Morte avvelenate con la ricina, la pianta rasa al suolo ma restano le radici: "Si cercano anticorpi su papà e figlia"
Il cerchio si stringe nel caso di Pietracatella, di cui si è parlato a Vita in Diretta mercoledì 1 luglio 2026, si punta a capire chi lo abbia somministrato

Nel corso della puntata di "Vita in Diretta" di mercoledì 1° luglio 2026 non sono mancati aggiornamenti sul giallo di Pietracatella, quello relativo alla morte di Antonella Di ielsi e Sara Di Vita, morte nei mesi scorsi perché avvelenate con la ricina. Le indagini nel corso del tempo non si sono fermate, ma ora sembrano essere arrivate a una svolta.
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta puntata 1 luglio 2026: cosa è successo
Manuela Moreno parte subito dando l’ultimo aggiornamento, non ci si chiede più cosa abbia ucciso Antonella e sua figlia Sara, dalle prime indiscrezioni che provengono dall’autopsia sembra ormai certo che la responsabilità sia da addebitare al potente veleno. A certificarlo sono anche gli esperti della Germania, arrivati appositamente per supportare gli inquirenti, ci si chiede però chi lo abbia estratto e somministrando alle due vittime, ma soprattutto quando.
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Entra nel canale WhatsAppLa Procura al momento sta indagando per omicidio aggravato per l’uso del mezzo benefico contro ignoti, per eliminare ogni dubbio a riguardo ha già predisposto accertamenti specifici irripetibili che poi saranno analizzati dal Robert Koch Institute, uno dei centri di eccellenza mondiale per l’analisi di agenti biologici e tossici, qui sono state spedite anche le provette di sangue prelevate a Salvatore e Alice Di Vita, i due componenti della famiglia superstiti. A loro spetterà capire se anche i due siano stati esposti alla tossina, se così fosse ci sarebbero tracce nel loro sangue, anche se potrebbero essere stati resi inefficaci da alcuni anticorpi specifici attivi nel loro organismo.
Circa 70 alimenti sequestrati nella villetta dove vivevano i De Vita sono stati sequestrati e spediti oggi in Germania, questa può essere la chiave per capire come e per ano di chi la ricina sia entrata nella loro cucina. Tra fine luglio e agosto è previsto inoltre un sopralluogo nella loro abitazione, da eseguire con il supporto dei consulenti esterni. La Procura di Larino ha però aperto anche un secondo fascicolo per omicidio colposo nei confronti dei medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove erano state ricoverate le due vittime prima di morire. Come sottolinea Manuela Moreno, la pianta di ricina risulta essere scomparsa.
L’inviata Antonella Delprino presente a Campobasso fa una precisazione: "La pianta non c’è più. Tutte le indicazioni chieste e date dall’istituto tedesco risalgono alla fine di maggio, tutto è stato pianificato tra il Procuratore di Larino e l’istituto di Berlino. Questo dà l’idea che il lavoro sia circoscritto intorno alla ricina, resta da capire chi sia collegato a questo cerchio, tutto dipende da questi elementi arrivati in Germania, gli esiti dovrebbero arrivare entro un massimo 90 giorni, ma già entro un mese potrebbero esserci maggiore conferme così da tirare le somme".
C’è chi è convinto che la dose che ha avvelenato mamma e figlia provenga dalle campagne molisane, dove si trovava proprio una pianta di ricina, ora non più presente, eliminata da una ruspa. La paura in zona è evidentemente forte, le radici sono state lasciate, questo consente così alle foglie di germogliare comunque. La parte tossica è il seme, che si trova dentro il frutto, con un aspetto simile a quello dei fagioli, ma con un esito che può essere letali. Non appena la tossina entra nell’organismo raggiunge il sangue arrivando a soffocare le celle e a ucciderle.
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