Morte avvelenate con la ricina, l'interrogatorio decisivo continua a slittare. "Alice Di Vita e la serata al bar che l'ha salvata"
A Vita In Diretta martedì 25 agosto 2026 spazio agli aggiornamenti sul giallo di Pietracatella, rinviata la deposizione del marito della donna amica di Gianni Di Vita

Il giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla morte di Antonella e Sara, mamma e figlia avvelenate a fine dicembre con la ricina, potrebbe non essere così lontano dalla sua soluzione, per questo "Vita in Diretta" è tornata a occuparsene martedì 25 agosto 2026. L’attenzione degli inquirenti è rivolta soprattutto alle conoscenze più strette della famiglia Di Vita, alcune forse non del tutto venute ancora alla luce, così da individuare eventuali intrighi ancora sotto traccia.
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta puntata 25 agosto 2026: cosa è successo
La giornata di ieri sembrava essere il momento adatto per l’interrogatorio al marito della donna che la scorsa settimana è stata interrogata con Gianni Di Vita, e invece non è avvenuto. Si pensava quindi che tutto potesse essere spostato a oggi e invece anche questa volta con ogni probabilità tutto slitterà ancora. A fare il quadro della situazione è l’inviato Simone Carusone, che si trova davanti alla Questura di Campobasso: "L’audizione dell’uomo, un tecnico di laboratorio in un istituto agrario di Riccia, una località vicino a Pietracatella, continua a slittare. Questo potrebbe essere letto come una strategia per segnare una distanza a questo punto delle indagini. Il confronto all’americana che ha avuto per protagonista Gianni e la moglie dell’uomo rappresenta infatti un punto di svolta nell’inchiesta. A distanza di giorni possiamo dire come quell’incontro sia stato serrato e teso, sono emersi tanti elementi che aiutano gli inquirenti a ricostruire quanto accaduto, compresi alcuni dettagli che non tornano relativi a episodi raccontati. Questo sarà sottoposto all’attenzione di quest’uomo per capire cosa sia accaduto nei giorni precedenti al 23 dicembre, l’inizio dell’esposizione alla ricina, che ha poi portato Antonella e Sara a sentirsi male per poi arrivare alla morte".
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Entra nel canale WhatsAppLa psicologa e criminologa Annamaria Giannini evidenzia come questo modo di agire non sia casuale: "La tecnica dell’attesa è quella che può generare stress, può portare la persona a uscire allo scoperto o a dare informazioni". Salvo Sottile, dal canto suo, prova a spiegare cosa ancora non permetta di arrivare alla soluzione del caso: "Credo che il problema sia il movente ed è fondamentale in questa storia, non si capisce perché vengano avvelenate alcune persone e altre no. Gli inquirenti stanno incrociando le testimonianze di Gianni e della sua amica, su cui si pensa posano esserci delle ombre".
Determinante è proprio capire lo stato dei rapporti familiari nei giorni precedenti all’avvelenamento, così da individuare eventuali momenti che possano avere spinto il responsabile (o i responsabili) ad agire. Resta da capire, ad esempio, cosa abbia fatto Alice Di Vita, la figlia superstite, la sera del 23 dicembre, unico momento in cui non ha mangiato con i genitori e la sorella. La ragazza, come rivelato dal suo proprietario, è stata in un pub a Sant’Elia Pianisi, a pochi chilometri da Pietracatella, insieme ad alcune amiche. Lei non poteva ovviamente pensare che qualcuno stesse introducendo in casa sua la ricina, essere uscita l’ha quindi salvata. Il titolare conosce anche Gianni Di Vita, l’unico presente a quella cena e risultato negativo al veleno: "E’ una brava persona, viene da una famiglia perbene, loro sono imprenditori, hanno un mulino, sono persone cresciute in un ambito sano, veramente bravissime persone. E’ un dolore importante per la famiglia Di Vita, perdere la moglie e la figlia è tosto".
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