Morte avvelenate con la ricina, la gelosia e l'amarezza del papà di Antonella. "Il prete ora può parlare, c'è un colloquio da chiarire"
A Vita in Diretta martedì 1° settembre 2026 spazio agli aggiornamenti sul giallo di Pietracatella, si fa forza la pista passionale come possibile movente di uno dei delitti

Ormai da settimane "Vita in Diretta" è in prima linea con gli aggiornamenti sul giallo di Pietracatella, per questo ha scelto di parlarne anche nella puntata di martedì 1° settembre 2026 in una fase in cui le indagini potrebbero essere arrivate a un punto di svolta. Al centro di tutto ci sarebbero alcune testimonianze, che raccontano di alcune tensioni tra Antonella Di Ielsi, morta avvelenata con la ricina insieme alla figlia Sara, e una donna amica del marito Gianni Di Vita.
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta puntata 1 settembre 2026: cosa è successo
Le indagini per il giallo di Pietracatella stanno facendo quadrato su due figure, il tecnico di laboratorio di un istituto agrario di Riccia, già ascoltato due volte, e sua moglie, protagonista pochi giorni fa di un confronto all’americana con Gianni Di Vita, di cui è considerata amica. Gli investigatori stanno cercando tracce decisive che possono portare a incastrare il killer (o i killer) di Antonella e Sara. Attorno a loro c sono altre due persone che non vengono trascurate, un’amica della vittima, che aveva taciuto agli inquirenti della crisi tra i coniugi Di Vita al punto tale da essere denunciata per favoreggiamento, e Don Stefano, parroco del paese, punto di riferimento per la comunità.
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Entra nel canale WhatsAppAl centro di tutto c’è Gianni Di Vita, che nella tragedia ha perso moglie e figlia, presente in casa la sera del 23 dicembre quando sarebbe avvenuto l’avvelenamento. Lui ha sempre sostenuto di avere avuto dei sintomi gastrointestinali, ma secondo gli esperti del Koch Institute che supportano gli inquirenti italiani è da escludere la sua ingestione del veleno. Nel mirino di chi indaga c’è inoltre un incontro che ci sarebbe stato tra Antonella e il marito dell’amica di Di Vita nonostante i cattivi rapporti tra le due, per una motivazione che ancora non è chiara. La Procura di Larino sta seguendo la pista passionale, forse familiare, determinante per capire chi possa avere portato la ricina in casa.
A fare il punto della situazione è l’inviato Simone Carusone, che si trova davanti alla Questura di Campobasso: "Mancherebbe poco per iscrivere qualcuno nel registro degli indagati per l’inchiesta per duplice omicidio aggravato dall’uso della ricina. Si stanno valutando gli intrecci tra quattro persone per arrivare alla verità, è il caso di Aiice e Gianni Di Vita, i due superstiti della famiglia all’avvelenamento, l’amica di Gianni e suo marito, gli investigatori stanno scovando elementi sulla base degli intrecci tra loro. I dispositivi tecnologici hanno fornito aspetti importanti, nonostante la reticenza di molte delle 200 persone interrogate. Sarebbe inoltre in arrivo dagli Stati Uniti una risposta in merito all’utente anonimo che mesi fa aveva fatto ricerche sulla ricina su una piattaforma online. Questo potrebbe dare un nome e un volto al killer o ai killer di Antonella e Sara. Siamo inoltre in attesa dell’audizione del marito dell’amica di Gianni Di Vita, che potrebbe chiarire che tipo di rapporti ci fossero tra sua moglie e Gianni e la tensione esistente tra Antonella e sua moglie".
Da valutare la figura di Don Stefano, chiamato a mantenere il segreto di una confessione, aspetto su cui è tutelato dal Concordato. "Non esiste modo neanhce unmagistrato italiano per uscire da questo, diverso sarebbe se avesse raccolto delle confidenze al di fuori dal confessionale". Secondo quanto trapela, si era parlato di una confessione che Antonella aveva fatto al sacerdote, l’interesse degli inquirenti si sarebbe però riacceso su di lui in seguito a una chiacchierata tra lui e il marito dell’amica di Gianni dopo il confronto all’americana di pochi giorni fa. E quella non sarebbe una confessione, sarebbe sentito come persona informata sui fatti, quindi tenuto a dire la verità,
A distanza di tempo dalla duplice tragedia possiamo guardare con una luce diversa le parole di Salvatore, il papà di Antonella Di Ielsi, che aveva iniziato a credere a un delitto scaturito dalla gelosia. "E’ una febbre continua. Dicono sia stato fatto per gelosia, ma se fosse gelosa, casomai doveva essere il contrario. Doveva essere lei a punire quelli che voevano prendere il posto loro, ma ancora non lo sappiamo". Ora la palla passa quindi passa agli inquirenti, le nuove testimonianze decisive potrebbero essere previste già nei prossimi giorni.