Morte avvelenate con la ricina, a breve sapremo qual è il cibo killer. "Delitto certamente premeditato, ecco perché"
A Vita n Diretta giovedì 6 agosto 2026 spazio agli aggiornamenti sul giallo di Pietracatella, gli esperti della Germania devono comunicare l'alimento in cui c'era il veleno

Il giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla morte di Antonella e Sara, mamma e figlia avvelenate con la ricina a dicembre scorso, continua a catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e non solo, per questo è stato uno dei temi al centro della puntatadi "Vita in Diretta" di giovedì 6 agosto 2026. Siamo entrati in una fase che potrebbe cambiare le sorti dell’indagine, entro le prossime 24 ore potrebbe infatti arrivare sul tavolo della Procura di Larino il nome dell’alimento che conteneva la ricina, a condizione ovviamente che questa sia stata trovata dagli esperti tedeschi che hanno effettuato le analisi.
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta puntata 6 agosto 2026: cosa è successo
Pietracatella sta vivendo dei giorni particolari, ieri è iniziata infatti una tre giorni di festa dedicata al Patrono, San Donato, occasione che raduna in paese anche persone che qui normalmente non vivono ma che vi fanno ritorno per ritrovare alcuni parenti. Non si perde comunque l’attenzione sul caso di Antonella e Sara, con la speranza di trovare chi le abbia uccise.
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Entra nel canale WhatsAppA dare ulteriori aggiornamenti ci pensa come sempre l’inviata Antonella Delprino: "Sono in corso gli esami da parte dell’istituto di Berlino, iniziati il 7 luglio, con un patto di consegna della prima risposta entro 30 giorni, scadono quindi domani, quando la Procura di Larino potrà capire quale sia l’alimento in cui era presente la ricina. Questi sono anche i giorni clou dell’anno per il paese, in festa per San Donato, il suo Patrono. Ieri in piazza erano stati montati giochi per bambini, ora stanno posizionando un palco, dove si esibiranno alcuni cantanti locali, oggi si vedono meglio i segni sul cemento che si trovano qui dal 15 marzo, giorno di un altro Santo che si festeggia qui, Sant’Antonio, due volti sorridenti che rappresentano proprio Antonella e Sara".
La perizia medico-legale non lascia scampo a dubbi, le due vittime hanno consumato la ricina tra il 23 e il 24 dicembre, 24 ore prima della comparsa dei primi sintomi, avvenuta la mattina di Natale. La mattina della vigilia di Natale Alice racconta di essersi svegliata alle 9, per poi essersi recata presso il forno di zia Luigi, dove successivamente arrivata anche sua sorella Sara, c’è stato poi il pranzo presso la famiglia di Antonella, che lei stessa aveva preparato, mentre il cenone si è tenuto presso la casa di nonna Giuseppina, la mamma di Gianni, domani si potrebbe quindi sapere come la ricina sia stata assunta in quei momenti, informazione che dovrà poi essere incastrata con gli altri tasselli,
L’inviata dà altri dettagli: "La serietà degli specialisti tedeschi dovrebbe darci le risposte attese. Il primo quesito a cui devono rispondere riguarda l’esistenza (o meno) nella ricina del sangue di Antonella e Sara e se sì quale sia la quantità nei tessuti e nei campioni. Questa è la risposta attesa nelle prossime 24 ore, nei 30 giorni successivi invece, quindi si arriverà a settembre, ci saranno gli esiti delle analisi sui 131 campioni sequestrati a casa Di Vita la scorsa settimana, a ottobre si attende poi un quadro complessivo. In quest’ultimo caso si potrà capire se Gianni e Sara avessero sviluppato anticorpi alla ricina, se così fosse anche loro potrebbero avere preso la sostanza, ma l’immunità avrebbe permesso loro di sopravvivere. Finora non è arrivata alcuna richiesta di proroga dei termini, quindi tutto dovrebbe avvenire nei tempi".
In paese, però, le opinioni sulla possibilità di arrivare a una soluzione dei giallo sono contrastanti, c’è chi è scettico, convinto che tanto clamore possa portare a poco, mentre le istituzioni appaiono fiduciose. Dallo scorso aprile è stata la Procuratrice di Larino a volere la collaborazione degli esperti di veleni del Robert Koch Institute di Berlino, tra i più capaci nelle vicende che riguardano il bioterrorismo, così da sviluppare quanto rilevato dal professor Locatelli di Pavia, il primo a parlare di ricina. Questo tipo di veleno risulta essere facilmente reperibile, è seimila volte più letale del cianuro, anche se nelle campagne attorno a Pietracatella veniva utilizzato dai contadini solo per proteggere il raccolto dalle talpe. Il termine di tutto scade a ottobre, prorogabili di 90 giorni, a quel punto si tornerebbe a Natale, quando questa vicenda ancora ricca di mistero è iniziata.
Il magistrato Ines Pisano, ospite in studio, ci tiene a sottolineare come sia facile pensare a un atto premeditato: "La ricina è un veleno molto diffuso nella coltivazione dei campi, un ragazzo ma anche molti di noi non sanno però nel dettaglio cosa sia. Questo spiega chiaramente che se si accertasse davvero l’uso della ricina si sarebbe trattato certamente di un delitto premeditato".