Morte avvelenate con la ricina, svolta nelle indagini: “Il cerchio si chiude”. Il ruolo del prete e l’indizio che inchioda il quarto sospettato
A Vita in Diretta giovedì 9 luglio 2026 spazio agli aggornamenti sul giallo di Pietracatella, si stringe il cerchio per capire chi possa avere avvelenato mamma e figlia

"Vita in Diretta" continua a dedicare spazio al giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla scomparsa di Antonella Di Iersi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte avvelenate con la ricina lo scorso dicembre, sono quindi arrivati ulteriori aggiornamenti nella puntata di giovedì 9 luglio 2026. L’inchiesta sta accelerando, sembra ci siano progressi importanti arrivati nelle ultime ore che possono facilitare la risoluzione del caso.
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta puntata 9 luglio 2026: cosa è successo
A fare il punto della situazione ci pensa l’inviata Antonella Delprino, che si trova proprio a Pietracatella: "Il lavoro degli inquirenti sta andando avanti in maniera velocissima, ormai da sei mesi, recentemente c’è stata un’accelerata, ci sono pressioni infatti per sapere come mai la Procura non ha pubblicato la relazione sulle autopsie. Nella giornata di ieri è stato inoltre interrogato Don Stefano, il prete del paese, che era già stato ascoltato mesi fa, per tre ore e mezzo. Il prete non avrebbe convinto la Procuratrice, che ha voluto sentirlo di nuovo per avere maggiori certezze su aspetti non chiari. Il sacerdote è il custode di molti segreti, c’è poi la quarta persona attenzionata, che sarebbe estranea alla famiglia, ha delle conoscenze specifiche riguardo alla ricina. Il fatto non può essere accidentale, ma sicuramente ad agire è stata una persona che sa maneggiare la sostanza, con nozioni che le hanno permesso di estrarre il veleno dal seme. Il cerchio si sta davvero stringendo".
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppLa domanda che gli inquirenti si stanno facendo in questo momento è innanzitutto una: chi ha ucciso Antonella? Si parte infatti dal presupposto che lei fosse il bersaglio principale da parte di chi le ha somministrato il veleno, per capirlo è finita nel mirino una quarta persona, la cui identità non è stata ancora resa nota. Si tratterebbe di un uomo estraneo alla famiglia, che non conosceva le vittime, che avrebbe avuto un ruolo importante, quello di estrarre il veleno dai semi di ricino, su incarico però di qualcuno evidentemente conosciuto dalle due donne.
Da non trascurare anche la figura del parroco di Pietracatella, Don Stefano Fracassi, già ascoltato a maggio: lui era particolarmente legato ad Antonella, non si esclude che lei potesse essersi confidata con lui su qualcosa che le destava preoccupazione. E’ stato lui l’ultimo a parlare con la donna in occasione della Messa di Natale, insospettito dall’assenza della figlia, che aveva iniziato ad avvertire i primi malesseri. Un’amica descrive Antonella come malinconica e triste nei giorni precedenti alla sua scomparsa, anche se nessuno sembrava essere a conoscenza del motivo.
Nel frattempo, proseguono anche le indagini scientifiche, si stanno analizzando due borracce in cui è contenuto un liquido con una serie di grani, oltre a un pezzo di Scottex dove era presente una polverina.
L’inviata fa un’ulteriore precisazione sul sacerdote: "E’ un personaggio dominante in paese, ama i social, segue i paesani, va a vedere le storie, ha un’influenza grande sulla sua comunità. Oggi ha celebrato un funerale, ma lui non ha apprezzato la presenza della stampa in zona. Nel frattempo, è stata depositata la perizia dei medici, sarà a breve a disposizione degli avvocati, sia chi segue i medici indagati, sia nel filone contro ignoti per un’accusa di omicidio volontario".
L’avvocato Saverio Macrì spiega meglio cosa potrebbe accadere al religioso: "Lui può avvalersi del segreto confessionale, anche se di fronte a casi simili può venire meno perchè la diretta interessata è scomparsa. Lui avrebbe quindi il dovere di rivelare cose che Antonella potrebbe avergli confidato prima di morire".
Importante è la testimonianza del professor Pirtro Antonio Ricci, medico consulente di parte dei medici che all’ospedale di Campobasso avevano provato a salvare la vita a mamma e figlia, che ha avuto modo di partecipare alle autopsie. I dottori sono ancora indagati per omicidio colposo, pur essendo certo che la causa di morte sia un’intossicazione acuta da ricina: "La ricina può essere stata assunta in polvere o sciolta in un liquido, ma anche mescolata nel cibo. Nessun seme intero, altrimenti l’avremmo trovato. Loro hanno fatto la cena il 23, sono morte tra le 24 e le 48 ore dopo, dalla prima manifestazione dei sintomi, il giorno di Natale, e la morte, avvenuta il 27-28 dicembre. Sara non aveva gli aspetti evidenti di una morte violenta come ha riferito la collega, colpisce quando una evidenza immediata della morte non c’è. Sono rimasto sorpreso quando è uscita la parola ricina, come credo tutti. Quando si ingeriscono i semi sono mortali, la ricina non ha un antidoto, viene usata come pesticida, anche se non si potrebbe perchè molto efficace contro i roditori, topi e talpe.IIo mi chiedo, ma entriamo nell’ambito criminologico, perché usare la ricina, lascia qualche traccia di polvere, poi è amara. Difficile pensare a una scelta di questo genere".