Morte avvelenate con la ricina, il ruolo del sifone nell'uso del veleno. "Le tubature diventano un testimone, due donne nel mirino"
A Vita in Diretta venerdì 31 luglio 2026 spazio al giallo di Pietracatella, all'indomani del sopralluogo in casa, che ha portato a prelevare 131 reperti, da analizzare in Germania

Ultimo appuntamento della settimana per "Vita in Diretta", in onda venerdì 31 luglio 2026, sempre in prima linea con gli aggiornamenti sul giallo di Pietracatella, per capire chi possa avere portato Antonella e Sara, mamma e figlia, ad assumere la ricina che le ha poi uccise. Nella giornata di ieri si sono svolti i sopralluoghi nella casa dove vivevano le due donne e nell’orto di famiglia, per una durata di circa 15 ore.
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta 31 luglio 2026: cosa è successo
A dare aggiornamenti direttamente da Pietracatella all’indomani del sopralluogo è l’inviata di "Vita in Diretta" Antonella Delprino: "Sono 131 i reperti che sono stati prelevati e portati via per essere analizzati in Germania, serviranno settimane per sapere se in casa Di Vita sia presente la ricina. Tutto quello che è stato prelevato è stato scelto minuziosamente dagli specialisti tedeschi coadiuvati dalla Polizia italiana".
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Entra nel canale WhatsAppLa criminologa Anna Vagli avanza sospetti su sifoni e tubatore, che potrebbero avere avuto un ruolo importante nel duplice omicidio: "Sono fondamentali, l’acqua non cancella le tracce, se lì fossero state lavate le tracce di veleno potrebbe esserci un indizio comportamentale che va ad aggravare le posizioni dei sospettati. Le tubature diventano un testimone chiave".
Nella prma fase dell’indagine, in realtà, nessuno aveva preso in considerazione le tubature. L’inviata evidenzia un dettaglio: "Antonella e Sara sono uscite di casa per l’ultima volta il 27 dicembre, da quel momento tubature e dintorni sono state usate pochissimo. Se c’è qualcosa, forse è rimasto".
L’inchiesta comunque non si ferma, con una serie di interrogatori che hanno coinvolto tantissime persone. L’avvocato Laura Sgrò avanza una teoria: "La soluzione al caso arriverà dal match tra testimonianze e rilievi in casa, la prova testimoniale è importante tanto quella scientifica, quest’ultima va anche contestualizzata per ricostruire l’accaduto con il racconto delle persone. Trovare qualcosa nel sifone può essere utile, ma si deve capire chi lo possa avere lasciato e quando".
La Procura ha comunque lavorato facendo il possibile per non fare trapelare nulla, proprio per questo fino ad ora non sono trapelati nomi di eventuali sospetti. Ci sono però due testimoni chiave, due amiche di Gianni e Antonella che sono state sentite l’altro ieri, una di loro sembra fosse a conoscenza della crisi matrimoniale tra i due coniugi, per questo è stata denunciata per favoreggiamento non avendone fatta menzione agli inquirenti (è stata interrogata già quattro volte).
Non si deve però trascurare anche un altro dettaglio emerso recentemente, relativo a una chat in cui un utente mesi fa aveva cercato informazioni online su come uccide la ricina e sugli effetti che può provocare in chi la assume. Ad averla scovata è stata una giornalista di Campobasso, Alessandra Potena: "Chiedeva se l’acquisto di grandi quantità di semi di ricino fosse tracciato, a quale temperatura la ricina perdesse la sua efficacia, se il sapore fosse amaro, quindi se la persona che ingerisce semi di ricino avrebbe poi sputato quanto ingerito, se in caso di morte il medico legale potesse individuare la ricina grazie all’autopsia", racconta. Dopo cinque mesi di assenza l’utente si era poi fatto vivo di nuovo: "Gli hanno segnalato che qualcuno aveva ritrovato queste chat legate a un duplice omicidio, per questo lui si chiedeva come fosse possibile". Per risalire alla sua identità servirebbe il suo indirizzo IP, il problema nasce dal tipo di piattaforma, che risiede sul territorio americano, per questo servirebbe una collaborazione con l’FBI per ottenere i dati necessari.