Myrta Merlino, il racconto choc: "A 12 anni in discoteca cercai l'aiuto di mia madre, mi rispose: 'divertiti'. Abbandonata per la sua carriera"

La conduttrice e giornalista racconta senza filtri il rapporto complicatissimo con la madre Annamaria Palermo

Valentina Di Nino

Valentina Di Nino

Giornalista

Romana, laurea in Scienze Politiche, giornalista per caso. Ho scritto per quotidiani, settimanali, siti e agenzie, prevalentemente di cronaca e spettacoli.

Myrta Merlino si racconta senza filtri in un’intervista al Corriere della Sera per il lancio del suo libro "La bambina del miracolo. Storia della mia mamma geniale" in cui svela che ha dovuto fare i conti con il senso di solitudine e un’assenza ingombrante, quella della donna a cui il libro è dedicato, sua madre, Annamaria Palermo, celebre sinologa di fede maoista scomparsa nel 2017, donna carismatica quanto complessa.

Myrta Merlino, i traumi dell’infanzia e l’amore con Marco Tardelli

"Mia madre aveva una personalità debordante, capace di rivaleggiare persino con Oriana Fallaci", spiega la conduttrice. Quando Palermo dirigeva l’Istituto Italiano di Cultura a Pechino, invitò la scrittrice fiorentina in Cina: "Mia madre si lamentava perché Oriana parlava sempre e soltanto lei. La cosa mi faceva sorridere: non si rendeva conto di avere i suoi stessi identici difetti".

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Per inseguire la carriera infatti, la madre lasciò lei e il fratello a lungo soli con il padre eMyrta Merlino oggi, riguardando a quegli anni svela anche ricordi davvero scomodi, "Quando andai a New York, mamma mi suggerì di chiamarla. Ma mi cambiò tre volte l’appuntamento e così ripartii senza vederla". E ancora, un episodio accaduto a New York nel 1981. "Avevo 12 anni. Mia madre mi portò in discoteca, alla Danceteria. Lei si scatenò in pista mentre gli amici la baciavano sulla bocca. A un certo punto un uomo enorme mi prese per mano riempiendomi di attenzioni sgradite. Cercai il suo sguardo per chiederle aiuto, ma lei mi liquidò: ‘Divertiti, balla, che ti frega’. Lì mi sentii del tutto sola e indifesa. Certamente questo episodio per me ha rappresentato una tortura".

Da quel trauma è nata la sua scelta controcorrente: "Negli anni mi sono costruita una corazza di donna forte, ho sempre avuto il peso di tutto sulle spalle: i figli, il lavoro, la redazione dei miei programmi. E invece, scrivendo, ho dovuto rifare i conti con la bambina ferita che sono stata. Ho sempre messo i miei figli al primo posto, rifiutando trasferte lunghe pur di non lasciarli soli".

Nonostante le ferite, il legame non si è mai spezzato. "Oggi le scrivo ancora messaggi su WhatsApp, le mando foto. Sento che c’è ancora. Se potessi rivederla le direi che più cercavo di allontanarmi da lei, più mi cresceva dentro". Un percorso di pacificazione affrontato accanto al compagno Marco Tardelli, arrivato nella sua vita proprio nei giorni del ricovero della madre: "Rimase ad aspettarmi in macchina nel parcheggio del Gemelli per quattro ore. Quando scesi mortificata, mi spiazzò dicendo che era felice solo all’idea di rivedermi".


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