I Muse sono tornati, nel nuovo album il dolore di Matt Bellamy per la separazione dalla moglie. Il vuoto cosmico che diventa arte - La recensione

I Muse sono tornati con "The Wow! Signal", il disco più indovinato degli ultimi 10 anni: la recensione del break up album che racconta il dolore di Matt Bellamy

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

L’uscita del decimo album in studio dei Muse, The Wow! Signal, pubblicato il 26 giugno 2026 da Warner Records, segna un momento di svolta netta per la band britannica. Lasciandosi alle spalle il pessimismo politico e i vecchi cliché che avevano appesantito le critiche di Will of the People (2022), il trio composto da Matthew Bellamy, Chris Wolstenholme e Dominic Howard cambia decisamente rotta. Questa volta la vastità dello spazio profondo serve a raccontare qualcosa di molto più intimo: il dolore per la fine di un amore.

Il titolo dell’album si ispira al famoso segnale radio captato nel 1977 dal radiotelescopio dell’Ohio State University, che molti hanno sempre sognato fosse un messaggio degli alieni. Ma basta ascoltare i testi e le atmosfere del disco per capire che l’universo, qui, è soprattutto una gigantesca metafora. L’album è infatti strettamente legato alla dolorosa separazione di Matt Bellamy dalla moglie, la modella Elle Evans, avvenuta a metà del 2025. The Wow! Signal diventa così un insolito "breakup album" in chiave sci-fi, dove i detriti nello spazio e i pianeti di ghiaccio riflettono il vuoto lasciato da un matrimonio finito.

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Il disco è stato registrato nel corso del 2025 in diversi studi in giro per il mondo, tra cui Ocean Park e la First Congregational Church a Los Angeles, Abbey Road e The Black Lodge a Londra, e The Red Room a Santa Monica.

Si tratta di un lavoro che mette in evidenza una vera e propria svolta personale per Bellamy. La rottura con Elle Evans ha guidato la scrittura dei testi, trasformando i brani in una terapia per superare il divorzio. Per concentrarsi sulla gestione dei figli in un momento così delicato, la band ha persino fatto una scelta drastica, cancellando diversi concerti già programmati per il febbraio 2026 in Sudafrica, India ed Emirati Arabi Uniti.

Dal punto di vista della produzione, la band ha deciso di non fare tutto da sola (pare su consiglio di Chris Martin dei Coldplay), affidando la co-produzione di otto tracce a Dan Lancaster e di due a Aleks Von Korff. Lancaster, che suona con loro dal vivo come turnista dal 2022 e ha lavorato con pesi massimi come Bring Me the Horizon e Blink-182, ha portato un sound fresco che unisce pop futuristico e metal moderno. In più, lo zampino di BloodPop (Michael Tucker) come co-produttore su pezzi chiave come Nightshift Superstar, Shimmering Scars e The Sickness in You & I ha dato una bella spinta elettronica a tutto il lavoro.

Anche la campagna promozionale per The Wow! Signal è partita con tempi lunghissimi. Il primo singolo, Unravelling, è uscito addirittura il 20 giugno 2025, ben 371 giorni prima del lancio del disco. Poi la band ha letteralmente spedito l’album in orbita, mandando un tablet nella stratosfera a 33.000 metri d’altezza per far ascoltare in anteprima Be With You. Per l’uscita di Hexagons, invece, i Muse hanno organizzato una caccia al tesoro mondiale, nascondendo pezzi del brano nei codici digitali dei cartelloni pubblicitari di Sydney, New York, Los Angeles, Città del Messico, Parigi e Londra. Una tappa fondamentale per testare i pezzi dal vivo si è tenuta nell’aprile 2026 alla Brixton Academy di Londra: un club piccolissimo rispetto agli stadi a cui ci hanno abituato, dove hanno suonato in anteprima Be With You e Cryogen.

The Dark Forest

l pezzo d’apertura è tra i più ambiziosi della loro storia recente: una vera rock opera racchiusa in poco più di cinque minuti. Prodotta da Aleks Von Korff, la traccia parte con il vero campionamento del segnale radio "Wow!" del 1977, per poi trasformarsi in un riff western serrato che ricorda l’epica di Knights of Cydonia. L’atmosfera diventa presto cupa e gotica grazie a un coro che canta in latino, trascinato da un basso elettronico anni Ottanta e da arpeggi di chitarra prog-metal. Nel testo, Bellamy prende la "teoria della foresta oscura" (l’idea che le civiltà aliene si nascondano nello spazio per paura di essere distrutte) e la trasforma in uno sfogo personale.
Voto: 8.5

Nightshift Superstar

Qui il clima cambia completamente e si va dritti verso un funk elettronico che si ispira molto al sound francese di Daft Punk e Justice. Spinto dal basso di Chris Wolstenholme e da un gran lavoro di archi, il pezzo ha un ritmo dance perfetto per le radio, arricchito da un coro di bambini in cui canta anche Lovella, la figlia di Matt. Nonostante sia un pezzo pop immediato, mantiene una bella qualità tecnica grazie ai passaggi di batteria di Dominic Howard nel bridge.
Voto: 7.5

Shimmering Scars

Una ballata al pianoforte molto intensa che parla d’abbandono con una sincerità spiazzante. La produzione di Lancaster mette la voce di Bellamy vicinissima al microfono, facendone sentire ogni minima sfumatura e trasmettendo tutto il dolore della separazione. Il brano cresce un po’ alla volta fino a un finale orchestrale travolgente con un assolo di chitarra classico ma perfetto per dare l’idea della solitudine nello spazio.
Voto: 9.0

Cryogen

Scelto come terzo singolo, Cryogen rimette al centro le chitarre elettriche con un riff distorto che ricorda molto la storica Plug In Baby. Il testo usa i termini della criogenia per descrivere una relazione ormai congelata: la partner viene paragonata a Europa, la luna di ghiaccio di Giove, mentre il protagonista si sente un intruso ferito sulla sua superficie. Anche se il ritornello ha qualche rima un po’ troppo semplice, il ritmo potente e il falsetto di Bellamy lo rendono un pezzo perfetto per i live.
Voto: 8.5

Be With You

Il primo brano promozionale inizia con un solenne organo a canne in stile Megalomania, per poi svoltare all’improvviso verso una base techno-pop. Questo salto dal classico alla dance ha diviso i fan della prima ora, lasciando il pezzo in una via di mezzo non del tutto riuscita. Funziona comunque bene come inno per ripartire dopo un momento buio, grazie a versi molto chiari di rivalsa e rinascita.
Voto: 6.5

Hexagons

Uno dei pezzi più complessi e riusciti di tutto l’album. Hexagons parte con un clavicembalo delicato e un tempo insolito in sei quarti che gioca con il ritmo e spiazza chi ascolta. La voce leggera di Bellamy esplode poi in un muro sonoro carico di sintetizzatori spaziali e cori stratificati, ricordando la potenza fantascientifica di Take a Bow. Un ottimo esercizio di tensione musicale ispirato all’esagono di Saturno.
Voto: 9.0

The Sickness in You & I

In questa traccia la mano di Dan Lancaster si sente eccome: i Muse spingono forte su un hard rock potente e distorto che ricorda lo stile di Royal Blood e Queens of the Stone Age. Costruito su un giro di basso molto pesante e una voce aggressiva, il pezzo cresce di colpo fino a un breakdown heavy metal con continui cambi di tempo. Il testo parla di una relazione tossica vista come una malattia vissuta in due.
Voto: 8.0

Unravelling

Uscito come anticipazione nel 2025, il brano segna il debutto ufficiale delle chitarre a otto corde nel mondo dei Muse. La struttura unisce strofe tranquille dominate da sintetizzatori minimali a esplosioni pesantissime di stampo djent. Il ritornello, epico e spazioso, guarda dritto all’era di Absolution, azzeccando l’unione perfetta tra metal pesante e melodia da stadio. Descrive molto bene l’apatia che si prova dopo un trauma.
Voto: 8.5

Hush (feat. Ellie Goulding)

La prima vera collaborazione in un album in studio per i Muse vede la partecipazione della popstar inglese Ellie Goulding. Il brano sceglie la strada del minimalismo rispetto al sound carico del resto del disco: strofe electro-pop scure (che ricordano lo stile di Billie Eilish o i toni cupi di Poppy) vengono spezzate all’improvviso da duri riff di chitarra a otto corde. Il contrasto tra la voce pulita della Goulding e gli acuti di Bellamy crea una bellissima tensione.
Voto: 8.0

Space Debris

La traccia finale rinuncia ai classici finali trionfali dei Muse per scegliere una malinconia più calma e rassegnata, che ricorda un po’ gli ultimi Pink Floyd. È una ballata che cresce grazie agli archi e a un ritmo rallentato, traducendo in musica l’idea dei detriti spaziali come i resti di una storia d’amore ormai distrutta. Chiude il disco con una dolorosa lucidità.
Voto: 8.0

Dai palazzetti europei alle polemiche sui biglietti

L’impatto di The Wow! Signal non si ferma allo studio di registrazione, ma diventa la ragione dei prossimi live. La band ha già annunciato un grande tour estivo negli anfiteatri del Nord America, che partirà il 2 luglio 2026 dal Summerfest di Milwaukee per chiudersi il 31 agosto all’Hollywood Bowl di Los Angeles.

Subito dopo la promozione arriverà in Europa con il The Wow! Signal Europa Tour a partire da novembre 2026, segnando il ritorno della band nei palazzetti indoor dopo ben sette anni di assenza dalle arene del continente.

La tappa italiana prevede una doppia data molto attesa all’Unipol Dome di Milano per venerdì 20 e sabato 21 novembre 2026. Nonostante la grandissima richiesta – che ha polverizzato i biglietti del parterre e di quasi tutti i settori intermedi già nelle prevendite di metà giugno – il tour si porta dietro forti polemiche sul prezzo dei biglietti. I posti nel primo settore hanno infatti toccato cifre tra i 138 e i 345 euro, mentre i pacchetti VIP hanno superato i 418 euro, accendendo il dibattito tra i fan storici sui costi ormai stellari della musica dal vivo.

Il verdetto

Con una media dell’8, The Wow! Signal è senza dubbio l’album più solido e indovinato dei Muse da dieci anni a questa parte. La mossa vincente è stata quella di raccontare il crollo di un matrimonio usando la loro classica metafora fantascientifica, ma senza esagerare.

L’idea di aprire le porte a produttori esterni come Dan Lancaster e BloodPop ha ripulito i brani da quelle stranezze un po’ kitsch degli ultimi tempi, regalando un sound rock compatto, cupo e moderno. I Muse non rinunciano del tutto alla teatralità che li ha resi famosi, ma questa volta la mettono al servizio di emozioni reali. Dimostrando che il vuoto cosmico più spaventoso non è quello tra le galassie, ma quello che si crea quando due persone smettono di parlarsi.


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