Morte avvelenate con la ricina, la chiamata disperata dei medici: "Chiedete se hanno mangiato verdura". L'idea della doppia azione prende piede
Il giallo di Pietracatella diventa sempre più intricato, a Vita in Diretta mercoledì 12 agosto 2026 emerge un dettaglio inaspettato, una telefonata fatta dai medici di Campobasso

"Vita in Diretta" segue ormai da tempo il giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla morte a fine anno di Antonella e Sara, mamma e figlia avvelenate con la ricina, non sono quindi mancati nuovi aggiornamenti anche nella puntata di mercoledì 12 agosto 2026. Negli ultimi tempi si è fatta strada l’ipotesi di un utilizzo del veleno in due momenti diversi, o addirittura c’è la possibilità che il killer abbia agito due volte dopo avere notato segni di ripresa nelle due (entrambe erano state dimesse dall’ospedale a Santo Stefano, quando il loro quadro clinico sembrava essere in netto miglioramento).
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta puntata 12 agosto 2026: cosa è successo
Gli inquirenti che stanno indagando sul giallo di Pietracatella non vogliono lasciare niente al caso, per questo non stanno trascurando alcun dettaglio, nonostante siano passati mesi dalla morte di Antonella e Sara e si possa temere che il colpevole (o i colpevoli) la facciano franca). L’ipotesi del doppio avvelenamento non viene scartata, ma c’è un’altra pista che si sta vagliando recentemente, relativa a una strana richiesta di aiuto avanzata dai medici di Campobasso che avevano in cura le due donne, di cui finora non si era parlato.
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Entra nel canale WhatsAppA dare ulteriori aggiornamenti ci pensa l’inviato Simone Carusone, che si trova proprio a Pietracatella. "La nuova pista fa pensare che Antonella e Sara non siano state avvelenate nello stesso momento. Siamo in grado di dare conto di un’interlocuzione inedita tra i medici di Campobasso e il Centro Antiveleni di Napoli, che risale alle ore più drammatiche per la famiglia Di Vita. Era il 27 dicembre, le due sono tornate in ospedale, Sara sarebbe morta quella sera, all’indomani, la mattina, sarebbe morta anche mamma Antonella. In quelle ore dopo la morte di Sara i medici notano un cambiamento rispetto al giorno prima, quando le avevano dimesse perché sembravano stare meglio. Il team si insospettisce, per questo spunta anche l’ipotesi dell’avvelenamento, contattano quindi il Centro Antiveleni di Napoli, che fa loro una richiesta specifica, chiedere cosa avessero mangiato, soprattutto se avessero mangiato delle verdure. I dottori si erano quindi accorti che dietro il malanno ci fosse qualcosa in più di una semplice intossicazione alimentare".
La chiamata è particolarmente rilevante perché avviene quando la ragazza era già morte, mentre la mamma era già grave in rianimazione, per questo i medici capiscono come sia fondamentale non perdere tempo prima di trovarsi di fronte alla seconda vittima (anche se poi è quello che sarebbe purtroppo accaduto). E’ quello il primo momento in cui si ipotizza che il problema delle due possa essere dovuto a un avvelenamento, una possibile contaminazione da tossina. "Che dobbiamo fare?", questa la richiesta che arriva da Campobasso ai colleghi di Napoli, da cui però non arrivano in tempo risposte risolutive. Gli esperti sottolineano come in quella fase fosse praticamente impossibile pensare a un’azione legata alla ricina, anche se i primi sospetti iniziavano a esserci. "Avevamo la sensazione di una sostanza che inibisse il cuore – sono le parole del dottor Vincenzo Cuzzone, primario di Riabilitazione dell’Ospedale di Campobasso -, che facesse in modo che le nostre manovre rianimatorie non sortissero alcun effetto. C’era qualcosa che nello stesso tempo danneggiava più organi".
Intorno alle 20 quella sera qualcuno da Campobasso avrebbe provato anche a contattare il Centro Antiveleni di Pavia, il Maugeri, forse per chiedere informazioni, ma le numerose chiamate che erano in arrivo hanno lasciato quella telefonata in attesa, senza avere alcuna risposta.
Ulteriori dettagli arrivano dall’inviato, che spiega da dove nasca l‘idea dell’avvelenamento in due tempi: "E’ difficile spiegare cosa sia accaduto tra il 26 e il 27 dicembre, il 26 Antonella e Sara sembrano stare meglio e vengono dimesse, il 27 il quadro clinico è totalmente cambiato, gli organi stanno per collassare, al punto tale da vedere precipitare la situazione in pochissimo tempo. I medici si chiedono se sia subentrato un agente esterno, tra le varie ipotesi spunta anche quella dell’avvelenamento, al punto tale da fare riferimento a questa ipotesi chiedendo soccorso ai colleghi campani. La Procura per ora non sta attenzionando l’idea di una seconda esposizione alla ricina, eppure gli esperti del Koch Institute potrebbero dare risposte a riguardo".
Durissime le parole dell’avvocato Laura Sgrò: "La doppia somministrazione di veleno racconta la presenza di una mente raffinatissima e risoluta nel volere la morte di queste persone". Manuela Moreno prova comunque a frenare in attesa di maggiori certezze: "Dobbiamo aspettare che venga certificata, al momento ancora non se ne parla".