Morte avvelenate con la ricina a Pietracatella, parroco nel mirino per un possibile segreto di Antonella: "Vittime hanno avuto morte violenta"
Il parroco di Pietracatella può svolgere un ruolo cruciale nell'inchiesta sulle morte avvelenate con la ricina, come evidenziato a Vita in Diretta mercoledì 8 luglio 2026

"Vita in Diretta" nella puntata di mercoledì 8 luglio 2026 è tornata a dare nuovi aggiornamenti sul caso di Pietracatella, quello che ha portato alla morte di Antonella Di Iersi e Sara Di Vita, mamma e figlia decedute a causa dell’avvelenamento da ricina. Gli investigatori hanno ascoltato nuovamente Don Stefano Fracassi, il parroco del paese, c’è la sensazione che lui possa avere avuto confidenze di qualche fedele, informazioni che potrebbero essere determinanti per avere una soluzione su chi possa avere ucciso le sue donne.
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta puntata 8 luglio 2026: cosa è successo
A dare aggiornamenti sul caso ci pensa l’inviata Antonella Delprino, che si trova a Pietracatella, in grado di fare il punto della situazione: "Il religioso è stato ascoltato ieri secondo fonti interne alla Procura di Larino, è stato ascoltato in Procura e non in Questura, questa è l’anomalia. Lui non ha un buon legame con la stampa, non ama dire niente ai giornalisti, lui ha incontrato Antonella a Natale in occasione della Messa, lei potrebbe avergli fatto delle confidenze, al centro dell’indagine, oltre ad altre testimonianze dei fedeli. C’è un’indiscrezione sulla perizia dei medici, si parla di una ‘morte violenta per le due donne. Si cita une necrosi emorragica della mucosa gastro-intestinale, gravissima disidratazione e insufficienza multi-organo, oltre a uno shock cardio-circolatorio, che avrebbe condotto alla loro morte".
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Entra nel canale WhatsAppL’inviata ha provato a intercettare il parroco, ma si è limitato a dire "Buona giornata e buon lavoro", confermando di non avere un grande rapporto con i giornalisti. È lui ad avere celebrato a gennaio il funerale di mamma e figlia ed è sempre lui in quell’omelia a essersi raccomandato con i fedeli di non parlare con la stampa, gli inquirenti vogliono però ora approfondire il suo rapporto con la donna scomparsa, così da capire se lei gli avesse confidato qualcosa che la preoccupava o che la faceva stare male. Non solo, un’amica di Antonella è stata denunciata per favoreggiamento, avendo omesso di sapere di un messaggio del 2018 in cui lei le chiedeva il numero di un avvocato matrimonialista, poi mai contattato. Questo contribuisce a far credere che Gianni possa avere tradito la moglie, anche se i familiari più stretti sostengono di non essere stati a conoscenza di alcuna crisi tra loro.
La figura del parroco diventa quindi centrale, soprattutto perché era stato lui a invitare tutta la comunità del paese a restare in silenzio, clima che continua a esserci a Pietracatella. "È difficile anche solo arrivare a un commento positivo su Antonella e Sara, c’è una chiusura sul tema – precisa l’inviata -., Don Stefano è il primo a essere avaro di parole, anche se non ha potuto farlo davanti agli inquirenti.
Il magistrato De Gioia evidenzia il ruolo del sacerdote: "Per lui vale quello che vale per il giornalista o per l’avvocato, il segreto professionale, nel suo caso si chiama segreto ministeriale. Lui può opporre al magistrato che lo ascolta questo segreto, dicendo di non voler rispondere, la facoltà vale anche per le confidenze extra confessionale, quindi se ha ricevuto informazioni al di fuori della confessione viene esteso. Attenzione, è nel potere del magistrato dopo avere esaminato la situazione scavalcare questo segreto, può costringerlo a riferire su quei fatti, ma se si parla di interrogatori di una certa durata lascia intendere che non si sia avvalso di questa facoltà".
Antonella potrebbe avere parlato con il prete il 25 dicembre, data in cui la figlia ha iniziato a sentirsi male, non è escluso lei possa avere espresso i suoi dubbi sull’accaduto. A sorpresa, oltre ai tre sospettati ce ne sarebbe un quarto, che potrebbe essersi occupato della manipolazione della ricina, la sua identità non è però nota.
