Morte avvelenate con la ricina, nel mirino la vigilia di Natale. "Ipotesi veleno assunto lontano da tavola". La nuova mossa dei medici

A Vita in Diretta lunedì 20 luglio 2026 spazio agli aggiornamenti sul giallo di Pietracatella, cambia la data in cui le due donne possono avere assunto il veleno. Nuova mossa dei medici

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Antonella Di Iersi
IPA

Prima puntata della settimana per "Vita in Diretta", in onda oggi, lunedì 20 luglio 2026, con nuovi aggiornamenti sul caso di Pietracatella, relativo alla morte di Antonella e Sara, decedute dopo Natale per essere state avvelenate con la ricina. Negli ultimi tempi si è parlato di una svolta vicina nelle indagini, anche se ora mancherebbe qualche tassello per avere davvero la certezza su cosa sia accaduto per arrivare a questa duplice tragedia.

Morte avvelenate con la ricina. Vita in Diretta puntata 20 luglio 2026: cosa è successo

Chi è stato a volere la morte di Antonella e Sara e come è stata somministrata loro la ricina con cui sono state avvelenate lo scorso dicembre? La verità si nasconderebbe nei pasti del 23 e del 24 dicembre, in quelle 48 ore avrebbero mangiato il boccone che è stato loro letale, ma che ha risparmiato il resto della famiglia.

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A fare il punto della situazione nella puntata di "Vita in Diretta" è l’inviata Antonella Delprun, che si trova a Pietracatella: "Ci sono delle verità che noi abbiamo appreso dopo sette mesi, gli aggiornamenti sono nella tempistica che ci offrono le indagini. Ora veniamo a sapere degli alimenti consumati, i medici che hanno partecipato all’autopsia hanno stabilito che queste due donne hanno avvertito i sintomi tra le poche e le 24 ore dall’assunzione del veleno. Se teniamo presenti quindi le 9 per Antonella e il mezzogiorno di Natale per Sara, tornare indietro di 24 ore significa andare alla vigilia. E’ ipotizzabile quindi secondo i medici tenere in considerazione le giornate del 23 e del 24, ora l’attenzione si sta però concentrando sulla vigilia, mentre prima ci si focalizzava soprattutto sulla cena del 23 visto che era l’unica in cui erano presenti le due insieme al marito e papà Gianni Di Vita (l’altra figlia, Alice, era fuori a cena con le amiche). I pasti del 24 sono stati consumati invece in casa con due famiglie differenti, quella dei parenti di Antonella per il pranzo e quella della mamma di Gianni per la cena. In entrambi i casi c’erano una decina di persone, Alice ha riferito che i cibi messi sulla tavola sono stati consumati da tutti, molti erano preparati da Antonella, alcuni di quelli della sera da lei e dalla zia, la moglie del fratello di Gianni. Non è però detto che le due vittime non abbiano potuto consumare altre cose in cibo o in bevanda lontano dalla tavola, per questo gli inquirenti non stanno trascurando niente".

Nel frattempo, gli avvocati dei cinque medici del Caldarelli di Campobasso, i primi ad avere soccorso le due donne poi scomparse, hanno rotto il silenzio per stabilire la loro posizione. Il primo a parlare è Pietro Terminiello, legale del Dottor Vuotto: "Noi chiediamo che il nostro assistito sia interrogato, ha facoltà di farlo nonostante il grave procedimento, lo farà, e all’esito dell’interrogatorio chiederemo la richiesta di archiviazione. Entro lunedì depositiamo l’istanza". Nella perizia medico-legale è infatti scritto nero su bianco che, visto l’alto livello di tossine nei due corpi e l’assenza di un antidoto contro la ricina, non si possa stabilire che un approccio diverso da parte dei medici le avrebbe salvate. Non manca la presa di posizione di Domenico Fiorda, legale del dottor Olivieri e della Dottoressa Balbo: "Al momento la posizione non è ancora stralciata, ma visto che non potevano evitare l’evento letale ci auguriamo che l’archiviazione arrivi presto". I dottori che erano in servizio avevano dimesso più volte Antonella e Sara, scambiando i loro sintomi per un disturbo intestinale dopo i pasti delle feste natalizie. I diretti interessati dopo avere letto la perizia si sentirebbero scagionati dall’accusa di omicidio colposo, spetta però alla Procura di Larino decidere se ascoltarli o meno, non è escluso però la scelta possa arrivare dopo l’arrivo dei risultati scientifici da parte degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino.


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