Morte avvelenate con la ricina, la raccomandazione dei medici e il peggioramento improvviso. "Ipotesi veleno sciolto nella bottiglia d'acqua"
Il giallo di Pietracatella potrebbe avviarsi alla soluzione, a Vita in Diretta martedì 11 agosto 2026 spunta l'ipotesi di un alimento insospettabile che potrebbe essere stato usato

Il giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla morte a fine dicembre di Antonella e Sara, mamma e figlia avvelenate con la ricina, continua a catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica in attesa di trovare il colpevole, proprio per questo "Vita in Diretta" ha deciso di parlarne anche nella puntata di martedì 11 agosto 2026. Gli inquirenti stanno lavorando a ritmo incessante anche ora che si avvicina il Ferragosto, avvalendosi anche della collaborazione degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino senza tralasciare alcun elemento.
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta puntata 11 agosto 2026: cosa è successo
Nelle ultime ore è emerso un elemento interessante nel giallo di Pietracatella, a cui si era fatto accenno anche nella puntata di ieri di "Vita in Diretta", legato al possibile ruolo dell’acqua, dove avrebbe potuto essere sciolta la ricina pensando di non destare sospetti. In particolare, potrebbero essere state utilizzate le bottiglie d’acqua usate per bere da Antonella e Sara. La ricina è insapore e incolore, inserirla nell’acqua avrebbe potuto rendere le cose più semplici per il killer.
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Entra nel canale WhatsAppUlteriori aggiornamenti arrivano dall’inviato che si trova in paese, Simone Carusone: "Ci siamo fatti una domanda, che cosa potrebbero avere ingerito Antonella e Sara, sia tra il 23 e il 24 dicembre, quando avviene la prima esposizione con la ricina, sia il 26 dicembre, quando le due donne tornano dall’ospedale, sembrano stare meglio con un quadro clinico nettamente in miglioramento. In quel periodo i medici avevano ipotizzato un’intossicazione alimentare, per questo le due dovevano osservare una dieta ferrea, ricca d’acqua, è partendo da questo ragionamento che abbiamo provato a capire cosa possa avere avvelenato mamma e figlia. Si dovrebbe comprendere se in una bottiglia d’acqua possa essere stata sciolta la sostanza che può essere stata loro letale. Al momento è una suggestione, ma vale la pena ragionarci, la soluzione al caso potrebbe essere più vicina di quanto si pensi".
A rafforzare l’idea di un collegamento tra il veleno e l’acqua sono i consigli dati dai medici alle due al momento delle loro dimissioni dall’ospedale, quando tutti credevano che il peggio fosse alle spalle. A loro viene infatti raccomandato di bere almeno tre litri d’acqua al giorno, sottolineando come fosse fondamentale idratarsi nelle loro condizioni, affiancando a questo thé nero, zucchero e limone, oltre a dover seguire una dieta in bianco. Inaspettatamente, però, la situazione di entrambe precipita il 27 dicembre, prima per la ragazza e poi per la mamma. Il cambiamento drastico del loro quadro clinico ha fatto pensare che il killer possa avere colpito una seconda volta al momento del loro ritorno a casa, facendo il possibile per passare inosservato e non alimentare dubbi, l’acqua poteva essere effettivamente uno dei pochi alimenti consumati da entrambe sia prima sia dopo il malore. Alice Di Vita, la figlia superstite, ha confermato il consiglio dei medici di bere molto, pensando questo potesse aiutarla a riprendersi al meglio e il prima possibile. In occasione del sopralluogo eseguito a gennaio erano state sequestrate in casa due borracce contenenti liquido inodore, quelle sarebbero state utilizzate solo da Alice, l’unica a non avere manifestato segni di malessere, cosa che potrebbe non essere quindi casuale. La ragazza era l’unica della famiglia a non bere l’acqua in bottiglia, resta da capire se chi ha agito fosse a conoscenza di questo dettaglio.
