Morte avvelenate con ricina, in questura un amico della famiglia. "Non è stata assunta con un alimento cotto"
A Vita in Diretta lunedì 6 luglio 2026 spazio alla vicenda delle morte avvelenate con ricina, spunta un nuovo testimone, ecco come potrebbe essere stata assunta la sostanza

Prima puntata della settimana per "Vita in Diretta", in onda lunedì 6 luglio 2026, con un nuovo aggiornamento sul giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla morte di Antonella Di Iersi e Sara Di Vita, avvelenate con la ricina. Le indagini coinvolgerebbero tre persone, due donne e un uomo, ci sarebbe inoltre un testimone anonimo che avrebbe fornito agli inquirenti importanti dettagli sull’accaduto.
Morte avvelenate con ricina, Vita in Diretta puntata 6 luglio 2026: cosa è successo
La settimana appena iniziata potrebbe essere decisiva per il giallo di Pietracatella, locaità nei pressi di Campobasso, dove vivevano mamma e figlia, morte avvelenate con la ricina a fine 2025. Ci sarebbe infatti un testimone anonimo, un amico di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, di cui non sarebbe ancora stata resa nota l’identità, che avrebbe fatto rivelazioni importanti in modo spontaneo. Gli investigatori si stanno inoltre concentrando su un viaggio all’estero a cui avrebbero partecipato alcuni familiari di Antonella e Sara subito dopo il loro funerale, oltre a una festa a Campobasso nei giorni successivi alle esequie, a cui erano presenti diversi parenti, elementi che a detta di chi indaga non sarebbero casuali. Nelle ultime ore sarebbero inoltre già state individuate tre persone, due donne e un uomo, che potrebbero già essere state iscritte nel registro degli indagati, tutti vicini alle due decedute.
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Entra nel canale WhatsAppL’inviata Antonella Delprino, presente a Campobasso, fa quindi il punto della situazione, sulle novità emerse: "Oggi sono ricominciate le audizioni. Marco Graziano, che comanda le indagini alla questura di Campobasso, sta ascoltando per la prima volta un amico di Gianni Di Vita, l’audizione è ancora in corso. Nella settimana in corso dovrebbero inoltre essere riascoltate alcune persone, ora ci si concentra sulla ricina, ad avere somministrato la sostanza può essere stato solo qualcuno che era particolarmente a contatto con Antonella e Sara. Un veleno, infatti, è l’unica "arma" che non ha bisogno di una presenza, ovvero di un alibi che deve portare a dimostrare dove si fosse in quel giorno, il suo rilascio può essere lento. I suoi effetti si sentono almeno 18-24 ore dopo, il 24 dicembre, come riferito dalla cognata di Antonella, hanno tutti mangiano insieme. Anzi, avrebbero dovuto mangiare insieme anche a Natale, ma quel giorno mamma e figlia hanno iniziato a sentirsi male per questo è saltato il pranzo del 25, ma anche loro sono convinti che sia successo qualcosa il 23, a quel tavolo c’erano Antonella, Sara e il papà Gianni".
Non si riesce però ancora a capire come le due vittime siano entrate a contatto con la ricina e quando questo sia accaduto. Il veleno, la ricina, è all’interno del seme, in una quantità che può variare tra l’1 e il 5%, 8 semi bastano per uccidere una persona, chi ha dato quindici sedici semi ad Antonella e Sara? La ricina può però essere assunta solo in tre modi, attraverso il contatto, l’ingestione o l’inalazione, se respirata provoca un edema polmonare nel giro di 18-24 ore, ingerita una serie di conseguenze gastro-intestinali con sintomi che manifestano dopo lo stesso tempo e possono condurre alla morte (quest’ultimo sembra quanto accaduto alle due vittime di Pietracatella). All’interno di ogni fiore troviamo tre semi, tutti avvolti all’interno di una pellicola, la ricina per essere letale deve essere però assunta cruda, a una temperatura di 100° perde i suoi effetti benefici. Se si vuole attuare un piano diabolico è quindi escluso che possa essere stata mischiata a un composto da cuocere.
E’ però naturale chiedersi se la vittima dovesse essere solo Antonella, se così fosse la figlia sarebbe solo una "vittima collaterale.
