Morte avvelenate con la ricina, nuove verità con gli esami del sangue. "Determinante escludere la responsabilità di Gianni Di Vita"
La Procura potrebbe avere gli esiti degli esami del sangue su Gianni e Alice Di Vita, spopravvissuti nel gialo di Pietracatella, come emerso a Vita in Diretta il 28 agosto 2026

Il giallo di Pietracatella, quello che ha portato a fine dicembre alla morte di Antonella e Sara, mamma e figlia avvelenate con la ricina, continua a essere al centro dell’attenzione in attesa di poter trovare il colpevole (o i colpevoli). "Vita in Diretta" ne ha parlato come fa quasi ogni giorno anche nella puntata di oggi, martedì 18 agosto 2026, così da fare il punto della situazione sull’andamento dell’indagine.
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta: puntata 18 agosto 2026: cosa è successo
Manuela Moreno annuncia un’importante novità, potrebbero essere già nelle mani della Procura di Larino, che sta indagando sul giallo di Pietracatella, gli esami del sangue a cui sono stati sottoposti nei mesi scorsi Alice e Gianni Di Vita, gli unici componenti della famiglia a essere sopravvissuto all’avvelenamento da ricina di cui sono stati vittime mamma Antonella e la figlia Sara. Gli esperti di Berlino potrebbero avere da questi prelievi risposte importanti che possono portare a capire se davvero anche loro fossero tra gli obiettivi del killer.
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Entra nel canale WhatsAppI test fatti sui due superstiti possono consentire di capire se loro avessero sviluppati anticorpi al veleno, questi andrebbero messi a confronto con un elemento che è stato finora trascurato, la gastroenterite avuta da Gianni Di Vita, che lo aveva anche portato a essere ricoverato nel giorno in cui sua moglie e sua figlia sarebbero poi morte. Qualora gli esami fossero positivi si potrebbe pensare che gli obiettivi potessero essere tutti i componenti del nucleo familiare, se invece fossero negativi sarebbe difficile spiegare il malessere che era stato lamentato dall’uomo. Lui ha raccontato alla Polizia di avere avuto i primi sintomi nella notte tra 25 e 26 dicembre, quando anche le due donne stavano male, il 26 invece aveva iniziato a sentirsi meglio al pari di Antonella e Sara al punto tale da arrivare a cenare. Nella notte tra 26 e 27 dicembre, invece le due donne sono peggiorate, ma anche lui ha iniziato ad avvertire nuovamente vomito e difficoltà respiratorie attribuite all’ansia. Nel momento in cui le due vedono le loro condizioni precipitare, lui decide di rivolgersi al pronto soccorso, sostenendo di stare talmente male da avere avuto problemi a raggiungerlo. I medici non avevano però ritenuto i sintomi da lui accusati gravi come quelli delle due donne, eppure dopo i due decessi Gianni e Alice vengono trasferiti per precauzione allo Spallanzani di Roma. "Dagli esami dello Spallanzani non è emerso mai nulla, tutto era negativo – dice il primario della Rianimazione del nosocomio di Campobasso -. Ci parlavano di una buona stabilità, infatti sono stati dimessi in pieno benessere".
Ulteriori aggiornamenti arrivano dall’inviato Simone Carusone, che si trova a Pietracatella: "I risultati degli esami del sangue erano attesi per inizio settembre, invece sono in dirittura di arrivo, chi indaga avrebbe già tra le mani un’anticipazione. Questi ci diranno se Gianni e Alice avessero sviluppato anticorpi alla ricina, quindi se anche loro fossero entrati in contatto con il veleno. Si procederà così per esclusione per capire quale cibo abbiano mangiato le due donne e quali Gianni e Alice. Probabile inoltre possano essere sentite nuovamente persone vicine alle due vittime per rispondere ad alcuni quesiti che non sembrano essere più chiari come prima".
L’avvocato Cataldo Calabretta, presente in studio, ritiene che gli inquirenti possano essere davvero sulla strada giusta: "Ci sono le indagini tradizionali da una parte e gli approfondimenti scientifici dall’altro, che stanno per fare emergere qualche elemento in più. Escludere eventualmente le responsabilità eventuali del marito e padre delle due vittime sarà determinante. La non presenza di anticorpi non inquadra la responsabilità, ma cambia lo scenario".
