Morte avvelenate con la ricina, il pasto di cui nessuno parla. "Piano con un obiettivo". Perché non si deve fare come con Chiara Poggi
Gli ultimi aggiornamenti sul giallo di Pietracatella al centro della puntata di Vita in Diretta del 22 luglio 2026, si fa strada la teoria di un piano premeditato nei dettagli

Il giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla morte di Antonella e Sara, mamma e figlia avvelenate con la ricina lo scorso dicembre, continua a essere al centro dell’opinione pubblica e non solo, per questo non sono mancati aggiornamenti nella puntata di "Vita in Diretta" di mercoledì 22 luglio 2026.
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta puntata 22 luglio 2026: cosa è successo
Tutti i pasti consumati nella casa di Antonella Di Iersi e Gianni Di Vita sono passati al setaccio, così da capire se sia stata in una di quella occasione che la donna e sua figlia Sara possano avere assunto la ricina, che è stata poi loro fatale. Nelle ultime ore gli inquirenti si stanno però concentrando su una data ben precisa, quella della Vigilia di Natale, con un’attenzione particolare nei confronti della colazione, di cui nessun componente della famiglia ha parlato quando è stato chiamato a dare la sua testimonianza.
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Entra nel canale WhatsAppA fare il punto della situazione è l’inviata Antonella Delprino, che si trova a Pietracatella: "Il 24 dicembre è sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti, che in questi giorni hanno stoppato le audizioni, ora stanno trascrivendo e preparando tutta la documentazione, oltre alla perizia consegnata ci sarà il contenuto dei telefoni e dei computer. Tutto deve essere pronto per l’arrivo dei tedeschi, che si fermeranno a Pietracatella per più giorni, a partire dall’inizio di agosto, secondo quanto trapela da fonti interne alla Questura".
Ma qual è il motivo che rende determinante concentrarsi sulla colazione del 24 dicembre? "Nelle oltre 800 pagine della perizia non spunta mai la parola colazione, per questo finora nessuno ne aveva parlato – precisa ancora l’inviata -. Se ne parla solo in riferimento alla colazione di Alice nel giorno di Natale, ma non c’è nessun accenno ai giorni precedenti, quindi né 23, né 24". Perché Gianni e Alice non parlano mai della colazione della vigilia, quella che ha preceduto di 24 ore la comparsa dei sintomi? Non si può escludere nemmeno che quella mattina qualcuno possa essere passato da casa Di Vita per un augurio di Natale, anche se nessuno ha fatto accenno nemmeno a questo.
Secondo alcune indiscrezioni, ancora non confermate, gli investigatori avrebbero fatto comunque passi importanti, al punto tale da poter avere un nome e un cognome di chi può avere avvelenato le due donne, oltre al motivo per cui lo avrebbe fatto. La perizia medico-legale ha messo nero su bianco le date possibili in cui potrebbe essere avvenuta l’assunzione del veleno, il 23 e il 24 dicembre, più probabilmente per via orale, anche se non è in grado di spiegare come sia stato preso.
Si fa strada inoltre la possibilità che tutto sia stato ben studiato, scegliendo appositamente di agire intorno a Natale, con un malessere che poteva colpire lo stomaco, provando addirittura a far ricadere la colpa sui medici del pronto soccorso. A parlarne è l’avvocato Domenico Fiorda, legale di uno dei dottori che era in servizio all’ospedale Caldarelli dove si sono rivolte le due donne: "Mi sono fatto un’idea del profilo, o dei profili di chi ha agito, sicuramente qualcuno che ha modo di accedere all’abitazione e che ha studiato bene cosa sia la ricina. Averla somministrata nel periodo natalizio può essere intenzionale, è il periodo in cui c’è il massimo picco di ricoveri per gastroenterite, è una persona inoltre che ha avuto il vantaggio di avere tre mesi per organizzarsi e fare sparire le prove".
Attualmente sono indagati cinque tra medici e paramedici per omicidio colposo, anche se la perizia medico-legale li scagiona, non a caso la Procura di Larino parla chiaramente di omicidio premeditato. "Io ritengo che l’obiettivo fosse sicuramente uno dei membri della famiglia, poi può essere una casualità che sia capitata solo una figlia e non l’altra. Anche il marito poteva essere un obiettivo, ma magari è riuscito a scamparla per una casualità" – ha detto ancora il legale -. Pensare a un’accidentalità mi sembra difficile, più probabile ci fosse un obiettivo".
Ulteriori precisazioni arrivano dall’inviata: "La Procuratrice è una donna molto cauta, ha bisogno di certezze per evitare di arrivare al cosiddetto ‘effetto Garlasco’, ovvero che qualcosa vada storto, per cui da arrivare a smontare la tesi della Procura. La risposta non dovrebbe essere lontana da qua".