Morte avvelenate con la ricina, un piano studiato nei dettagli per non lasciare tracce. "Un vantaggio di oltre due mesi per il killer"

A Vita in Diretta giovedì 23 luglio 2026 spazio alle novità sul gialo di Pietracatella, il responsabile avrebbe calibrato ogni passo così da agire e non destare sospetti

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Antonella Di Iersi
IPA

"Vita in Diretta" continua a seguire con grande attenzione il giallo di Pietracatella, quello relativo alla morte di Antonella e Sara, mamma e figlia avvelenate con la ricina a fine dicembre. Spazio quindi alle ultime novità sul caso nella puntata di giovedì 23 luglio 2026, gli inquirenti sembra siano davvero vicini a chiudere il cerchio, sono in cerca delle ultime prove che potrebbero porre fine a ogni congettura.

Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta puntata 23 luglio 2026: cosa è successo

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Chi ha ucciso Antonella e Sara ha ordito un piano criminale nei dettagli, conosceva perfettamente i tempi di azione del veleno, ma anche i tempi di azione e le abitudini della famiglia, questo gli avrebbe permesso di agire in maniera indisturbata, approfittando della coincidenza delle festività natalizie. E’ naturale però chiedersi se avesse davvero solo loro due come unico obiettivo.

A fare il punto della situazione sulle ultime novità è come sempre l’inviata Antonella Delprino, che si trova a Pietracatella: "Erano proprio Antonella e Sara gli obiettivi di chi li ha uccise? Questa è la domanda a cui stanno tentando di rispondere gli inquirenti – precisa -. E’ bene però ricordare che la parola ricina compare per la prima volta due mesi e dieci giorni dopo la loro morte dalle analisi del professor Locatelli, in quell’arco di tempo quindi si ipotizzava una gastroenterite grave, non curata adeguatamente dai medici dell’ospedale di Campobasso. Questo è il tempo stimato dagli inquirenti e dagli avvocati dei medici, al momento gli unici indagati per omicidio colposo, usato da chi ha compiuto i delitti per fare sparire le prove. Poi la verità è venuta fuori, manca il nome o i nomi di chi sia stato".

Le indagini si sarebbero concentrate soprattutto sui pasti del 23 e del 24 dicembre della famiglia Di Vita, momenti in cui avrebbero consumato cozze, vongole, giardiniera, calamari ripieni, torte e molto altro. Gli alimenti sono ora oggetto di indagine da parte degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, così da capire se è qui che sia stato nascosto il veleno. Non è stata però presa in considerazione la colazione della vigilia di Natale, di cui non è stato fatto alcun accenno né da parte di Gianni Di Vita né dalla figlia sopravvissuta Alice.

Ci sono però alcuni elementi che sembrano essere certi: il killer aveva accesso all’abitazione di via Risorgimento e sapeva come potersi procurare la ricina e come maneggiarla. Non solo, era a conoscenza evidentemente anche dei tempi di azione del veleno, pensando di fare passare un avvelenamento senza scampo (non esiste antidoto) a un problema di stomaco comune durante le festività. La Squadra Mobile di Campobasso nel corso dei mesi ha effettuato più di 200 audizioni, in un paese come quello di Pietracatella con circa 1.200 abitanti, molti di loro sono stati sentiti più volte, non è escluso che tra loro possa muoversi indisturbato anche il killer senza destare alcun sospetto.


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