato negli anni: "Sono grata perché oggi riesco a capire lo spazio cosmico. La terapia e il programma dei dodici passi mi hanno permesso di rileggere il mio passato". Un viaggio che le ha consentito di trasformare le difficoltà in una nuova consapevolezza.

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Durante l’incontro l’attrice ha abbandonato presto la sua poltrona per dare vita a una sorta di performance da stand-up comedy, coinvolgendo pubblico, giornalisti e studenti. Tra battute e improvvisazioni ha scherzato anche sulla propria carriera: alla domanda su quando avesse deciso di fare l’attrice ha risposto: "Non l’ho ancora deciso, magari martedì sì e poi mercoledì cambierò idea". Pochi i riferimenti ai suoi lavori più celebri, ma Lyonne ha ricordato con particolare affetto Russian Doll, il progetto che le ha permesso di conquistare maggiore autonomia creativa. "Con Amy Poehler e Leslye Headland ex assistente di Weinstein abbiamo creato il primo laboratorio di donne sceneggiatrici. Eravamo tutte femministe, un gruppo di ragazzacce, molto toste. Era una fase della mia vita in cui eravamo tutte molto autodeterminate".

L’attrice ha parlato anche del ruolo di produttrice e della libertà che questo le offre: "Mi preoccupo meno rispetto a qualcosa su cui non ho il controllo". Una scelta legata al desiderio di avere maggiore indipendenza artistica e di proteggere il proprio spazio creativo. Lyonne ha poi riflettuto sulle differenze tra uomini e donne nel mondo dello spettacolo: "Ci sono comici americani che si definiscono pazzi simpatici, ma quando arriva una donna comica è semplicemente una pazza". Una critica al modo in cui il talento femminile viene spesso giudicato attraverso criteri diversi. Sul proprio carattere non ha usato mezzi termini: "Sono cattiva fino all’osso, ho un brutto atteggiamento e una cattiva reputazione. Forse è per questo che non sono una star, ma vengo considerata una caratterista. Poi magari tra cinque anni cambierà tutto".

Figlia di ebrei russi di Brooklyn e nipote di sopravvissuti all’Olocausto dell’Europa dell’Est, Lyonne ha definito la propria identità "un mosaico di influenze contrastanti". Un percorso complesso che, secondo l’attrice, ha contribuito a formare il suo sguardo sul mondo e il suo modo unico di raccontare storie.


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