Morte avvelenate con la ricina, l'insegnante e il legame con Gianni Di Vita. "I racconti divergenti e le rassicurazioni al marito"
Il giallo di Pietracatella potrebbe essere arrivato finalmente alla svolta decisiva, grazie agli interrogatori svolti recentemente, nel mirino il rapporto tra Gianni Di Vita e una donna

Il giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla morte a fine dicembre di Antonella e Sara, mamma e figlia avvelenate con la ricina, potrebbe avere imboccato la strada che potrebbe portare a scoprire il responsabile (o i responsabili). Nonsstante il tempo sia passato, gli inquirenti non stanno trascurando alcuna pista, ma gli ultimi interrogatori potrebbero davvero quelli che possono togliere alcuni dei dubbi finora rimasti.
Morte avvelenate con la ricina, svolta vicina: gli interrogatori determinanti, svolta vicina
La settimana che si sta per concludere è stata davvero fitta di impegni presso la Questura di Campobasso, impegnata a indagare sul giallo di Pietracatella. Le risultanze scientifiche sono certamente importanti, ma lo sono altrettanto quelle testimoniali, proprio per questo in settimana si è scelto di riascoltare Alice Di Vita, la figlia sopravvissuta all’avvelenamento per tentare di ricostruire con ancora maggiore attenzione quanto accaduto nei giorni intorno a Natale e capire come Antonella e Sara, mamma e figlia scomparse, possano avere assunto il veleno che è stato loro fatale.
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Entra nel canale WhatsAppLa convocazione della ragazza non è stata casuale, visto che è arrivata dopo avere scoperto che sia lei sia il papà sono risultati negativi alla ricina, confermando quindi di non avere avuto alcun contatto con la sostanza.
A questo si è aggiunto un altro interrogatorio rilevante, quello che ha coinvolto suo papà Gianni con un’amica, protagonisti di un faccia a faccia davanti alla Procuratrice di Larino per verificare alcune discordanze nei loro racconti. Secondo quanto rivelato dal Tg5, anche se si tratta comunque di un’ipotesi ancora da confermare, la donna sarebbe un’insegnante di matematica con cui avrebbe avuto per anni una relazione (anche lei è sposata). Lei avrebbe provato a rassicurare più volte lo scorso anno il marito, tecnico di laboratorio, di avere chiuso da tempo quel legame, anche se in realtà i due avrebbero continuato a frequentarsi fino a dicembre, quindi quasi in concomitanza con la morte di mamma e figlia. La scelta di effettuare il cosiddetto "confronto all’americana" da parte dei magistrati sarebbe dettata da un intento ben preciso, il Codice consente infatti di agire in questo modo quando si ha a che fare con versioni poco convincenti o contraddittorie tra loro, così da spingere i diretti interessati a far emergere la verità. Né la docente né Gianni Di Vita, è bene precisarlo, risultano indagati, i loro interrogatori sono avvenuti solo da persone informate sui fatti, senza quindi la necessità di avere al loro fianco un avvocato.
Il marito della docente avrebbe dovuto essere inizialmente sentito ieri, la sua deposizione è stata però rinviata a causa di un blitz antidroga improvviso che ha visto impegnate le forze dell’ordine, probabile comunque tutto avvenga già la prossima settimana. Da chiarire se lui possa essere la persona sospettata in grado di maneggiare la ricina e di prepararla per favorire la somministrazione alle vittime. Il laboratorio in cui opera, infatti, si trova a Riccia, poco distante da Pietracatella, in una zona in cui la sostanza cresce in maniera quasi del tutto spontanea.
