Venezia 2026, Oasis assenti alla conferenza stampa: cosa è successo? "Erano qui per le foto due minuti fa"
Oasis assenti alla conferenza di Venezia per il documentario: i registi spiegano che Liam e Noel erano al Lido per le foto ma la spiegazione non convince

A Venezia il rock incontra il cinema con il documentario dedicato al ritorno degli Oasis e alla reunion di Liam e Noel Gallagher. Un progetto che nasce dall’esigenza di capire non soltanto perché una delle band più importanti della storia del Britpop continui a parlare a generazioni diverse, ma anche che cosa sia accaduto ai due fratelli dopo quindici anni di separazione. Alla conferenza stampa sono intervenuti l’autore e creatore Stephen Knight e il co-regista William Lovelace, che hanno raccontato la genesi di un film costruito osservando da vicino il tour del 2025 e il progressivo riavvicinamento dei Gallagher. Ecco cosa è emerso dalla conferenza stampa.
Venezia 2026, perché gli Oasis non erano presenti alla conferenza stampa?
Una delle questioni emerse durante l’incontro con la stampa riguarda proprio l’assenza di Liam e Noel Gallagher dalla conferenza. La risposta degli autori è arrivata con una precisazione molto concreta: i due fratelli erano effettivamente al Lido. "Erano qui un minuto fa, in verità", è stato spiegato. "Erano qui un secondo fa per le fotografie, quindi sono qui presenti alla Mostra". La loro assenza dalla conferenza, dunque, non va letta come un segnale di distanza dal progetto o come una nuova frattura. I Gallagher erano a Venezia per la presentazione e avevano partecipato al momento fotografico, ma non hanno preso parte all’incontro con la stampa. Una distinzione importante, soprattutto considerando che uno dei temi centrali del documentario è proprio la ricostruzione del loro rapporto dopo anni di conflitti.
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Entra nel canale WhatsAppGli autori hanno scelto inoltre di non forzare una spiegazione definitiva delle ragioni che portarono alla rottura. Il documentario non cerca infatti di trasformare la reunion in una seduta terapeutica tra due fratelli. "Non sono i tipi di persone che avranno discussioni profonde su questo tipo di argomento", hanno spiegato. La riconciliazione avviene soprattutto attraverso il presente, senza la necessità di tornare continuamente alle ragioni della separazione.
Don’t Look Back in Anger Cosa racconta il documentario
Il documentario non racconta soltanto una reunion musicale, dunque, ma una forma di riconciliazione che il pubblico può riconoscere anche nella propria esperienza. Secondo gli autori, la reazione più spontanea di chi guarda è chiedersi se esista una persona dalla quale ci si è allontanati e alla quale sarebbe ancora possibile scrivere o telefonare. In questo senso la storia di Liam e Noel diventa universale: dietro il mito degli Oasis rimane quella di due fratelli che, dopo quindici anni, hanno scelto di tornare a stare sullo stesso palco. Steven Knight ha spiegato di essere stato inizialmente sorpreso dalla proposta di lavorare al progetto, soprattutto perché non aveva mai realizzato un documentario. L’idea, però, era impossibile da rifiutare: "Ho detto immediatamente di sì perché è un sogno, sono un fan della band".
La domanda da cui è partito il lavoro era molto precisa: perché gli Oasis continuano ad avere un peso così forte anche presso persone che non erano ancora nate quando la band raggiunse il successo? La risposta, secondo gli autori, non può essere cercata soltanto nella nostalgia. La musica degli Oasis sembra infatti aver superato il proprio tempo, diventando qualcosa di personale per milioni di ascoltatori.
Ma l’altro grande protagonista del documentario è il pubblico. La troupe ha viaggiato seguendo il tour e ha cercato storie di fan in grado di spiegare perché quella musica continui a essere così importante. Non interessavano necessariamente i fan più accaniti, ma persone legate in modo autentico a una determinata canzone. "Volevamo persone con una connessione genuina ad una canzone particolare", hanno spiegato. Sono così emerse storie provenienti da Paesi e generazioni molto diverse. In Corea del Sud, ad esempio, gli autori hanno incontrato persone che non erano nemmeno nate quando gli Oasis erano diventati famosi. È proprio questa capacità di attraversare epoche e confini geografici che il film prova a raccontare. La musica della band, secondo Knight, permette agli ascoltatori di proiettare nelle canzoni la propria vita, i propri rapporti e perfino i propri momenti più difficili.
Il documentario utilizza anche un grande lavoro d’archivio. Il passato degli Oasis non viene trattato soltanto come una ricostruzione biografica, ma come una memoria che entra continuamente nel presente. Le immagini degli anni Novanta dialogano con quelle del tour del 2025, creando un confronto tra i due fratelli giovani e quelli che oggi, dopo decenni di carriera, si ritrovano nuovamente insieme.
